Gli ultimi anni nel nostro Paese si è verificato un disastroso abbattimento del diritto dei lavoratori, portando la stessa Italia ad affrontare una crisi infinita. Il Pdci ha voluto fondare un nuovo partito politico che riunirà tutti i grandi soggetti della vera sinistra italiana, infatti nel nuovo Partito Comunista d’Italia vi è la volontà di guidare un largo fronte, per tutelare il martoriato campo del lavoro. La libertà degli uomini è messa in pericolo dallo sconfinato sistema economico. Senza questo diritto si rischia di cadere nel macabro tunnel del non ritorno.
La sinistra ha più volte evidenziato grandissime spaccature all’interno dei suoi movimenti. Tutto questo è ingiustificato visto il loro comune obiettivo, cioè salvare la giustizia sociale. L’operaio non è solo colui che contribuisce con la forza delle proprie braccia alla nascita di opere, egli è il solo essere umano capace di attraversare fatica e inventiva, binomio perfetto per un comunismo ancora presente. I tempi cambiano, le società si modificano, ma il comunismo rimane presente in ogni anima umana. Le speranze di un mondo migliore devono attraversare qualsiasi scetticismo, perchè quest’ultimo distrugge sogni e forze. Tutti i partiti della sinistra italiana sono ben accolti dentro tale progetto.
La soluzione sarebbe quella di costituire una grande coalizione: potrebbero farne parte Rifondazione, Radicali, Partito Comunista dei Lavoratori, Idv, Sel, PcdI, Verdi ecc. Sarebbe importante anche riunire tutti gli esponenti, che negli anni scorsi hanno avuto dei contrasti politici. Ricordiamoci, il rancore è un sentimento proveniente dal male e dalla intolleranza intellettuale. Ogni divisione va sanata in tutti i modi, solo così potrà nascere una sinistra capace di regalare un sogno agli italiani. Il segretario nazionale del PcdI, Cesare Procaccini, ci rilascia delle dichiarazioni molto significative, sognando il ritorno di un grande Partito comunista.

pcdi1) Segretario Procaccini dove arriverà il nuovo Partito Comunista d’Italia?

Noi lavoriamo affinchè si possa ricostruire in Italia un Pc degno della migliore storia del comunismo italiano. Il Pci purtroppo non c’è più tuttavia la sua politica di autonomia e di unità è di straordinaria attualità sia per la politica italiana sia per il mondo con una vocazione nazionale e internazionalista, per la pace e contro il mai sopito imperialismo. Il PcdI conscio delle difficoltà di contesto e dei rapporti di forza è a disposizione per una ricomposizione comunista che parli alla società, il nostro Partito ha aderito all’associazione per la ricostituzione del Pc promossa da diversi soggetti e personalità. Oltre la metà di aventi diritto non va più a votare e tanti sono di sinistra e potenziali comunisti. Il PcdI mi auguro che possa aprire un processo di unità dopo tante divisioni.

2) Quali sono i progetti più importanti del vostro movimento politico?

Stiamo lavorando su diversi progetti dal lavoro salariato e a quello autonomo messi duramente in crisi dalla globalizzazione capitalista e dalle politiche dell’Ue. In questo senso svilupperemo apposite iniziative come pure sulla sanità pubblica e sui beni statali come l’acqua e più in generale per una presenza dello stato in economia e nella finanza per l’accesso al credito.

3) La sinistra italiana sta vivendo una grande decadenza di ideali. Perché è arrivata a questo punto?

