Da ieri le bombe dei caccia americani sono tornate a cadere sul suolo libico, le stesse bombe dello stesso Paese che nel 2011 ha raso al suolo la Libia e dato inizio alla devastazione del Nord Africa e alla situazione esplosiva di questi anni.
Ora gli USA tornano sul campo di battaglia, responsabili diretti e indiretti non solo della distruzione della Libia ma anche della situazione emersa successivamente, vale a dire la creazioni di governi rappresentativi di fazioni dell’esercito in lotta tra di esse per la spartizione del territorio e delle risorse naturali. Non certo dell’inerme popolo libico, spettatore atterrito della sprezzante campagna neocoloniale compiuta in Nord Africa e nel Medio Oriente negli ultimi anni da USA, Nato e Paesi UE al seguito. L’intervento degli USA prende a pretesto la lotta all’ISIS (nascondendo anni di ambiguità, sostegno militare e finanziario alle orde di tagliagole spacciati per sedicenti ribelli democratici, inerzia prolungata, una politica capziosa volta ad utilizzare lo spauracchio del terrorismo per eliminare governi scomodi perché indipendenti) per portare a compimento l’occupazione della Libia e rafforzare la propria area di influenza in un territorio diventato oramai una vera propria polveriera globale.
Condanniamo il servilismo del governo italiano che, con un diretto coinvolgimento dell’Italia (ex potenza coloniale in Libia), porta il nostro Paese in guerra, esponendoci a rischi vitali, a spese onerose per fini sanguinari sottratte alla scuola, alla salute, al lavoro e in generale alle necessità primarie del nostro popolo. E’ una responsabilità grave di cui potremmo pagare presto un prezzo altissimo.
Dunque, proprio in questi giorni assume centralità la nostra parola d’ordine: “No alla guerra, fuori l’Italia dalla NATO”.
Facciamo in modo che queste parole diventino una prospettiva politica attraverso il nostro impegno, in ogni città, in ogni strada.

Federazione Giovanile Comunista Italiana

foto di FGCI - Federazione Giovanile Comunista Italiana.
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