La FGCI delle Marche sul crollo cavalcavia della A14

di FGCI Marche

Per passare sotto un cavalcavia ci vuole meno di un secondo, ma a volte quel secondo può risultare fatale, accorciando la linea già breve che ogni giorno ci divide dalla morte. E’ per questo che si deve ricordare la triste fine della coppia di imprenditori di Ascoli Piceno, e il triste destino dei due lavoratori romeni, feriti giovedì scorso per colpa di un crollo del ponte il 167 dell’Autostrada A14 Bologna-Taranto, sottoposto a dei lavori che avrebbero portato all’ampliamento del tratto autostradale a tre corsie.

Si può parlare di fatalità per i morti e di miracolo per coloro che hanno avuto il tempo di frenare? No. No perchè un cavalcavia non deve crollare.

Si parlerà sicuramente poco delle cause che hanno portato a questo incidente, i media si sono già scordati del fatto, ma noi no. Possiamo dimenticare, nel XXI secolo, un fatto così grave? Dovremmo vivere ormai in un mondo “evoluto”, ricco di strumenti che agevolano il lavoro, arricchito ormai di materiali edili sempre più sicuri, elastici, resistenti, di cui un ponte autostradale dovrebbe essere ben fornito, per risultare più sicuro per tutti coloro che transitano di sotto ad esso. Ma qual è il fatto veramente preoccupante della questione? Il nostro bellissimo paese possiede un patrimonio artistico ricco di strutture costruite in epoche passate, povere sicuramente di materiale all’avanguardia, ma mantenute e costruite con criterio da un personale che sicuramente osservava una “filosofia di costruzione” sicuramente più volta alla sicurezza e al mantenimento di suddette strutture; il problema è che questo tipo di incidenti ci porta a pensare che tutti i tipi di lavoro (dalla costruzione alla revisione) di un ponte autostradale non vengano supervisionati e diretti da personale qualificato. “Errare humanum est”, ma fino a quando questa frase può coprire un fatto così grave? Ci si aspetterebbe sicuramente una preparazione adeguata e una certa serietà da parte di lavoratori che svolgono questo tipo di servizio, che, se svolto in maniera superficiale può essere causa di spiacevoli incidenti; sia questo il lavoro di un medico, un chirurgo, di un architetto, un ingegnere o un semplice carpentiere.

Sempre più spesso in Italia viene privatizzata ogni cosa, non importa se si verificano incidenti: il mercato detta le regole, il soldo. Ma quanto vale una vita umana? Una vita vale una vita, un guadagno quanto vale? La nostra rete autostradale è in concessione alla Autostrade S.p.a., una società controllata dalla Holding Atlantia s.p.a., che ha come azionisti colossi del grande capitale americano (Benetton e Goldman Sachs). La Delabech, che svolgeva i lavori su quel cavalcavia, è controllata, a sua volta, dal Gruppo Impresa S.p.a, una società di costruzioni che l’anno scorso aveva settecento milioni di debito con l’erario ed i dipendenti, tanto che, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, reati fiscali, ricettazione e riciclaggio, la Guardia di Finanza aveva eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Roma nei confronti di amministratori e alcuni dirigenti di Impresa S.p.a. Questo crac economico aveva portato all’arresto dei due imprenditori ai quali faceva capo l’azienda: Raffaele Raiola e Vincenzo Maria Greco, coinvolto, nel 2014, nell’indagine sul fallimento del gruppo editoriale Epolis e, in passato, in Tangentopoli.

Ci auguriamo che l’ente pubblico, il prima possibile, possa avere un controllo diretto sui settori strategici dell’economia nazionale e che i processi di liberalizzazione economica vengano bloccati.

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