fgci_modenaComunicato congiunto delle federazioni modenesi della FGCI e del PCI

Sabato 21 gennaio, a Modena, diverse realtà dell’associazionismo democratico hanno indetto una fiaccolata in memoria delle vittime civili di Aleppo.

Come Partito Comunista Italiano quello stesso giorno siamo impegnati a Livorno in una nostra manifestazione nazionale, che, ricordando nel novantesimo anniversario la fondazione del Partito Comunista d’Italia, vuole rilanciare le idee di chi non accetta l’ordine mondiale capitalista come “termine della storia”. E poiché per questa concomitanza non saremo presenti alla fiaccolata, vogliamo fornire il nostro contributo. Comprendiamo le ragioni della manifestazione, siamo da sempre apertamente a favore della pace e contro ogni forma di offesa militare (come chiaramente asserito, lo sottolineiamo, dall’articolo 11 della nostra Costituzione, troppo spesso disattesa anche da chi dovrebbe garantirne la piena applicazione), ancor più quando l’attacco ricade pesantemente sulla popolazione civile. Accogliamo con favore le richieste e le proposte della manifestazione: ma questa protesta, se si ferma a considerare e condannare gli effetti, ovvero l’intollerabile numero di vittime, il crescente immiserimento di intere nazioni, le conseguenti migrazioni di massa, lo stato di insicurezza e il terreno di coltura che tutto ciò offre alle peggiori manifestazioni terroristiche, è una protesta insufficiente, incompleta, e come tale rischia di essere, a dispetto dei sinceri intendimenti degli organizzatori, irrilevante, se non addirittura prestarsi a letture funzionali al mantenimento dello statu quo.

Invitiamo perciò tutti i sinceri democratici, che vorrebbero pace e prosperità per tutti i popoli del mondo, a non limitarsi alla superficie, ma ad indagare a fondo le cause del processo di crescente destabilizzazione e impoverimento di ampie parti del globo. A non nascondere e nascondersi che tutto ciò è strettamente connesso con un sistema sociale ed economico che approfondisce le diseguaglianze, che sfrutta l’uomo e l’ambiente, che non ha il minimo rispetto della persona umana. I recenti dati sull’abissale iniquità nella distribuzione della ricchezza, che tanto scalpore hanno destato, non sono che l’altra faccia di questa tragica medaglia.

Venuto meno il “blocco sovietico”, in un delirio di potenza unipolare il capitale internazionale ha distrutto, martoriato e disgregato la Jugoslavia, soffia da almeno vent’anni sui peggiori nazionalismi, revanscismi e fascismi nell’est europeo, ha destabilizzato l’Iraq, la Libia, ed ora la Siria. Ma si potrebbe risalire anche a prima, a quando in funzione della destabilizzazione del centro Asia vennero foraggiati i Taliban, oscura e minoritaria setta delle montagne afgane…

Non siamo certo qui a dire che i regimi iracheno, libico, o siriano fossero o siano perfetti, esenti da difetti. Però garantivano a quei paesi una significativa stabilità, e non di rado situazioni socio economiche molto superiori alle attuali: la Libia di Gheddafi era il paese africano con il massimo PIL pro capite, con la minore forbice dei redditi, con la migliore situazione scolastica e sanitaria nonché di rispetto dei diritti della donna. Oggi la Libia è un paese attraversato e violentato da bande di predoni in libertà…

Ciò vale a maggior ragione per la Siria, dove Bashar al-Assad, presidente democraticamente, non può rappresentare il problema principale del conflitto. Conflitto che ha trasformato uno dei paesi più avanzati del medio oriente in un posto misero ed insicuro, per ampie parti alla mercé di bande paramilitari di terroristi, come al-Nusra (affiliazione siriana di al-Qaeda), il sedicente Stato Islamico…

Il nostro invito dunque è ad essere conseguenti. Se davvero vogliamo costruire un mondo di pace dobbiamo saper distinguere tra aggrediti ed aggressori, senza lasciarci abbagliare dalle sirene della monocorde “narrazione” occidentale. Occorre ricostruire una visione oggettiva, organica, autonoma ed alternativa, che ci porti ad affermare come sia necessario superare l’attuale situazione geopolitica segnata da un “unipolarismo” che non solo lede i diritti di tanti popoli, ma sta mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza del nostro mondo.

I comunisti dunque invitano tutti i sinceri democratici, i pacifisti, a impegnarsi per sovvertire l’ordine mondiale dato. A cominciare da una pressante richiesta per l’uscita dell’Italia dalla NATO, l’escomio di tutte le basi militari straniere dal suolo italiano, nonché il ritiro di tutti i contingenti italiani impegnati in operazioni che sotto l’etichetta di “peacekeeping” mirano soltanto a garantire e perpetuare la “dittatura” del capitale.

SI’ alla pace, SI’ a un mondo diverso, NO alla violenza, NO all’imperialismo capitalista!

 

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