Republican presidential candidate, businessman Donald Trump speaks during the Fox Business Network Republican presidential debate at the North Charleston Coliseum, Thursday, Jan. 14, 2016, in North Charleston, S.C. (AP Photo/Chuck Burton)

Danilo Sarra, Segretario regionale Abruzzo FGCI

“Non Salandra più Mussolini, ma Mussolini senza Salandra, signori” questo volevano e pretendevano il Direttore Generale di Confindustria Gino Olivetti, gli industriali Alberto Pirelli ed Ettore Conti e il Presidente della banca commerciale italiana Silvio Crespi in visita privata da Benito Mussolini. Era l’ottobre del 1922. Le squadracce fasciste intanto incendiavano le case del popolo, le camere del lavoro e le sezioni del Partito Socialista. Manganellavano gli operai e i contadini. Ma i padroni non si limitarono alle parole. A Mussolini subito 20 milioni di lire da parte dei banchieri e 17 milioni e mezzo confezionati dagli industriali. Agnelli e Pirelli in testa. Così quando Mussolini divenne il capo del governo i conti dovevano tornare. Giovanni Agnelli fu nominato senatore e Alberto Pirelli consigliere economico di Mussolini. Alla banca commerciale andarono 9 senatori e un deputato, al Credito Italiano 7 senatori e 3 deputati, al Banco di Roma 2 senatori e 4 deputati. La classe padronale al governo. I sindacati cancellati. Nella Marsica i Torlonia dominavano. Erano talmente empi del nuovo governo che affittarono la loro lussuosa villa romana a Mussolini per una lira una misera lira al mese. E Mussolini la riempì di scuderie: automobili e cavalli regalati da tutti i ricchi d’Italia.

I padroni erano in festa. L’uomo della provvidenza era in realtà l’uomo dei padroni. I contadini della Marsica gettavano sangue e sudore a fiotti. Repressi e sfruttati peggio delle bestie da soma. La banca dei Torlonia padroni della terra e dei contadini affastellava il denaro con le pale cingolate. Poi arrivò l’invasione dell’Etiopia. I portafogli scoppiavano oscenamente. Pirelli ottenne il monopolio sugli pneumatici usati dai mezzi militari italiani. La Fiat del senatore Giovanni Agnelli fornì l’86% degli autocarri utilizzati. Almeno 39 miliardi di euro di oggi finirono nelle casse dei privati per l’occupazione dell’Etiopia. E gli etiopi non avevano il tempo di urlare perché l’iprite carbonizza in fretta. Il banditismo più sfrenato e vomitevole. Intanto oltre 9 miliardi di euro di oggi erano passati dalle casse dello Stato a quelle delle banche private nel giro di qualche anno. Questi erano i lasciti del fascismo. La famiglia Ciano punta di diamante del regime fascista accumulava immobili a prezzi di favore. Un impero dentro l’impero. Quando il vecchio ministro fascista Costanzo Ciano padre di Galeazzo morì lasciò un’eredità di circa 700 milioni di euro odierni. E infatti nei vecchi filmati dell’Istituto Luce lo si vede ridere con la pancia piena e i baffi ritti. Un porco monumentale. Infine la seconda guerra mondiale. Armi su armi. Soldi su soldi. I Ciano gli Agnelli e i Pirelli accumulavano stappando casse di champagne. I lavoratori crepavano sui campi di battaglia sotto le bombe e nelle fabbriche accelerate dalla guerra. Ma nel marzo del 1944 il vaso traboccò. Due milioni di operai in sciopero. Migliaia di contadini li affiancarono. Dopo la guerra gli stabilimenti di Terni ripartirono grazie agli operai. Senza padroni. Si aprì la stagione degli scioperi alla rovescia. I lavoratori autonomamente e contro il volere dei padroni gettarono le basi di questo paese. Altro che Piano Marshall e filantropi vari.

Ora se questa è la storia seppur a grandi linee come si può pensare ad “un giudizio storico post-ideologico sul fascismo”? L’obiettività del giudizio è chiara: il fascismo è stato e sempre sarà il termine giusto per definire la totale presa del potere da parte dei grandi padroni. Il fascismo è questo. E non serve “attualizzare”. E’ una possibilità sempre presente in una società divisa in classi. Per cui prima di gioire dell’elezione di Trump altro grande padrone e di quelli velenosi perché improduttivi dovremmo pensarci due volte. Anzi tre. Quattro. Fino a quando non capiremo che non abbiamo bisogno del male minore ma della classe operaia. La stessa che ha già spezzato il fascismo una volta.

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