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di Francesco Stilo – Resp. Mezzogiorno e Formazione FGCI

 

La legge elettorale “Italicum” fortemente voluta dal PD di Matteo Renzi rappresenta la prosecuzione di quel tentativo, iniziato con la fine della cosiddetta prima repubblica, di manipolare e imbrigliare la libera espressione popolare manifestata attraverso il voto. Nel 1993 la legge Mattarella, dal nome dell’attuale presidente della Repubblica, aboliva il proporzionale, introducendo una forte quota maggioritaria, pari al 75%, nella ripartizione dei seggi di camera e senato. Nel 1995 fu la legge Porcellum, così ribattezzata dal suo stesso ideatore, Roberto Calderoli, a introdurre le liste bloccate, dove cioè non poteva essere espressa la preferenza per un determinato candidato ma esclusivamente per la lista di riferimento, e un premio di maggioranza alla camera per la coalizione vincente senza sbarramento, con meccanismi simili alla legge fascista (Acerbo) del 1923 e alla legge “truffa” del 1953. La legge Calderoli, che in attuazione della legge Tremaglia, dal nome del suo ideatore Mirko Tremaglia ex volontario della Repubblica Sociale Italiana e storico esponente del Movimento Sociale Italiano, ha introdotto il voto per i cittadini italiani residenti all’estero, è stata giudicata parzialmente incostituzionale nel gennaio 2014 dalla Corte Costituzionale, che ha abolito il premio di maggioranza e reintrodotto la possibilità di esprimere il voto di preferenza.

Nel maggio 2015 è stato approvato l’Italicum, sistema previsto per la sola camera dei deputati, secondo la convinzione di Matteo Renzi, di poter vincere il referendum dello scorso 4 dicembre e vedere così approvata la riforma che avrebbe portato tra l’altro all’abolizione del bicameralismo perfetto. Ma la storia, si sa, riserva sempre delle “sorprese”, e così il popolo ha decisamente respinto la proposta. In questo contesto si è avviata una discussione avente lo scopo di ideare una nuova legge elettorale che possa mettere d’accordo le forze politiche. Nel frattempo, il Movimento cinque stelle, che precedentemente si era opposto all’Italicum, sembra aver cambiato opinione, convinto, adesso, di poter vincere un eventuale ballottaggio ed approdare così ai banchi di governo. Parallelamente, anche le altre forze dell’arco parlamentare del nostro paese sembrano molto impegnate ad escogitare un sistema che possa convenire loro, ed in un certo senso ostacolare l’ascesa del Movimento politicoguidato dal comico genovese.

La breve storia elettorale della seconda repubblica, sembra dunque caratterizzata da un solo chiodo fisso, che corrisponde al tentativo continuo di adattare il meccanismo elettivo alle convenienze politiche del momento oltre che alla volontà di ostacolare la rappresentanza delle minoranze. In questo senso occorre rilevare come a partire dagli anni ’90 il numero degli elettori ha subito un brusco calo, passando così da circa il 90% degli aventi diritto nella cd. prima repubblica a circa il 50% attuale. Di fronte ad una massiccia perdita di credibilità agli occhi del popolo, la politica parlamentare, sceglie di adattare le regole, per nascondere il fenomeno, piuttosto che interrogarsi sul significato di esso. Con giustificazioni del tutto aleatorie come ad es. “garantire la governabilità” oppure “ostacolare i ricatti dei piccoli gruppi”, l’attuale politica dimostra tutta la propria inconsistenza ideale e la propria subalternità a quei poteri sovranazionali che vogliono imporre riforme antipopolari senza alcun tipo di intralcio. Vale la pena ricordare come nel corso della prima repubblica, seppure con i dovuti aggiustamenti e “rimpasti” periodici, la Democrazia Cristiana ed i propri alleati abbiano governato ininterrottamente, alla faccia dell’ingovernabilità e dei ricatti! Diversamente, oggi, ci troviamo di fronte ad un sistema politico più frammentato e delegittimato che mai, incapace di prendere qualsiasi tipo di decisone che non corrisponda ai desiderata dell’UE o degli “alleati” d’oltreoceano.

Il sistema democratico parlamentare, basato sulla delega a rappresentare gli interessi collettivi e dei diversi gruppi sociali, dai cittadini verso i propri rappresentanti, non costituisce certamente il miglior metodo fin qui sperimentato nella storia, verso il tentativo di attuare al meglio il concetto “filosofico” di democrazia. Se infatti la democrazia è facilmente applicabile in contesti ristretti, come ad es. la famiglia, dove tutti gli interessati a risolvere un determinato nodo trovano effettivamente la possibilità di confrontarsi direttamente, lo stesso non si può immaginare in una grande città, in una regione o in una nazione. Inoltre bisogna considerare come nel sistema elettivo parlamentare “all’occidentale” esisteranno sempre delle differenze incolmabili tra i candidati dovute alla precedente notorietà o alla differente disponibilità economica nel poter sostenere un’efficace campagna elettorale. Per questo motivo, nel corso della storia, sono stati ideati e sperimentati metodi diretti come Congressi e i Consigli Popolari, metodi in cui i livelli di governo superiori sono tenuti sotto il continuo controllo dei livelli inferiori che possono esercitare, in qualsiasi momento, anche la revoca degli incarichi; una piramide, insomma dove il potere scaturisce dal basso piuttosto che dal vertice. Diversamente, nel sistema parlamentare classico, una volta superata la fase elettorale, sola e brevissima parentesi in cui il popolo sembra aver voce, il potere si concentra immediatamente al vertice, vertice che, svincolato ed incurante del suo stesso ruolo di rappresentante popolare, finisce per divenire esecutore della volontà dei potenti, che esercitano tutti gli strumenti economici e politici per tenerlo sotto ricatto.

In questo contesto, nel contesto degli ordinamenti parlamentari, è tuttavia possibile mantenere un minimo di giustizia e di coerenza democratica nell’ambito elettivo. Attraverso il sistema proporzionale puro, infatti, tutte le forze in grado di raggiungere un numero ragionevole di consensi, eleggono nel parlamento una propria rappresentanza. Un parlamento così eletto è composto proporzionalmente rispetto alla quantità di voti effettivi conquistati da ogni singolo raggruppamento, nel rispetto reale di quelle minoranze che potendo così accedere “alla stanza dei bottoni” eserciteranno una funzione di controllo indispensabile ed avranno la possibilità potenziale di affermarsi nel corso del tempo, qualora le proprie posizioni si rivelerebbero esatte. Attualmente, succede l’esatto opposto, circa la metà del popolo italiano risulta escluso dagli organi di rappresentanza parlamentare, con trucchi come sbarramenti spesso insuperabili da quelle forze che non dispongono del necessario potere economico e mediatico per far valere le proprie ragioni, o con meccanismi per cui la loro pur piccola rappresentanza, viene ridistribuita ai raggruppamenti più forti, che, spadroneggiano così indisturbati. Con il proporzionale puro, il compito di formare il governo spetta al parlamento, che ha il dovere di formare la maggioranza mediando tra gli interessi dei diversi gruppi e tenendo sempre a mente le richieste delle opposizioni.

Che piaccia o meno alla politica attuale, questa è la democrazia! Meccanismi come le elezioni primarie, le consultazioni in rete, o l’invocare formule giuste ma non ben definite nella propria attuazione quali “una testa, un voto”, altro non rappresentano che il tentativo di riparare le falle ad un sistema che fa acqua da tutte le parti. Una testa, un voto, nel sistema democratico parlamentare, significa: Proporzionale puro subito!

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