Giulio Regeni era della mia generazione. Quella forse più silenziosa, che guardava oltre ogni schema, oltre le miserie italiane dei Renzi e dei Grillo, degli Alfano e dei Bagnasco, soprattutto oltre le miserie italiane della sinistra radicale. Non rinunciava alle sue idee, collaborava sotto pseudonimo col giornale “Il Manifesto”. Guardava al mondo, con un coraggio e un’intraprendenza diversa ma allo stesso tempo simile a quelli che come noi rimangono a combattere qua, parlava dei sindacati indipendenti egiziani, del dramma di un medio oriente dilaniato nell’abisso di una scelta senza respiro tra fondamentalismo religioso o l’autoritarismo militare. Sento solo un urlo e un grande vuoto, perché quel ragazzo rappresenta, come Valeria, come altri, l’impegno silenzioso della mia generazione, l’apertura verso il mondo, terribile, violento, ma fonte di passione, che tutti noi abbiamo, sia che siamo all’estero sia che rimaniamo in Italia. Un impegno che fa notizia solo se finisce in tragedia, in un’Italia cristallizzata in cattedrali del passato e incapace di costruire non il proprio futuro, ma il proprio presente. Il presente come Giulio, come Valeria, come noi.

Luca Rodilosso

da www.ridottiallosso.it

 

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