di Nicolò Monti, Responsabile dell’Organizzazione della FGCI

Io voto NO, ecco perché:

Ritengo che l’ordinamento dello stato italiano sia il più stabile e ben fatto d’Europa. Il bicameralismo perfetto permette di far passare leggi in modo veloce ma anche ragionato, un vero sistema di autodifesa della democrazia.

Il Senato come è stato concepito dal governo è un ibrido, le cui funzioni sono confuse. Non c’è semplificazione se si passa da 1 a 10/12 iter per la approvazione di una legge. La scelta doveva essere tra abolirlo del tutto o lasciarlo così com’è. La velocità dell’approvazione di una legge non indica un miglioramento della qualità della stessa, è sempre la volontà politica dei parlamentari a far sì che una legge passi velocemente o no. Siamo uno dei paesi europei che approva più leggi in un anno e, per fare un esempio, la sciagurata legge Fornero passò in soli 10 giorni.

Ritengo che persone elette per fare il consigliere regionale o il sindaco non debbano lavorare su altro se non per i ruoli per cui sono stati scelti. Ritengo che sia sbagliato che questi nominati possano avere voce su questioni importanti come i trattati internazionali, i rapporti con l’Unione Europea e l’elezione del presidente della Repubblica. Ritengo che solo persone elette per fare il senatore debbano occuparsi di ciò.

Non sono le istituzioni ad essere sbagliate ma gli uomini che le comandano. Ritengo che questa riforma deformi la repubblica e la partecipazione democratica alla vita istituzionale. Ritengo buona la certezza della discussione delle leggi di iniziativa popolare, ma non concordo assolutamente con l’innalzamento della quota di firme da raggiungere, stessa cosa per il referendum: buona l’introduzione dei referendum propositivi ma insensato aumentare la quota di firme da raggiungere in cambio di un sconto sul quorum.

Non mi sono mai interessati i costi delle istituzioni, o almeno non come a tanti, e sono convinto che non è il numero dei parlamentari a misurare la qualità di un parlamento ma la qualità degli uomini e delle donne che siedono in quei banchi.

Di certo sono estremamente contrario al fatto di ridurre i diritti degli elettori per risparmiare qualche milione di euro, le elezioni non sono e non saranno mai un costo. Il voto è una conquista di questo paese, avuta a costi altissimi, toglierla, anche se per un solo ramo del parlamento, è gravissimo.

A chi dice “almeno si cambia qualcosa” rispondo che cambiamento non significa migliorare (almeno non sempre), anzi. Con questa riforma si cambia, è vero, ma in peggio.

Ultima, ma non per importanza, considerazione. Questa riforma è appoggiata da quella JP Morgan (banca tra le responsabili della crisi del 2007/2008) che tempo addietro disse che le costituzioni antifasciste andavano cambiate perché troppo “socialiste”. Basterebbe questo motivo per essere contrari a questa riforma.

L’onorevole Paolo Emilio Taviani, deputato della Costituente, è stato il principale promotore dell’articolo 41, che regola l’iniziativa economica privata, e disse chiaramente che quell’articolo introduceva nella nostra Costituzione il ripudio del liberismo. Non sarà forse questo, in un’era pregna di iper liberismo, a dar così fastidio? Per ora non è stato cambiato, ma credo che se passasse il Sì non dovremo attendere troppo tempo. L’articolo già non è ampiamente rispettato, ma toglierlo significherà la sconfitta di quella Costituente.

La nostra Costituzione è la nostra identità. Può cambiare, nessuno dice il contrario, ma che siano cambiamenti dettati dall’estensione dei diritti, non dalla loro restrizione.

Per questo voto e farò votare NO il 4 Dicembre.

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