In periodi come questi, avvolti dal buio della politica fatta ad uso e consumo degli interessi delle classi dominanti, la lotta, quella per il diritto allo studio, quella per la dignità del lavoro e per rivendicare il diritto a poter realizzare le proprie aspirazioni, sembra inconcludente.

Sembra che lottare non dia nessun risultato concreto, sembra che non serva. È proprio questa la vittoria del pensiero dominante, l’affermazione del’ideologia propria del capitalismo: siccome non serve a nulla lottare, unirsi ed organizzarsi per affermare e rivendicare i propri diritti, tanto vale cercare la realizzazione personale, anche se questa significa sopraffare chi sta nella tua stessa condizione, generando una guerra tra poveri da cui le classi dominanti traggono beneficio.

Dentro questo panorama è invece necessario tenere aperta l’idea del cambiamento.
Far vivere l’idea che vale la pena lottare ed organizzarsi, mostrare che un mondo diverso da quello capitalista, è realizzabile solamente attraverso la lotta collettiva.

È proprio per questo che riteniamo necessario rilanciare e rafforzare il lavoro militante e l’analisi politica della FGCI. In questi mesi di cose ne sono successe, eccome, dalla guerra globale sfiorata in Siria fino all’ennesimo tracollo del nostro Paese e al rifiorire della marea montante del razzismo e della xenofobia in tutta Europa.

La FGCI è pronta a ripartire, e lo fa nel modo migliore, con la consapevolezza di avere ancora molto da dire in un mondo in continua trasformazione.

È la nostra organizzazione che deve farsi avanguardia, il che non significa burocraticamente essere alla testa di un movimento, ma far discendere dalla nostra elaborazione collettiva una coscienza maggiore dei problemi, di quello che è il potere, e il giusto modo di organizzarsi e lottare per risolverli.
Ovviamente siamo coscienti dei nostri limiti, figli delle sconfitte degli ultimi anni. Tuttavia una cosa è giusto affermarla: nel vuoto della politica a cui siamo abituati ormai da molto tempo, la FGCI rappresenta ancora un’organizzazione che non è disposta a retrocedere, e che proprio per questo è a disposizione di un più ampio processo di rafforzamento del movimento comunista italiano.

Oggi assistiamo a migliaia di disperati che cercano la salvezza imbarcandosi per l’Europa, e ad un impoverimento costante della popolazione e dei giovani italiani. Le due cose non sono assolutamente in contrapposizione, ma il risultato delle stesse politiche imperialiste.

Gli interessi economici capitalisti hanno imposto politiche economiche e generato guerre in molti paesi, specialmente in quelli che in diversi modi cercavano una via autonoma di sviluppo e l’affermazione della propria sovranità ed indipendenza nazionale.

La Troika ha imposto ai paesi mediterranei delle cure di tagli indiscriminati che hanno finito solo per aggravare la situazione delle fasce sociali più deboli, esponendole alla povertà e al rigore della crisi.

In questo contesto di atomizzazione sociale si da vita ad un attacco totale contro le istanze dei lavoratori, allo steso tempo si impedisce il futuro a milioni di giovani, che sono forzati ad andarsene dal proprio paese.
E come non mettere in relazione tutto ciò, compresa la disoccupazione giovanile ai massimi storici, con il dato netto e che non ha bisogno di commenti, che vede meno del 10% della popolazione mondiale controllare l’86% della ricchezza del globo?
Con la crisi economica questo divario è andato aumentando, al punto che meno dell’1% della popolazione mondiale controlla circa il 46% della ricchezza totale.
Come è possibile che nessuno veda un nesso tra tutto ciò, e la strada politica ed economica che è stata scelta dall’establishment mondiale capitalista?

Il punto infatti non sono le percentuali, che ci regalano un quadro dei rapporti di forza capitalistici, ma il fatto che dentro la crisi economica il capitalismo ridefinisce i rapporti di classe, conducendo un attacco fortissimo e violento contro i lavoratori e le classi subalterne. Allo stesso modo la strategia imperialista si inasprisce e minaccia nuove guerre contro popoli e paesi sovrani.

Da qui la necessità di rinnovare l’impegno politico con ancora maggior convinzione, sapendo che come FGCI abbiamo l’importante incarico di mantenere un ambiente dove permettere alle nostre idee di diffondersi e dialogare, ma anche quello di rinnovarle in modo da saper affrontare con coerenza e da comunisti le sfide di questa nuova fase storica.

Organizzare chi subisce lo sfruttamento sulla propria pelle, affermare un pensiero critico e alternativo al capitalismo, sono gli imperativi dei comunisti e sono ancora assolutamente attuali.

Il panorama politico, soprattutto in Italia, è deprimente e desolante al punto che spesso la delusione regna sovrana. In questo modo però si favorisce un individualismo esasperante dove l’unica cosa che conta è la realizzazione individuale in una società che non da la possibilità di poter aspirare ad una vita dignitosa.

Nonostante questo, consapevoli della difficoltà della sfida che abbiamo deciso di raccogliere, sappiamo di poter far fronte a queste nuove sfide perché sappiamo di avere dalla nostra la forza delle idee e la testardaggine dei fatti. Mai come oggi è necessaria ricostruire la presenza politica di una forza come la nostra, capace di dimostrare che c’è ancora chi partecipa alla vita politica con l’ambizione di una trasformazione sociale rivoluzionaria.

FGCI

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