san-giovanni

di Francesco Valerio della Croce, Segretario Nazionale FGCI

Una marea umana. Questo è stato in poche parole il No Renzi Day. Una partecipazione popolare straordinaria, con un grande spezzone unitario del Partito Comunista Italiano e della Federazione Giovanile Comunista Italiana; una mobilitazione che ha unito – è bene sottolinearlo – ciò che governo, padroni e Ue tentano ogni giorno di dividere: giovani e lavoratori più adulti, lavoratori italiani e migranti, donne e uomini. Insomma, la classe lavoratrice è scesa unita in piazza e ha mandato un avviso di sfratto al governo dei bari. Sì, dei truffatori. Lo dimostra la “finanziaria” che è stata annunciata nei giorni scorsi, piena di spot e truffette qua e là come l’Ape (l’assicurazione che riduce l’età per la pensione indebitando i lavoratori con le banche) o come lo Student act (cioè la promessa di nuove borse di studio quando, invece, non si è nemmeno in grado di garantire quelle previste attualmente). Dulcis in fundo, decontribuzioni per i giovani impiegati con l’alternanza scuola-lavoro, la fucina della precarietà a vita, e per le assunzioni precarie al termine dei tirocini curriculari.

Non è una finanziaria che va male per tutti: con il taglio dell’Ires alle imprese, l’emersione volontaria dell’economia in nero (negli anni scorsi, con questo meccanismo, sono venuti a galla ben 60 miliardi di nero dei quali solo 4 sono entrati nelle casse dello Stato, un bel condono fiscale insomma) i soliti noti, il mondo dell’impresa e della grande evasione fiscale, raccolgono felicemente benefici e privilegi. Chi ci rimette è la classe lavoratrice, chi ci guadagna è l’impresa, il copione è sempre lo stesso.

Inoltre, con la previsione che nella contrattazione territoriale le parti possano accordarsi per l’erogazione di prestazioni di welfare come previdenza complementare, sanità e persino istruzione, si scaglia una ulteriore picconata al sistema universale del welfare e si continua sulla strada della demolizione dei diritti.

La riforma costituzionale si coniuga bene con queste politiche: demolire diritti e democrazia significa continuare l’opera di restaurazione di un tempo in cui i diritti indisponibili e universali erano un’utopia. Renzi dice che la mancata approvazione della riforma costituzionale porterà indietro di 30 anni, cioè quando c’era il contratto nazionale, la sanità pubblica, l’istruzione pubblica di popolo, la scala mobile, il sistema retributivo per andare in pensione. Mica male.

Noi diciamo a Renzi che, al contrario, la sua riforma ci porta indietro di più di 100 anni, all’età dei signori in cui i popoli non avevano voce e diritti.

L’obiettivo è la trasformazione dei diritti in concessioni che rendano tutti i lavoratori e i giovani precari, ricattabili e privi di dignità.

Per questo, il 4 dicembre dobbiamo votare NO: per bocciare una riforma che cancella il diritto di voto e chiudere l’era del governo dei bari e dei bonus.

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