Dennis Vincent Klapwijk –  Resp. Lavoro FGCI
E’ di poche ore fa la notizia di una venticinquenne che, incinta, si è sentita dire dall’azienda “Nessun problema, ma se vai in maternità l’assegno INPS lo girerai a noi, per pagare la sostituta, altrimenti ti licenziamo”. La cosa che sconvolge è l’assoluta assenza di rabbia, solo stupore, da parte della ragazza, al momento del discorso padronale.
Oggi funziona così: in nome del profitto tu sei schiavo. Ma il sintomo della momentanea vittoria di classe da parte dei padroni è la forma mentis dei lavoratori: io sono sottomesso, per cui da sottomesso devo agire. E un sottomesso non si arrabbia. Neanche di fronte ad una porcheria come quella “La maternità non solo te la diamo senza paga, ma ci paghi tu”.
Fortuna vuole che la giovane avesse comunque un cervello evidentemente molto razionale e quindi ha deciso di andare al sindacato a chiedere delucidazioni. Ma la questione psicologica non va sottovalutata: è un segnale (in realtà l’ennesimo) molto preoccupante. Ormai è diventata regola una situazione diffusa di illegalità nel mondo del lavoro, illegalità utilizzata a favore del padrone di turno. E se a questa lavoratrice è stata fatta una “proposta indecente” per avere la maternità, che ricordiamo essere un diritto, chiaramente deve essere una pratica abbastanza diffusa, dato che è difficile che a qualcuno dei padroni venga un’idea tanto ardita senza avere qualche sicurezza sulla buona riuscita dell’imposizione. La domanda è: quante situazioni simili avvengono tutti i giorni ?
Ricordo che un paio d’anni fa, alle elezioni regionali, un compagno del PRC che operava anche nel sindacato raccontava come una ragazza fosse venuta in lacrime a spiegare che si trovava in una situazione orrenda: era costretta ad abortire in quanto non poteva permettersi il figlio. Già lo stipendio era miserabile, in più se fosse diventata mamma sarebbe stata lasciata a casa dai datori di lavoro.
Adesso osserviamo un’evoluzione del comportamento aziendale, meschina e subdola: maternità concessa sulla carta, ma in cambio di denaro.
La FGCI opera, insieme al PCI, per la costruzione della forza politica che sia al servizio dei lavoratori, contro lo sfruttamento criminale e i taglieggiamenti dei padroni. Che lavori contro una degenerazione alla quale ormai si oppongono pochi argini, e spesso possono essere funzionali solo in casi estremi come questo, ma non sono in grado di fermare tutti i livelli intermedi di sfruttamento dai quali si giunge a questi culmini.
Contro la barbarie della schiavitù, della sottomissione mentale, fisica ed economica dei lavoratori al padronato noi vogliamo opporre un apparato politico che sia in grado di difenderli. E ci riusciremo, detrattori e servi si mettano l’anima in pace
Fonti:
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
, , , ,
Similar Posts
Latest Posts from CòmInfo

Lascia un commento