A 15 anni dal colpo di stato in Venezuela

di Francesco Stilo, Segreteria nazionale FGCI

La mattina del 12 aprile del 2002, il leader della rivoluzione bolivariana Hugo Chávez Frias si consegnava come prigioniero politico per fermare la spirale di violenza che aveva già prodotto 11 morti per le strade di Caracas messa in moto dai golpisti.

Il colpo di stato contro Hugo Chávez, finanziato e realizzato dalla cosiddetta “opposizione democratica” di quella destra clericale e filo-USA che nel continente latinoamericano e non solo ha già dato abbondante dimostrazione di se, ha visto la collaborazione dei grandi media nazionali e l’appoggio più o meno velato del blocco occidentale. Il generale Lucas Rincon annunciava dagli schermi televisivi che il presidente eletto aveva rinunciato al proprio incarico ed i giornali andavano in stampa con titoli come “Chávez si arrende”, “Caduto Chavez”, “E finita!”.

 

“I membri dell’Alto Comando Militare della Repubblica Bolivariana del Venezuela deplorano i lamentabili fatti accaduti ieri nella città capitale. Di fronte a tali accadimenti, il signor Presidente della Repubblica è stato invitato a rinunciare al proprio incarico, ed egli ha accettato.”

Chávez fu imprigionato prima al Forte Tiuna di Caracas e poi spostato a La Orchila, un’isola di 40 km² sede della base aeronavale Antonio Díaz, nel tentativo di evitare che venisse liberato.

Mentre i mezzi di comunicazione nazionali festeggiavano la caduta del governo democratico, nel paese scoppiava la violenza; si realizzavano aggressioni contro diversi funzionari del governo, l’ambasciata cubana veniva attaccata e i suoi occupanti messi agli arresti. Il presidente di Federcámeras (Federazione delle Camere e delle Associazioni di Commercio e Produzione del Venezuela), Pedro Carmona Estanga, sostenuto dal mondo padronale, dai rappresentanti della destra e della chiesa cattolica, si autoproclamava presidente del Venezuela.

 

Ma la forza del governo golpista si dovette dissolvere presto di fronte alla reale volontà popolare, in tutto il paese montarono proteste oceaniche, i cittadini manifestavano a favore del governo socialista, e dal canto suo il Comandante faceva sapere di non aver rinunciato al proprio incarico. Dalla televisione di stato, da poco riconquistata il vicepresidente Diosdado Cabello giurava come capo di stato provvisorio fino al ritorno di Chavez avvenuto all’una e trenta del giorno successivo.

“Io, Hugo Chavez Frias, venezuelano, presidente della Repubblica Bolivariana del venezuela, dichiaro: Non ho rinunciato al potere legittimo che il popolo venezuelano mi ha dato. Per sempre!! Hugo Chavez!”

Il primo colpo di stato sudamericano del XXI secolo, caratterizzato dall’utilizzo predominante del sistema mediatico, era così finalmente naufragato, il popolo aveva capito benissimo con chi stare, nonostante la propaganda democraticista del solito potere nero.

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