di Francesco Valerio della Croce, Segretario nazionale FGCI

Ho letto in rete un breve trafiletto firmato da Lidia Menapace (verso cui confermo stima per la sua storia politica e sincera ammirazione per la sua storia partigiana). Tuttavia non sono per nulla d’accordo con la sua tesi: quella per cui la Costituzione (al suo primo articolo) assegnerebbe al popolo e non alla nazione, la sovranità. Parole, a prima lettura, pienamente condivisibili, se non fosse che la tesi è volta a contrastare l’esigenza del recupero di sovranità nazionale a fronte della irriformabilità della UE.
Potrei cavarmela dicendo che l’articolo citato è tratto da una Costituzione NAZIONALE e già questo limiterebbe l’ambito di efficacia delle enunciazioni in essa contenute.
Ma vorrei provare ad aggiungere due altri argomenti, sempre tenendo sotto mano il dettato costituzionale: non si può scindere il primo comma dell’art. 1 (“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro), chiaramente volto a connotare i caratteri della nostro Stato NAZIONALE.
In più, se adottassimo il ragionamento della Menapace, riterremmo parole vuote quelle contenuto nell’art. 3, 2° comma, della Costituzione (che spesso citiamo per avvalorare le nostre proposte politiche): “E` compito della Repubblica (anche qui, un riferimento esplicito allo Stato NAZIONALE) rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Affinchè queste parole non restino lettera morta, devono sussistere le condizioni per un ruolo attivo della Repubblica, non a caso tutti insieme contrastiamo il nuovo art. 81 Cost. e il pareggio di bilancio, un corpo estraneo nella Costituzione del 1948 teso a svuotare proprio di sovranità il nostro Paese.
In conclusione: è da respingere una contrapposizione tra sovranità nazionale e sovranità popolare. Quest’ultima, è tanto più forte quanto più trova dimora immediata in quella nazionale (ci sono contributi molti importanti a riguardo di Samir Amin, sicuramente un intellettuale non in odore di simpatie autoritarie). E’ da respingere, ancor più, quando queste due dimensioni della sovranità sono ben conciliate, come si evince da una lettura completa del dettato costituzionale (basti pensare all’ utilizzazione frequente del termine “Repubblica”, al fine di sposare concettualmente insieme sovranità di Stato e Popolo).

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