Prima di tutto vorremmo ringraziare la CJC per l’ospitalità. Questo incontro rappresenta un importante momento per discutere e scambiare idee riguardo la vera natura della crisi economica, i compiti immediati delle organizzazioni giovanili comuniste e la nostra battaglia per il socialismo. Il mondo è cambiato rapidamente a partire dal 1989, dalla caduta del Muro di Berlino e dalla sconfitta dell’URSS. Ora il contesto geopolitico è molto articolato e marcato da alcuni elementi contraddittori.

Da un lato assistiamo alla crescita di lotte anti-liberiste ed anti-imperialiste in importanti aree del mondo. Dall’altro invece ci troviamo di fronte alla recessione economica, politica e sociale dei paesi a capitalismo maturo, dei paesi più sviluppati, in particolare dei paesi che appartengono alla triade imperialista, USA, Unione Europea e Giappone. Inoltre in Europa assistiamo al risorgere di una persecuzione anti-comunista, che si concretizza in varie risoluzione dell’UE e di singoli parlamenti o governi nazionali.

La crisi economica del sistema capitalista è ogni giorno più pesante. Questa crisi è chiaramente una crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione. Questa crisi viene utilizzata come strumento per ridefinire il rapporto tra il lavoro ed il capitale che si era determinato dopo la fine della seconda guerra mondiale, con il ruolo dell’Unione Sovietica e grazie al grande movimento popolare e al conflitto sociale che in quegli anni marcava fortemente tutto il continente europeo. Questo è il significato profondo di questa crisi. Il nostro compito, il compito di una organizzazione giovanile comunista è mostrare che con la lotta una alternativa è possibile. Il nostro compito è quello di cogliere il senso comune di malcontento diffuso tra le giovani generazioni e, come scrive Gramsci, trasformarlo in coscienza di classe. Il nostro compito è quello di trasformare questo senso comune in una conoscenza più profonda sulla natura dei problemi, sulla natura reale dei nostri avversari, su quali sono gli strumenti per condurre la lotta, e simultaneamente mostrare l’alternativa.

L’attuale conteso geopolitico è marcato da un aumento sempre più pericoloso dell’aggressività degli interessi imperialisti. Mentre la crisi aumenta, la contraddizione tra imperialismo e lotta anti-imperialista cresce. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una escalation di aggressioni militari in Libia, in Siria e in Mali, per fare qualche esempio. Queste aggressioni sono la risposta ad una crisi egemonica dell’imperialismo, alla necessità dell’ampliamento del mercato, alla necessità della tutela degli interessi dei monopoli e del dominio geopolitico di importanti aree.  Inoltre l’attuale situazione in Ucraina, con la concreta possibilità di una guerra civile, mostra come l’UE e la NATO siano capaci, pur di tutelare i propri interessi e di espandere il loro dominio, di allearsi con forze chiaramente fasciste e che si richiamano all’esperienza storica del nazismo. La nostra storia nazionale, come altre esperienze storiche, mostra che il fascismo è un regime autoritario scelto dagli interessi imperialisti e dal capitale finanziario che scelgono una via reazionaria per la tutela dei propri interessi.

In questo contesto dobbiamo ricordare che ci sono importanti esperienze che lottano contro queste politiche e vanno nella direzione dell’emancipazione e dello sviluppo autonomo e pacifico. L’esperienza di Cuba e del Partito Comunista Cubano è esemplare. La forza che questa esperienza rappresenta nell’immaginario di tutti coloro che vogliono liberarsi dallo sfruttamento è stata in grado di innescare processi emancipatori e con carattere rivoluzionario, un esempio su tutti è rappresentato dal Venezuela, che in questi giorni sta affrontando l’ennesimo tentativo di colpo di Stato.

Quello che abbiamo di fronte è un quadro geopolitico in rapido cambiamento. L’imperialismo sta vivendo una fase di crisi egemonica, mentre popoli e paesi che fino alla fine del secolo scorso hanno vissuto ai margini del mondo, oggi stanno aumentando il loro peso geopolitico ed economico su scala mondiale. Inoltre, importanti paesi e regioni del mondo che stanno emergendo contrastano i piani di dominio imperialista. Sicuramente queste esperienze non rappresentano per noi un modello alternativo, tuttavia rappresentano un forte ostacolo ai piani di espansione imperialisti della triade USA, UE e Giappone.

Nel contesto europeo vi sono degli elementi contradditori. L’attacco degli interessi monopolisti contro i diritti sociali, la cosiddetta politica di austerità, promossa dall’UE, dalla Banca Centrale Europea e dalle borghesie nazionali, rende i popoli ogni giorno più poveri. Assistiamo anche ad un forte attacco contro l’affermazione della sovranità nazionale di alcuni paesi. Tuttavia assistiamo anche all’avanzamento della lotta di classe e all’importante ruolo di avanguardia che le forze comuniste svolgono in questi processi. I comunisti oggi operano dentro questo contesto contradditorio, segnato da grandi pericoli ma allo stesso tempo da grandi potenzialità per l’acquisizione di rapporti di forza.

In Italia noi operiamo in una situazione molto complicata poiché si presenta come uno dei contesti più arretrati: dall’inizio della crisi, differentemente da quanto avvenuto in Spagna, Grecia o Portogallo, per esempio, non vi è stato nessuno sciopero generale.

