di Gennaro Chiappinelli, Segreteria FGCI Roma

Si sfugge cioè al nodo centrale della questione: che tale compenetrazione è avvenuta storicamente come risultato di un incontro che è stato ricercato e voluto da tutte e due le parti (mafia e potere ‘politico).

Questa una delle prime frasi della relazione di minoranza redatta da molti parlamentari, tra questi oggi ricordiamo Pio La Torre.

Palermitano, classe 1927, svolse molta della sua attività in Sicilia, partecipando alle lotte contadine bracciantili  e finendo anche in carcere. Fu consigliere Comunale (1952), poi membro dell’Assemblea Siciliana (1953) e infine deputato alla Camera (1972) in cui si occupò di politica agraria e questione meridionale. Entrò Nel Comitato Centrale del PCI (1960) e in Segreteria (1969) dopo esser stato anche segretario regionale della CGIL nel 1959. Fu molto stimato da Enrico Berlinguer.

Nel 1981 decise di tornare nella sua Sicilia ma proprio il 30 Aprile 1982 fu assassinato in un agguato dalla mafia assieme al suo collaboratore Rosario di Salvo, anche lui comunista nato a Bari e trapiantato a Palermo.

La Torre dedicò gran parte della sua attività politica alla lotta contro la mafia, e fu membro della Commissione antimafia fino alla conclusione dei lavori nel 1976.

Proprio al’76 risale la relazione di minoranza col cui estratto comincia questo articolo.

Oltre alla denuncia effettuata contro altri politici, tra cui Lima e Ciancimino, tale relazione ci fornisce un importante spunto su come i comunisti debbano affrontare e come sia affrontabile la mafia.

Una mafia che già in quegli anni si stava evolvendo, in Sicilia come nel resto d’Italia.

Da attività criminosa riguardante soprattutto l’agricoltura latifondista (in Sicilia questa caratteristica è più accentuata che nelle altre regioni) la mafia si espandeva occupandosi del marcato degli stupefacenti e nel campo dell’edilizia.

Proprio il lavoro di Pio La Torre fu fondamentale per la genesi del 416-bis, articolo  del codice penale che sanziona l’associazione mafiosa e, soprattutto, consente la confisca dei beni direttamente collegabili alle attività criminali degli imputati. Tale norma nasce proprio nell’82, quando, dopo l’attentato a La Torre e Di Salvo, il Parlamento approva la legge n. 646 detta Rognoni-La Torre  che aggiungerà all’art 416, appunto, il 416-bis.

Il bisogno di rompere il legame tra politica e mafia e il contrasto economico alle sue attività sono ancora oggi parole d’ordine nella lotta alla mafia.

Ma non possiamo limitarci a un mero nostalgico ricordo.

Qualche giorno fa Raffaele Cantone (Presidente ANAC) in un’intervista televisiva ha evidenziato come la mancanza di una destinazione prevista per i beni confiscati possa in alcuni casi ostacolare la lotta alla criminalità.

Oltre a ciò,  altra decisiva parola d’ordine per la lotta contro la mafia non può non essere la diffusione della cultura.

I presidii dello Stato sempre più diminuiscono e sono scarsamente finanziati. Si pensi alla scuola pubblica, che invece deve avere un ruolo centrale nella politica di repressione dell’attività mafioso, a cui dovrebbero essere garantite le risorse necessarie a svolgere quest’importante funzione educativa.

Anche noi giovani dobbiamo porci in quest’ottica, conoscere e far conoscere le mafie è il primo modo per sconfiggerle.

Da ultimo, La Torre tornò in Sicilia per partecipare alla protestare contro l’istallazione di nuovi missili nella base NATO di Comiso. La protesta fu un successo.

Questo era l’uomo che, insieme a tanti altri, ha contribuito alla lotta contro la mafia.

Questo era Pio La Torre.

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