almaviva-fgci

di Francesco Valerio della Croce, Segretario nazionale FGCI

e Dennis Klapwijk, Responsabile nazionale Lavoro FGCI

Il licenziamento di 1666 lavoratori romani di Almaviva rappresenta un atto inaccettabile e grave. La FGCI condanna fermamente la condotta ricattatoria dell’azienda che prende a pretesto la bocciatura dell’accordo capestro, sottoposto e respinto nella consultazione dei lavoratori di alcuni giorni fa, per delocalizzare all’estero e continuare a fare profitti sulla pelle dei lavoratori, facendo strame del diritto al lavoro, a una giusta retribuzione e alle libertà sindacali. E’ probabile che lo stesso copione andrà in scena nella sede di Napoli: l’accordo sottoscritto, infatti, è limitato a marzo 2017. L’azienda punta a imporre condizioni inumane di lavoro, quanto a mansioni, controlli, retribuzioni e altri aspetti, non indugiando nemmeno un secondo a ricorrere alla delocalizzazione per tutelare il proprio profitto.

Allo stesso tempo, è grave l’atteggiamento silente e quindi accondiscendente del governo, impegnato in questi giorni a regalare 20 miliardi di euro alle banche. Si intervenga subito per salvare i posti di lavoro, con un’azione mirata dello Stato per nazionalizzare Almaviva. La difesa del lavoro e della sua dignità sono interesse generale del nostro Paese.

 

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