kim

di Frunze

Hollywood è sotto tiro. Taiwan ha i giorni contati. Il panico si scatena nei sushi bar di Tokyo. CiccioBomba ha la bomba e sta per usarla, al ritmo di Gangnam Style.

La Corea del Nord sta infatti per testare il suo primo ICBM (altrimenti noto come missile cazzutissimo che arriva fino ‘nto culo degli Americani), minacciando ora persino gli Stati Uniti d’America. Potenza nucleare dal 2006 e stato canaglia per eccellenza, la Corea del Nord è così sempre più vicina al suo sogno: fare un gran casino! D’altra parte, quale altro scopo potrebbe avere un Paese dove un generale viene giustiziato con un cannone della contraerea?

Pur non volendo entrare nel pantano del dibattito sulla Corea del Nord, è comunque opportuno far notare un articolo del Financial Times di oggi (9 Gennaio 2017). Mentre tutta la stampa si dilunga su rischi per la pace mondiale, il Financial Times va invece dritto al sodo. Secondo il quotidiano londinese, la Corea del Sud starebbe infatti accelerando la costituzione di un’unità d’élite pronta all’uccisione di CiccioBomba, Kim Jong Un. Questa unità, in parte già avviata da tempo, sarebbe composta da 2.000 soldati, tra i migliori dell’esercito, che in caso di necessità verrebbero catapultati oltre le linee nemiche per liberarsi una volta per tutte del Caro Leader Paffutello. Vien da sé, l’unità è anche pronta a combattere fino all’ultimo uomo pur di spedire Kim Jong Un al Creatore, mentre il Governo della Corea del Sud non esclude un attacco preventivo.

L’articolo, a firma di Bryan Harris e Kang Buseong, è molto scarno e riporta tutti i principali dettagli dell’operazione. Tuttavia manca una cosa. L’articolo infatti non condanna questo progetto né su basi di principio, per l’assenza di un qualsiasi processo, né su basi di pragmatismo, per minare una qualsiasi distensione tra le parti. I giornalisti cioè descrivono come un fatto quotidiano ed assolutamente normale che uno Stato organizzi un’unità militare con l’obiettivo esplicito di assassinare il capo di un altro Stato senza alcun processo. Quisquiglie.

Non vogliamo ora discutere il programma nucleare della Corea del Nord od il suo sistema politico, tuttavia vogliamo qui condannare risolutamente e senza appello tali iniziative criminali e il tacito consenso che esse ricevono. L’assassinio politico non può essere la risposta ai conflitti tra Stati e non deve trovare alcuna legittimazione sulla stampa. Tali iniziative vanno contro ogni minima norma del diritto internazionale, fomentano la tensione, impongono la giustizia del più forte e dimostrano solo l’indisponibilità di una parte a qualsiasi trattativa. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini brutali di Gheddafi, finito a colpi di baionetta nell’ano. Non vogliamo ora vedere CiccioBomba allo spiedo. Vogliamo la pace.

Articolo del Financial Times (9 gennaio 2017), in lingua originale

South Korea forms unit to kill Kim Jong Un in event of war

Hit squad plans mission to take out N Korea leaders if tensions trigger full conflict

South Korea is creating a hit squad with a mission to eliminate Kim Jong Un and his top command in the event of war, as it vows to ramp up its response to the growing threat from the North. The formation of the military unit, originally set for 2019, has been brought forward to this year amid increasing bellicosity from North Korea, the defence ministry in Seoul confirmed to the Financial Times on Monday. The hit squad, which could include as many as 2,000 troops, would be modelled on special forces operations in the US, according to state-run news agency Yonhap. The defence ministry said it would form part of a broader strengthening of the country’s military forces in the face of North Korean aggression.

Seoul will also enhance its three-pillar conflict strategy, which involves pre-emptively striking North Korean nuclear facilities, shooting down ballistic missiles and launching retaliatory air strikes, the ministry added. It also warned of a “stern” response and “stronger, watertight” sanctions if Pyongyang proceeded with plans to launch an intercontinental ballistic missile.

Last month Seoul applauded new UN-imposed restrictions on the North’s ability to export coal in an effort to hit the regime’s export revenues, amid suggestions that a clause in the previous sanctions designed to prevent undue suffering by the North Korean people had been used to accelerate coal sales.  However, critics of the sanctions regime say they have had little impact on the North’s nuclear or missiles programmes. North Korea’s weapons development has re-emerged as a major potential flashpoint after the country last year tested two nuclear devices and more than 20 ballistic missiles. The election in the US of Donald Trump, who has taken a vocal stance against North Korea’s missile programme, has also raised the stakes. After Mr Kim used a new year’s address to claim his country was nearly ready to launch a long-range ballistic missile, Mr Trump responded that “it won’t happen”.

The development of an ICBM could give Pyongyang the capability to target the western seaboard of the US, roughly 10,000km away. Andrea Berger, deputy director of proliferation and nuclear policy at London-based think-tank the Royal United Services Institute, said the purpose of North Korea’s ICBM programme was “to be able to hold targets on the US mainland at risk”. “Most believe Pyongyang would not use that capability unless the leadership thought its survival was imminently threatened. But the ICBM development is still immensely worrying,” Ms Berger said. “The consequences of miscalculation with North Korea are significant, and US allies in East Asia could think extended deterrence guarantees are weaker once the US homeland is at stake.”

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