Giorgio Langella, Segretario Veneto PCI

23 Agosto 2016

Il 23 agosto 1927 venivano assassinati sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown (USA) Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, due lavoratori italiani ingiustamente condannati alla pena capitale per l’omicidio di due persone durante una rapina. Reati che non avevano commesso. Ma Sacco e Vanzetti erano immigrati, anarchici, proletari … “sporchi, brutti e cattivi” e, quindi, colpevoli comunque.

Per questo il processo fu condotto con il solo scopo di condannarli a morte. Furono uccisi, sulla base di prove costruite, per dimostrare la supremazia della “civiltà bianca” statunitense e del modello di società capitalista. Per loro ci fu una vastissima mobilitazione con manifestazioni di indignazione in tutto il mondo che non servì a fermare il boia.

Il 23 agosto 1977, cinquant’anni esatti dopo il loro assassinio, il governatore del Massachusset riconobbe l’ingiustizia fatta e li “assolse” proclamando: “Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”.

È giusto ricordare Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti come simbolo di tutte le vittime della xenofobia, del razzismo e dell’intolleranza.

Ed è doveroso ricordare le ultime parole che Bartolomeo Vanzetti, un “umile lavoratore”, pronunciò di fronte ai “dotti” rappresentanti del potere che avevano deciso di assassinarlo:

“Questo è ciò che volevo dire. Non augurerei a un cane o a un serpente, alla piú miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso. Ma la mia convinzione è un’altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo perché sono un radicale, e in effetti io sono un radicale; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di più per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora. Ho finito. Grazie.”

Siamo noi che dobbiamo ringraziare chi non si è mai piegato di fronte alle ingiustizie di un sistema spaventoso. Chi ha ancora memoria di cosa è successo. Chi capisce cosa sta succedendo ancora oggi.

E, proprio per onorare la memoria di Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, dobbiamo ricordare che in un carcere statunitense è rinchiuso da 40 anni Leonard Peltier, attivista per i diritti dei nativi americani, il suo popolo. Anch’egli è stato condannato per la morte di due agenti federali, anch’egli era innocente, anch’egli è discriminato perché appartiene a un popolo umiliato e considerato “inferiore” da chi vuole comandare il mondo. Dobbiamo lottare perché sia liberato.

 

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