La ricostituzione di un soggetto politico autenticamente comunista, che risponda agli innumerevoli quesiti che la società contemporanea pone a tutti i livelli della struttura sociale e delle condizioni storiche in cui viviamo, era nell’aria da tempo, e con il tempo è divenuta urgente e non più procrastinabile. ll grado di sviluppo dell’economia, ed in particolar modo dell’economia finanziaria. ll grado di sviluppo delle forme di esercizio del potere che fino ad oggi abbiamo conosciuto. La disgreg azione di una sinistra anti-capitalista e antiimperialista. La trasform azione, anzi la deformazione del PD, non più erede del PCI di Berlinguer, ma definitivamente orfano di esso, in un partito di destra liberista, non più alleato dei ceti meno abbienti, della classe operaia e delle minoranze, ma dei poteri forti e delle lobby d’interesse. lnfine: la frantumazione della sinistra italiana in tanti, troppi soggetti di orientamento marxista. Tutte queste circostanze storiche ci hanno spinti e spinte qui, a rifare un Partito Comunista in e per questo paese. Rifarlo da capo. Ricominciare, di nuovo, un nuovo percorso politico, con I’ambizione e la speranza di incidere nei processi di trasformazione della società italiana, nel segno dei valori democratici e della “resistenza” ad un modello socioeconomico che ci lascia tutti e tutte senza un futuro, e nel quale, comunque sia, non ci riconosciamo. ll futuro, questo grande, grandissimo sconosciuto, sta ogni giorno di fronte a noi, che siamo donne e uomini speranzosi e di buona volontà, come un Ulisse che non ritorna mai. Noi comunisti siamo diventati un Telemaco incastrato in questo sempiterno reiterato e insensato presente, senza alcuna legge se non quella del più forte (e del più furbo, di chi meglio inganna il suo prossimo, di chi si arrampica più velocemente, in barba a tutto e tutti … mi viene in mente un segretario, un primo ministro non ricordo bene): scrutiamo l’orizzonre nell’attesa dell’arrivo di un padre, un Ulisse vincitore, che con la sua flotta riporti ordine e legge nell’isola invasa dai Proci, gente senza scrupoti, un paese imploso nel caos dell’individualismo e della dittatura del soggetto. Non certo un padre-padrone, un pater familias il cui tempo è definitivamente tramontato, esaurito, scaduto, perché di esso non abbiamo alcuna nostatgia. Attendiamo un padre “testimone” della nostra ambizione aspirazione ad un paese più giusto e più uguale. euel padre che cresce i suoi figli nella libertà, che con ra sua presenza, la sua autorevolezza, il suo umanesimo, sa suggerire ai suoi figli un percorso di dignità ed emancipazione. Ma questa attesa, grazie a noi e a chi come noi crede nella giustizia sociale, non sarà una pararisi melanconica. perché nelle nuove generazioni, io lo so, e lo sapete voi meglio di ffie, ci sono ragazze e ragazzt impegnati nel realizzare la riconquista della propria eredita. ll ritrovamento del padre. c’è una nuova e crescente domanda di riappropriazione dell’eredità lasciataci dal movimento comunista del novecento. Non rimpiangiamo alcun ordine costituito, né I’autorità in quanto tale, o la disciplina ela repressione, questo è certo. Rimpiangiamo I’idea, il concetto, il valore del progresso che quell’eredità, dispersa ma non ancora perduta per sempre, portava e porta stretto con se. Eccolo! ll nostro ulisse. E il progresso, il padre che cerchiamo. Mi spiego meglio. Fuor di metafora: nel corso della storia recente del nostro paese, una pletora apparentemente invincibile di detrattori del progresso ci ha martellato la testa (e non solo la testa) con una di quelle bugie che sembrano vere. Lo sviluppo o íl progresgo, e viceversa. I due concetti coincidono. sinonimi sono… E lo sviluppo economico che ci consente di vivere bene e meglio, perch é grazie al suo progressivo espandersi e accrescersi, cipermette di avere un lavoro, quale che sia, grazie al quale guadagnare abbastanza denari per poterci comprare ciò che ci pare e sentirci uguali agli altri. Non lo siamo, questo è chiaro, ffio grazie allo sviluppo economico lo possiamo sembrare, e grazie a questa somiglianza, illuderci di esserlo dawero. Questa è la liberta e questo è il progresso. E chi s’è visto s’è visto. Inutile, se non penoso, porci troppe domande e farci tanti dubbi: dopo tutto, citando quell’Hegel tanto amato da Marx, ciò che è reale è razionale, e ciò che è razionale è reale. Ma fu proprio Marx ad accorgersi dell’inganno di questa apparente tautologia, perché questa supposta realtà razionale sta portando il nostro paese e il mondo intero verso la fine della storia (e della civilta umana). E questo non ha niente di razionale. Verso la morte della democrazia, di cui così spesso celebriamo il funerale, incapace com’è, il nostro consorzio umano, di pensare alla grande!, di immaginare un futuro di prosperità collettiva per tutti, e non solo per se stessi. E verso, non dimentichiamolo, I’agonia ecologica del pianeta. lmpetuoso e collerico, Pasolini lo ripeteva, come un mantra: fo sviluppo economico non ha niente a che fare con il progresso, in particolar modo se si lasciano le forze economiche agire autonomamente, se nza controllo democratico. Per esercitare questo controllo, ci vuole la lotta di classe, questa sì cuore pulsante e cervello pensante del progresso. Ecco, cercando il babbo, abbiamo trovato anche ra mamma. Altro che orfani! Care compagne e compagni, qui ed ogga mettiamo in essere il più straordinario ricongiungimento familiare dei nostri tempi! Care compagne e compagni, il manifesto di questa assemblea costituente recita una frase poderosa e ineludibile: oltre il muro dell’indifferenza, c’è I’awenire dei giovani. Non potrebbe essere altrimenti, perché senza il contributo dei giovani, un futuro, qualsiasi futuro, bello o brutto che sia, è impossibile. I giovani che rigettano l’indifferenza, che scelgono la cittadtnanza attiva, scelgono il comunismo quale orizzonte politico possibile e necessario, scelgono un futuro di giustizia e uguaglianza. Scefgono la pace e la fratellanza. Scelgono ilprogresso. E scelgono la lotta di classe, sua inseparabile, amorevole determinata compagna di vita. Grazie a tutte e tutti. Nel ringraziarvi, vorrei concludere il mio intervento con una poesia, un epigramma. Lo ha scritto e pubblicato, quale verso d’esordio della sua bella raccolta “Senza Disperazione e Senza Speranzà”, Emidio Paolucci, che sta scontando trent’anni di carcere a Volterra. Poche parole, dolci e drammatiche. S’intitola “Chiunque Tu Sia”:

oggi piove

e quando piove

mia cara

ho nostalgia

ma la nostalgia mi fa pensare a qualcosa di passato

ed io il passato, lo voglio dimenticare

e allora scopro qualcosa di nuovo

di piacevole, proprio ora

mentre guardo la pioggia

ho nostalgia del futuro

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