di Francesco Stilo, Segreteria nazionale FGCI

“Il fascismo è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario.” J. V. D.

La liberazione dal fascismo rappresenta una delle conquiste più importanti che il popolo italiano abbia mai realizzato nel corso della propria storia unitaria. Vent’anni di regime dittatoriale, ed in particolare gli ultimi cinque anni, gli anni neri della guerra, avevano trascinato la popolazione in una latrina culturale e materiale fatta di repressione, fame, miseria e morte. Fu in questo contesto che la resistenza si organizzò e migliaia di partigiani comunisti si gettarono nella lotta aiutati dall’esperienza pratica accumulata in clandestinità dal partito messo fuori legge e dall’elaborazione teorica, dall’esempio e dal coraggio dimostrato nelle carceri da uomini del calibro di Antonio Gramsci o del socialista Sandro Pertini e dalle migliaia di esponenti del mondo operaio, contadino, studentesco e giovanile disposti a mettere in gioco la propria libertà e la stessa vita per combattere a fianco del proprio ideale.
La guerra partigiana nella sua più profonda anima fu lotta contro un sistema che già prima dell’affermazione dell’ordine fascista dimostrava apertamente tutte le proprie contraddizioni e lasciava emergere le profonde ingiustizie tipiche del modo di produzione capitalista di cui il fascismo in Italia o in Spagna ed il nazismo in Germania ne furono il naturale sviluppo. La resistenza italiana non ambiva a ripristinare il modello democratico-borghese precedente al ventennio ma al contrario, accanto agli obbiettivi tattici di attuazione urgente ed immediata come ad esempio la cacciata dell’invasore tedesco o la sconfitta definitiva in campo militare dei repubblichini di Salò, si poneva un grande obbiettivo strategico, ovvero la costruzione di una società nuova, una socità socialista senza sfruttatori e senza ingiustizie.
La resistenza non appartiene a tutti gli italiani, non è accettabile la lettura revisionista e bonaria secondo cui tutto il popolo italiano si unì alla lotta contro un non ben identificato invasore straniero, il popolo infatti era profondamente diviso, c’erano i fascisti, c’erano coloro i quali pur non essendo fascisti avevano convissuto pacificamente e opportunisticamente con il regime traendone spesso grandi benefici, c’era chi si unì alla lotta quando la situazione era precipitata al punto da non presentare alternative e chi infine lo aveva combattuto a proprie spese fin dal principio. La resistenza fu rossa, “rossa come la bandiera del PCI, come la bandiera del Partito d’Azione, del Partito Socialista, come la bandiera dei partigiani di Tito ai quali i comunisti guardavano con ammirazione ed emulazione, rossa come la bandiera di quell’Unione Sovietica che rappresentava l’alternativa reale al sistema capitalistico.”
I comunisti del XXI secolo festeggiano la liberazione con lo stesso spirito che pervase la primavera ’45, consapevoli che la lotta non si è conclusa, che il fascismo pur nelle diverse forme in cui si mostra, edulcorato o semplicemente mascherato che sia, continua a tormentare i popoli del mondo, e che la necessità di riprendere con forza il cammino della lotta, di tenere alta la guardia, di non cedere all’illusione che la democrazia sia un fatto compito, non sia più rimandabile.

Viva il 25 aprile!

Viva il Partito Comunista Italiano!

Viva la FGCI!

 

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