di Francesco della Croce, coordinamento naz.le provv. FGCI

In Brasile si sta consumando un attacco feroce alla democrazia che, con la calendarizzazione  del voto sull’impeachement per la presidente Dilma Rousseff, subisce un’ ulteriore accelerazione ed inasprimento, dopo lo scatenarsi della campagna giudiziaria contro l’ex presidente Lula Da Silva (vicenda che, come hanno dimostrato le dichiarazioni dell’ex presidente brasiliano, appare completamente strumentale e volta a depotenziare l’impatto della sua ricandidatura nelle elezioni politiche del grande Paese latino americano): l’attacco contro la presidente Dilma Rousseff e l’inchiesta contro Lula mirano a distruggere un cammino decennale di progresso e sviluppo che il Brasile ha percorso sotto la guida di forze popolari, comuniste e della trasformazione, dopo i lunghi anni di servitù all’Impero (così sono identificati gli USA in America Latina).
Non hanno esitato un momento personalità di spicco dell’America latina libera, sovrana e incamminata sulla strada della trasformazione sociale verso il socialismo, come Pepe Mujica e Fidel Castro, a schierarsi con il Brasile, con Dilma e Lula. Ben consci della reale natura delle manovre destabilizzatrici condotte da una magistratura longa manus di manovratori più lontani, potenti e interessati.
Contemporaneamente cresce la tensione militare contro la Russia. L’escalation militare degli ultimi anni ai confini della Federazione russa e l’attacco ai suoi Paesi alleati in Medio Oriente, ci parlano di un aggravarsi del clima da “nuova guerra fredda”, che – come si diceva nel secolo scorso – appare ogni giorno sempre più sull’orlo di tramutarsi in una guerra calda. Gli Usa non accettano alcun tipo di concorrenzialità, tanto sul piano politico, quanto e soprattutto su quello economico e militare, con altri poli nel globo. La Russia di Putin, diventata protagonista della scena internazionale già con il conflitto ucraino e più marcatamente nell’ambito delle guerra in Medio Oriente – contesto nel quale si distingue per un ruolo incisivo e positivo nella lotta allo Stato Islamico – si presenta a pieno titolo come coprotagonista delle dinamiche internazionali nel mondo.
Si inaspriscono le relazioni tra USA e Cina: un Paese, quest’ultimo tutt’altro che in crisi – come hanno tentato di raccontarci mistificando i fatti “autorevoli” e noti strumenti di informazione mainstream- che si libera dalla miseria e accresce la sua ricchezza nazionale con percentuali da brividi che lasciano sgomenti noi Occidentali che vediamo crescere, oramai da quasi un decennio, solo disoccupazione e disagio sociale. A turbare i sonni degli Usa vi è il consolidamento di un asse internazionale, quello tra Cina e Russia, che sta dedollarizzando il mondo, anche attraverso un rafforzamento delle relazioni con importanti Paesi della regione medio orientale, come l’Iran, Paese dipinto per anni dall’Occidente come “regno del male” ed oggi, al contrario, tra gli unici interlocutori affidabili nel fronteggiare, in quella regione del mondo, la minaccia dell’Isis, causando le ire di sauditi ed emirati, veri e propri protettori del terrorismo dello Stato Islamico, utile di volta in volta, per consolidare il loro potere e “richiamare” i propri alleati (non è un mistero che i sauditi abbiano mal digerito la fine dell’embargo economico contro l’Iran). Un ulteriore passaggio di questa strategia di contenimento e attacco al prestigio costruito dalla collaborazione tra questi due grandi Paesi asiatici, specie nel conflitto contro l’ISIS, può essere rappresentato dallo scandalo dei cosiddetti “Panama Papers”: uno scandalo da cui gli Usa sono chiamati fuori (dimenticando che, secondo quanto riportato da Bloomberg, l’intero territorio statunitense si presenta come un immenso paradiso fiscale per investitori e società) e che serve, contestualmente, a richiamare “all’ordine” gli alleati occidentali degli States, colpevoli di essere troppo inclini ad una cooperazione con l’asse suddetto dei Paesi asiatici e non perfettamente allineati nella gestione dei vari scenari di guerra aperti nel mondo, specie in Nord Africa e Medio Oriente.
È sotto attacco anche l’India, che si appresta a fronteggiare la minaccia di un possibile “fronte indiano” 8preceduto da un altro fronte afghano-pakistano) attraverso cui l’Isis punta alla jihad globale. Con tutto quello che conseguirà per equilibri, economia e sicurezza mondiale. Un’ India già da tempo nelle mire degli USA, attraverso la proposta di una collaborazione strategica ed economica, simile ad un’area di libero scambio, che allontani questo Paese dall’altro gigante asiatico più prossimo: la Cina. Il Paese, forse, più strategicamente debole dal punto di vista dell’autonomia politica dagli Usa e nella integrazione nel quadro dei Paesi emergenti.
Insomma, è in corso una grande offensiva di restaurazione da parte dei padroni del mondo, gli USA, che non accettano evidentemente il rischio di non esserlo più a breve, a causa del sorpasso economico della Cina sugli USA e del rafforzamento delle relazioni internazionali tra i paesi BRICS. E’ un attacco al gruppo di Stati che ambisce alla costruzione di un mondo multipolare e alla costruzione di relazioni internazionali basate sulla cooperazione e non sulla sudditanza. Contestualmente, si punta ad un indebolimento delle forze statuali più avanzate sul terreno della costruzione del socialismo (la Cina) e delle forze comuniste ed anticapitaliste che operano negli altri grandi Paesi emergenti.
Inquieta il fatto che l’unica superiorità indiscussa, ma ancora per poco probabilmente, degli Stati Uniti sia quella in campo militare. E, soprattutto, l’ipotesi che in circoli scellerati negli USA possa sorgere la tentazione di giocare completamente questa ultima carta, la più pericolosa per tutti noi. L’esito delle elezioni americane potrebbe essere un’ importante cartina di tornasole.
Come FGCI lavoriamo per la crescita di una maggiore consapevolezza tra la nostra generazione, per rafforzare la coscienza dell’urgenza di un più forte movimento per la pace e contro la guerra, attraverso la nostra militanza quotidiana, l’opera di contro informazione e di spiegazione della complessità e rapidità del verificarsi degli eventi.
La guerra non può essere il finale già scritto nel copione di questo film dell’orrore da Terza guerra mondiale. la pace deve essere invece lo strumento per la costruzione di un mondo nuovo, che ponga fine all’imperialismo distruttivo

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