Piangiamo l’ennesimo terribile attentato nel cuore dell’Europa: a Nizza, in una terra francese martoriata oramai da attacchi sanguinari, nell’anniversario della Presa della Bastiglia – data emblematica per la storia della Francia, del continente europeo, e della storia dell’umanità, evocatrice della Rivoluzione dei Lumi contro l’oscurantismo e l’irrazionalità – lo Stato Islamico di Daesh porta a segno un nuovo e terribile colpo.
Le lacrime e il cordoglio sono come sempre in queste circostanze dovute e tratto distintivo di un’umanità capace di patire la sofferenza. A queste la FGCI si unisce, esprimendo e ribadendo la sua solidarietà al popolo della Francia.
Tuttavia, una reazione morale non può più bastare, lo diciamo da tempo: ci rifiutiamo di dover ciclicamente piangere le vittime senza che alcuno sia chiamato a rispondere delle grandi e gravi responsabilità per la situazione attuale.
Daesh è notevolmente indebolito in Siria: il presidente Bashar Al Assad ha dichiarato, il 14 luglio scorso, che la vittoria in Siria sui tagliagole è vicina, soprattutto grazie all’apporto decisivo della Federazione Russa.
Sul territorio siriano, altri attori internazionali hanno tentato di giocare una partita diversa: mettere, in primis, in discussione il governo di Assad, valutando questa condizione come irrinunciabile per la capitolazione di Daesh. Questo assioma è stato messo in discussione dallo stesso governo siriano che, per ben 3 anni, ha resistito col proprio esercito all’avanzata che pareva inarrestabile delle bandiere nere dello Stato Islamico; dalla Russia che con una politica militare, rispettosa del diritto internazionale, di soccorso del legittimo governo di Assad e volta alla cooperazione attraverso la creazione di un fronte internazionale  di tutte le grandi potenze mondiali, è riuscita nel giro di pochi mesi non solo a riconquistare roccaforti degli islamisti fondamentalisti ma a mettere in crisi cronica il controllo territoriale di Daesh, proprio quel controllo territoriale che è stato dal primo momento tratto distintivo di questa minaccia planetaria. Un colpo vitale, insomma.
Di fronte a questa situazione, non solo l’Occidente rifiuta di prendere in considerazione un sostegno alla iniziativa efficace in corso in Siria, ma distingue le sue mosse politiche con l’inasprimento delle tensioni internazionali sia col mantenimento delle sanzioni economiche contro la Russia, sia attraverso il rafforzamento della presenza militare NATO ai confini della Russia. Sembra quasi che il nemico principale e più preoccupante venga dall’Est e non da un Medio Oriente e un Nord Africa diventati negli anni scorsi terre di conquista per lo Stato Islamico .
Mentre in Siria il fondamentalismo attraversa una crisi generata dalle ragioni sopra esposte, assistiamo al disseminarsi nel mondo di attentati ad opera di adepti dello Stato Islamico:questo ci dimostra, da un lato, il pieno raggiungimento dell’obiettivo della Jhiad globale (l’attentato a Dacca delle settimane scorse è li a dimostrarcelo), dall’altro che Daesh è riuscito ad insinuarsi nel cuore delle società, comprese quelle occidentali, attraverso il proselitismo e la conversione al fondamentalismo di singoli che hanno generato cellule in ogni parte del mondo. Si palesa irrimediabilmente la vulnerabilità dell’Occidente, una condizione che interroga anche sulla reale efficacia dei servizi di sicurezza. Se è vero quanto detto prima, è possibile non trovare una minima traccia di mea culpa da parte dell’Occidente e degli Stati Uniti in particolare? E’ possibile che, oltre alla confessione per le responsabilità storiche della crescita e della proliferazione del fondamentalismo islamico, pronunciata mesi or sono dalla probabile prossima presidente degli States, Hillary Cinton, non vi sia il minimo cenno di un’ autocritica, tanto nelle intenzioni quanto nei fatti?
Ci rivolgiamo a tutti coloro i quali hanno a cuore la pace e il futuro del mondo: chiediamo immediatamente la fine di ogni superficie di contatto oggiAggiungi un appuntamento per oggi esistente tra Occidente e fondamentalismo. Basta con finanziamento e armamento – per vie dirette o indirette – di Daesh e dei nuclei fondamentalisti, basta sostegno e servilismo nei confronti degli Stati alleati di queste forze oscure (Arabia Saudita in primis), basta con il sostegno a sedicenti rivoluzioni colorate e a orde di assassini destabilizzatori mascherati col vergognoso epiteto di “ribelli moderati”. Basta con le politiche di guerra e con la NATO, responsabili dell’attuale contesto mondiale critico, sul piano inclinato che porta alla guerra mondiale.
L’Occidente è davanti a un bivio, gli uomini e le donne di progresso, le nuove generazioni che non vogliono rivivere i peggiori incubi del Novecento, devono ora farsi sentire e chiedere con forza ai governi USA e UE: da che parte, veramente, state?

di Francesco Valerio della Croce, Coordinamento nazionale FGCI e Comitato Centrale del PCI

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