di Samuele Iembo, Coordinatore naz.le Gioventù Comunista Svizzera

Care compagne, cari compagni,

a nome della Gioventù Comunista Svizzera, saluto e ringrazio la Federazione Giovanile Comunista italiana per averci invitato a questo Congresso di ricostituzione di una sigla storica per il movimento operaio e giovanile d’Italia. Una sigla che siamo certi saprà ridare slancio alla grande tradizione di Gramsci, Togliatti e Berlinguer. Partecipiamo a questo evento con estremo interesse e riguardo verso tutti i compagni italiani, con i quali abbiamo sempre avuto collaborazioni e contatti; collaborazioni che speriamo continuino sempre di più in futuro, intensificandosi.

Come Gioventù Comunista Svizzera operiamo da più di 10 anni sul territorio del Canton Ticino, lottando contro il militarismo, per i mezzi pubblici gratuiti, e per la divulgazione non solo dell’ideale socialista tra i giovani, ma di un metodo di analisi e lavoro che è il socialismo scientifico. Oggi la nostra struttura che si considera di avanguardia inizia a mettere radici anche in altre regioni della Confederazione Svizzera, con noi qui è infatti presente anche un compagno della Gioventù Comunista del Cantone di Ginevra.

Fin dagli inizi della nostra esistenza abbiamo collaborato quasi in simbiosi con il SISA, il Sindacato indipendente degli Studenti e Apprendisti, con cui ci siamo mossi diverse volte in scioperi e manifestazioni per difendere i diritti degli studenti, ultima delle quali proprio lunedì scorso, per evitare un imminente taglio delle borse di studio proposto in parlamento. Rispetto agli scorsi anni però, purtroppo, la situazione non è così rosea. Essendo il nostro partito un partito che si è molto ringiovanito, il ricambio subito all’interno ha fatto sì che la Giovanile si svuotasse per riempire le file dei quadri del Partito, rafforzando sì il Partito, ma mettendo la GC in una situazione di ricostruzione, che è sempre una sfida.

Non mancano naturalmente purtroppo le frizioni a sinistra, per quanto noi ci si sforzi di essere unitari: da realtà movimentiste che spingono su un ribellismo tardo-adolescenziale, sostanzialmente piccolo-borghese e privo di sbocchi politici reali, a realtà palesemente riformiste che fingono però una retorica massimalista e di folklore per attrarre le nuove generazioni poco politicizzate e coprire l’opportunismo di una sinistra culturalmente ormai del tutto “liberal” e caritatevole. Il nostro è quindi un lavoro anche culturale e di preparazione ideologica, non dogmatica, ma necessaria per ricostruire un pensiero forte, una strategia di trasformazione.

Un’altra prerogativa nostra, oltre a lavorare sul nostro territorio, è la cooperazione internazionale: negli ultimi anni siamo stati capaci di costruire delle collaborazioni con altri movimenti esteri. Proprio quest’estate – quindi di recente – abbiamo iniziato ad esempio rapporti con la Gioventù Rivoluzionaria del Laos, la Gioventù Socialista della Corea del Nord e i giovani del Partito Marxista-Leninista del Canada. Sappiamo che la lotta di classe avviene su più piani, non solo quello nazionale che si esplica nella contraddizione capitale/lavoro. Oggi la contraddizione fra centro imperialista e periferie subalterne è forse quella fondamentale nel contesto che Lenin definiva come la fase egemonica del capitalismo, cioè appunto l’imperialismo. E’ lì dunque che prevalentemente si articola il conflitto sociale e da cui tutto si concatena. Ogni scelta di politica economica interna deriva dagli equilibri geoeconomici del conflitto inter-imperialista fra Stati Uniti e Unione Europea da un lato, e della resistenza anti-imperialsta degli stati nazionali che lottano per la loro sovranità e integrità territoriale dall’altro. Non vedere come centrale lo sviluppo dei BRICS, dall’area euroasiatica e in generale dei paesi emergenti (ancorché in buona parte capitalisti) in una strategia anti-imperialista significa non comprendere, ad esempio, l’accanimento nordamericano contro il Brasile e l’America latina in generale e le continue provocazioni ai danni della Russia (pensiamo al golpe in Ucraina) e della Cina socialista.

Da parte nostra noi vediamo la Svizzera, paese che si vuole neutrale ma che non lo è a sufficienza; che non aderisce all’UE e alla NATO ma che poi ne recepisce passivamente i diktat; come un paese che potrebbe – se lo volesse – diventare una testa di ponte fra occidente e oriente. Da qui noi comunisti e anti-imperialisti svizzeri partiamo per stabilire una nostra strategia di sviluppo, una nostra via verso il socialismo, che passa per il non allineamento all’atlantismo, per uno sviluppo di un’economia mista produttiva e non speculativa che sappia interfacciarsi in una nuova geopolitica internazionale e in cui lo Stato abbia un ruolo di direzione macroeconomica.

Di tutto ciò vogliamo confrontarci con voi, con le giovanili comuniste ma non solo, anche con i giovani che magari non sono ancora marxisti ma che si riconoscono in una visione anti-imperialista e di pace del mondo.

In conclusione: ragioniamo assieme, compagne e compagni, a momenti di aggregazione e di formazione politica comune, a dichiarazioni pubbliche comuni su temi di interesse globale, a regolari scambi di informazioni e analisi. Rilanciamo l’internazionalismo proletario! Hasta la victoria sempre!

 

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