2 agosto 2016

 

Care compagne, cari compagni

 

Ho letto con grande piacere della campagna sul lavoro da voi promossa e che inizierà in autunno. Come sapete ritengo che il lavoro sia la questione centrale che il Partito Comunista deve portare avanti con determinazione ed efficacia. La vostra iniziativa va in questo senso e che sia promossa dalla FGCI mi conforta. Non era scontato né che il Partito assumesse alcune posizioni nette nei confronti del sindacato (autonomia e indipendenza, ma soprattutto la decisione di riportare la politica nei luoghi di lavoro cosa ben diversa dal “fare sindacato” o partecipare a qualche azione sindacale come supporto), né che si “ripristinassero” alcuni concetti come quelli di “coscienza di classe” e “proprietà dei mezzi di produzione”, né – tanto meno – che fossero i giovani a prendere per primi iniziative in tal senso. Vi assicuro che questo mi rende orgoglioso delle compagne e dei compagni che ho a fianco.

 

Ma, in verità, vi scrivo perché ho una cosa mi preme dirvi. Lo faccio con il peso della mia età e della mia esperienza. Lo faccio ricordando i tanti compagni che ho conosciuto nella mia militanza di comunista iniziata 45 anni fa quando ero giovane come voi. Erano compagni umili che sapevano guardarti negli occhi e sapevano spiegarti la storia non perché l’avevano studiata ma perché l’avevano fatta. Furono, forse, considerati “bassi” da tanti intellettuali (spesso entrati nel Partito per opportunismo o per moda) ma, in realtà, erano talmente alti che a guardarli venivano le vertigini. Loro,  “militanti manovali”, furono i veri dirigenti che mi insegnarono cosa deve essere un Comunista. Insegnamento che mi porto ancora dentro e che non intendo dimenticare.

 

Innanzitutto sappiate essere uniti in una intelligenza collettiva. Rifiutate (anzi, ripudiate) qualsiasi forma di carrierismo e di opportunismo. Rifuggite, in politica, ogni aspirazione individuale. Sappiate mettervi a disposizione dell’obiettivo senza mai tacere le vostre opinioni e le vostre convinzioni. Lottate per queste ma fatelo senza creare “sette” o gruppuscoli. In poche parole non siate “capi” ma tentate di essere “dirigenti”. Pensate che il fine non è il successo personale o quello di qualche amico ma cambiare questo sistema spaventoso che ci sta togliendo il futuro. Il Partito (e qualsiasi organizzazione comunista) non è il fine ma deve essere lo strumento per il riscatto di chi vive del proprio lavoro. Non può mai, però, diventare una specie di “mezzo di trasporto” che conduce chi lo prende in qualche posto di privilegio. Questo, purtroppo, è successo ed è indice di una corruzione profonda nel fare politica che ha coinvolto anche tante nostre (ex)compagne e tanti (ex)compagni che hanno scelto altre vie per raggiungere l’ambizione di essere “considerati” e di apparire.

 

Noi, invece, vogliamo essere. Essere compagni, essere incorruttibili, essere giusti. In una parola siamo Comunisti.

 

Ho sentito la necessità di farvi avere questi miei pensieri perché volevo dirvi che proprio voi, con la campagna che avete lanciato, state raccogliendo l’eredità di quei maestri del comunismo spesso sconosciuti che hanno fatto grande il “vecchio” PCI. Con lo stesso entusiasmo che avevo io tanti decenni fa e che continuo ad avere anche grazie a voi che siete il mio, il nostro, futuro.

 

Al lavoro e alla lotta.

 

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