La sinistra, al pari dei comunisti, è divisa e perciò debole. L’autoscioglimento del Pci ha travolto in termini ideologici l’intera sinistra pensando ad una ricomposizione senza i comunisti. Questa linea si è dimostrata perdente. Serve un fronte di sinistra plurale ma unito, con un programma unico. Serve un polo di sinistra autonomo che deve avere l’obiettivo della rappresentanza politica dei lavoratori, senza l’ossessione di fare o non fare a prescindere accordi elettorali col Pd. Una sinistra ambiziosa che possa cambiare gli attuali rapporti di forza. Costituzione, sinistra e comunisti – non una contraddizione ma una sinergia. Occorre l’unità, nella diversità, di una sinistra inclusiva, né subalterna né settaria. Serve contro il governo Renzi, contro questa Europa dei banchieri. Il PCdI organizzerà a breve un seminario programmatico aperto a tutta la sinistra.

4) Volete riunire tutte le forze comuniste presenti in Italia. Che appello intende lanciare a Rifondazione?

Da diversi congressi abbiamo rivolto al Prc la proposta di unificare Pdci e Prc. I motivi della scissione del 1998 sono alle spalle. Nel corso del tempo anche il Prc si è “contaminato” col governo con ministri e con il presidente della Camera. E poi i “capi”della scissione, quelli dello slogan “o svolta o rottura” non ci sono più. Ma il Prc ha declinato la nostra proposta di unità. Secondo me, lo dico con rispetto, è stato un gravissimo errore che indebolisce il ruolo dei partiti di sinistra ed assegna una presunta superiorità alla società civile. Tuttavia , ripeto, il tema del Pc rimane come necessità oggettiva oggi più di ieri.

5) Paolo Ferrero entrerà nel PCdI?

Verso il compagno Ferrero c’è stima. Mi auguro che si possa stare insieme in un fronte della sinistra, con all’interno un partito comunista autonomo e ben organizzato.

6) La classe operaia può guardare in un futuro migliore?

Renzi ha intensificato l’attacco ai lavoratori mettendo in discussione diritti fondamentali. Peggio di Berlusconi e di Monti. L’abolizione dell’articolo 18 è l’emblema di questo attacco. Un futuro migliore va costruito con un processo di lotte e di proposte politiche e sindacali. Noi abbiamo appoggiato le mobilitazioni, come lo sciopero generale fatto da Cgil e Uil. La sinistra e i comunisti devono offrire proposte serie e realizzabili. L’illusione di finte politiche, antisistema e populiste, non aiutano. Chiedere tutto per non ottenere nulla, porta alla frustrazione e alla rassegnazione. La classe operaia, che conosco bene, merita una sinistra unita che la possa rappresentare nelle piazze e nelle istituzioni.

7) Perché le altre forze comuniste dovrebbero unirsi a voi? Ci dica le ragioni.

Perché dopo la fine del Pci tutti i parametri sociali, economici, culturali e dei diritti o sono arretrati o, peggio ancora, cancellati. Questa è una costatazione – oserei dire tecnica – di quanto avvenuto dal 1992 ad oggi. Per non parlare della questione morale. Un dirigente che si richiama al comunismo deve riflettere: se esercitare una funzione di pura testimonianza oppure  perseguire, come ci indica Lenin, una vasta politica di alleanze per portare il proletariato al potere. Oggi in Italia non c’è questo “pericolo”, tuttavia senza un partito di massa, più grande degli attuali, si rischia di essere ininfluenti e non portare le nostre idee alle generazioni future. Noi vogliamo provare ad invertire la tendenza. Come sappiamo, nel mondo ci sono esperienze diverse, da Cuba alla Rpc al Vietnam a Fronti di sinistra latinoamericani. Queste esperienze ci dicono che ciò è possibile. Ed anche in Europa ci sono partiti comunisti forti, consistenti. Colgo l’occasione di questa intervista per ringraziare la vostra testata e tutti i lettori con l’augurio di un migliore 2015. Mi permetta di aggiungere che a giorni partirà la “campagna” di tesseramento e di sottoscrizione al Partito Comunista d’Italia. Una buona occasione per tutti per conoscere meglio il nostro partito.

Intervista a cura di Agrippino Castania (tratto dal sito: www.theuniversalworld.com)

 

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