La situazione italiana è molto difficile per la gioventù. Il tasso di disoccupazione giovanile è al 41.6%. I giovani tra i 15 ed i 34 anni che sono fuori dal mondo del lavoro, e allo stesso tempo fuori da qualsiasi percorso formativo, i cosiddetti NEET (Not Engaged in Education, Employment or Trainig), sono oltre 3 milioni e trecentomila. La popolazione di giovani inattivi si aggira attorno ai 4 milioni e mezzo. Cresce sempre di più l’emigrazione. Tra il 2012 e il 2013 è aumentata del 30%, nel 2013 sono stati 50.000 i giovani che hanno lasciato il paese.

Per quanto riguarda la formazione, oggi, e da molti anni, sono in corso processi di privatizzazione sempre più forti. Il capitale privato influenza sempre di più la didattica e la struttura della formazione, mentre i fondi statali sono sempre più orientati al finanziamento di scuole private legate alla chiesa e ai vari circoli confindustriali. Tra il 2008 e il 2013 l’istruzione pubblica, l’università e la ricerca hanno subito un taglio di 14 miliardi di euro. Questo ha innescato un grande aumento delle tasse scolastiche.

La FGCI identifica tre terreni principali di lotta. Il primo è rappresentato dalla lotta contro l’imperialismo, per la pace e l’autodeterminazione. In questo contesto individuiamo prioritarie la lotta contro la presenza, in Italia, di basi militari e forze straniere e l’ingerenza di forze esterne negli affari politici ed economici del nostro paese; il secondo è rappresentato dalla lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei giovani e in generale di tutti i lavoratori; il terzo è il terreno di lotta per una scuola, un’università ed un settore della ricerca pubblici, indipendenti dai finanziamenti privati ed inclusivi.

Questo programma rivendicativo è contenuto all’interno della nostra Costituzione. Questa carta è stata scritta dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un contesto in cui la lotta popolare su scala nazionale, guidata dal PCI, e la presenza dell’URSS come elemento avanzato della lotta di classe a livello internazionale, hanno creato una correlazione di forze tale da riuscire a imporre elementi molto avanzati che prendono forma dentro la nostra Costituzione.

La nostra carta costituzionale afferma la necessità di dare vita ad una democrazia allargata a tutti i livelli della società e in tutti gli ambiti decisionali; un scuola ed una università pubbliche; un settore pubblico della ricerca; un settore pubblico dell’industria orientato alle necessità dei cittadini; l’espropriazione per pubblica utilità di industrie private; la pubblicità dei servizi essenziali come la sanità; in fine la nostra costituzione ripudia la guerra come strumento per la risoluzione di controversie internazionali, questo garantisce una forte autonomia nazionale in materia di politica estera. A contraddire la nostra costituzione, purtroppo, vi è una politica estera completamente inserita nella strategia imperialista della NATO.

Pertanto la nostra Costituzione affida al settore pubblico un ruolo principale e affida allo stato il controllo dei settori chiave della vita economica e sociale.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi tentativi di stravolgerla e all’affermazione di politiche e leggi materialmente anti-costituzionali. Noi continuiamo la nostra lotta per l’affermazione della nostra carta costituzionale e vediamo nella sua applicazione piena la costruzione di una “Democrazia Progressiva” che Gramsci definisce come programma intermedio di transizione.

La FGCI lavora costantemente per la propria crescita e rafforzamento organizzativo. Da alcuni anni il nostro slogan e quello del nostro Partito è “Ricostruire il Partito Comunista”. Questo slogan indica come obiettivo quello di riunificare (in un processo politico basato su una profonda analisi di tipo ideologica, programmatica e organizzativa) i comunisti italiani in un più forte e unitario Partito Comunista. Per i prossimi mesi la FGCI ha programmato alcune iniziative nazionali e di carattere locale che guideranno la nostra organizzazione verso il congresso, momento che rappresenterà un passo in avanti per la prospettiva della Ricostruzione del Partito Comunista.

In questa fase le nostre forze sono concentrate per la ricostruzione di una rete di militanti e di quadri che a livello nazionale promuovano la formazione di una coscienza di classe nella società, partendo dall’analisi concreta della situazione concreta, perché come Lenin afferma “non può esserci movimento rivoluzionario senza una teoria rivoluzionaria”. Noi ci richiamiamo all’analisi leninista e all’influenza del pensiero gramsciano riguardo ai processi rivoluzionari nei paesi occidentali; l’analisi di Gramsci completa il pensiero leninista senza rimuoverne le caratteristiche fondamentali.

Cari compagni,

noi pensiamo che la fase attuale sia piena di pericoli ma anche di opportunità per il movimento comunista e per la lotta dei giovani. Per cogliere appieno queste opportunità abbiamo bisogno di una forte unità del nostro movimento, abbiamo bisogno che tutti i punti di vista siano chiaramente esposti, dobbiamo riflettere profondamente su tutte le differenze che esistono, però dobbiamo far si che il nostro movimento rimanga compatto e dobbiamo in questo senso stare attenti all’affermazione di tendenze opportuniste di destra e di sinistra o avventuriste.

È per questo motivo che pensiamo che la risoluzione finale presentata sia una ottima base di discussione.

Cari compagni, ringrazziamo ancora l’organizzazione che ha ospitato questo importante incontro.

Grazie per l’attenzione.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
, , ,
Similar Posts
Latest Posts from CòmInfo

Lascia un commento