Di Francesco Valerio della Croce, Coordinamento nazionale FGCI e Comitato centrale PCI

11 settembre 1973: muore a Santiago del Cile il Presidente Salvador Allende. La sua morte rappresenta un momento apicale dell’offensiva di restaurazione che, attraverso un colpo di Stato militare, forze reazionarie cilene e regie più o meno occulte internazionali avevano scatenato contro la vittoria delle sinistre socialiste e comuniste, ratificata con l’elezione dello stesso Allende a Presidente del Cile il 4 settembre del 1970. La sua elezione rappresentò un duro colpo per la propaganda occidentale e capitalista: essa significava la ratifica storica di una via democratica alla costruzione di una società nuova. Un tentativo da stroncare prima che potesse divenire insidioso e pericoloso per l’egemonia capitalista planetaria, messa alla prova dal conflitto “freddo” con il blocco sovietico e col dilagare nel mondo del movimento rivoluzionario, comunista e antimperialista. Sembrano passati secoli da quegli anni, mentre oggi osserviamo un Cile democratico e di progresso, guidato da una coalizione di forze popolari con alla testa Michelle Bachelet, in cui il Partito Comunista del Cile (con una guida e rappresentanza giovane, rivoluzionaria ed in crescita nei consensi) esercita un ruolo fondamentale.

Per l’Italia e per i comunisti italiani, in particolare, il drammatico epilogo della presidenza Allende – poi sostituita dalla feroce dittatura militare di Augusto Pinochet – rappresentò un momento centrale di discussione politica, sia perché quella via nazionale e democratica al socialismo intrecciava la strategia perseguita da molti anni dal PCI, sia per l’involversi del contesto internazionale. Il combinato disposto tra questi due argomenti importanti di riflessione portò l’allora Segretario nazionale del Partito Comunista, Enrico Berlinguer, a scrivere i tre famosi saggi pubblicati da “Rinascita” volti a formulare la proposta di “compromesso storico”, sulla base proprio dei fatti accaduti in Cile che andavano a innestarsi su di una discussione duratura per i comunisti in Italia: la partecipazione dei comunisti al governo attraverso una politica di aggregazione delle forze democratiche e popolari.

Non è solo per questo che la vicenda drammatica del Cile tocca nel profondo la storia del comunismo italiano: è noto infatti, che fu per primo un italiano nel 1972, da un palco a Santiago in un comizio per sostenere il governo Allende, a mettere in guardia i compagni cileni sulla reazione sanguinaria che sarebbe arrivata dalle forze antipopolari e filoimperialiste. Quell’italiano si chiamava Pietro Secchia, dirigente nazionale del PCI, che pagò a caro prezzo quel suo monito, venendo avvelenato e in seguito ucciso – con un’ accusa esplicita rivolta contro la CIA dallo stesso Secchia –  proprio nel viaggio di ritorno dal Cile.  Anche i comunisti d’Italia pagarono un prezzo umano assieme alle tante vittime cilene del colpo di Stato.

Quella tragica storia che oggi rievochiamo non parla solo al passato cileno o alla storia dei rapporti tra comunisti italiani e del Cile. Quella storia parla all’oggi. Se a tutti è noto lo straordinario impeto di liberazione che negli anni scorsi ha portato il continente latino americano unito a liberarsi dall’oppressione statunitense, dall’essere il “cortile di casa degli USA”, dalla sudditanza ai diktat del Fondo Monetario (che da quel momento ha comincia a rivolgere le sue attenzioni, con pari sistematicità, verso l’Europa), diventa altrettanto evidente quanto, negli ultimi mesi, risulti forte e senza precedenti ravvicinati negli anni scorsi la strategia di sovvertimento delle esperienza democraticamente promosse dai popoli dell’America Latina. Da ultimo, abbiamo assistito ad un golpe vero e proprio promosso con lo strumento dell’impeachement parlamentare, sulla base di accuse penali rivelatesi infondate, contro la legittima presidente del Brasile, Dilma Rousseff, anch’ella come Allende a capo di una coalizione di progresso in cui sono parte integrante i comunisti del PCdoB. Un’offensiva iniziata in Argentina e che prosegue passando per gli altri Paesi come Bolivia o come il Venezuela, che da anni subisce tentativi di colpi di Stato militari, foraggiati dall’esterno, e respinti ogni volta dalla partecipazione attiva di sconfinate masse popolari nelle strade e nelle piazze del Paese della rivoluzione bolivariana.

C’ è una grande questione che si pone oggi: è la questione del potere e del respingimento dei tentativi più subdoli o sfrontati di sovvertire i legittimi governi democratici dell’America Latina. E’ chiaro che, per i signori dell’establishment USA, la democrazia va bene, ma fino a quando vincono loro le elezioni.

Occorre che si apra una profonda riflessione su come rafforzare le forze in difesa della sovranità popolare, di come difendere la possibilità di costruire una società diversa con la volontà del popolo. Da questa prospettiva, appare non più rinviabile una riflessione sulla difesa delle esperienze popolari latino americane e su quanto possa contribuire a questo obiettivo la possibilità di costruire un potere diverso, un potere che dalle forme più classicamente borghesi diventi e si tramuti in un potere popolare, un cambiamento qualitativo dell’espressione della sovranità popolare. La risposta alla restaurazione deve essere più alternativa, più potere popolare, più socialismo. Tra i compagni dell’America Latina è in corso questa riflessione, in particolare sono rilevanti i tentativi di innovazione messi in campo dall’esperienza venezuelana e dal Presidente Maduro in questo senso. Così come è all’ordine del giorno nel dibattito tra le forze rivoluzionarie sud americane – ed anche mondiali – come costruire relazioni più forti tra i Paesi sovrani e antimperialisti, tra i Paesi socialisti o che tendono al socialismo e soprattutto con i due paesi che costituiscono l’asse portante per un mondo multipolare, cioè la Russia e la Cina socialista.

Ai comunisti e ai giovani in Italia  il compito di tenere viva la memoria per non ripetere gli orrori del passato, attraverso la difesa della sovranità popolare e il rafforzamento della solidarietà internazionale con le esperienze avanzate di progresso e trasformazione. Non ultimo, l’impegno essenziale a rafforzarsi sempre di più. Di essere il punto di riferimento per le classi e le generazioni che vogliono costruire un’altra società, un’altra Italia e un altro mondo.

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