Gennaro Chiappinelli, membro del Dipartimento naz.le Antimafia e Segreteria FGCI Roma

9 Maggio ’78.

Ci sono date destinate a rimanere impresse nella storia di una Nazione e nel cuore dei suoi abitanti.

Per noi giovani comunisti della FGCI un ricordo va subito a Giuseppe (Peppino) Impastato.

Oggi cerchiamo di commemorare Impastato individuando ciò che la sua storia può insegnarci.

Vi sono almeno quattro profili:

In primo luogo, la gestione del caso.

Se dopo 39 anni siamo certi del delitto mafioso, inizialmente gli inquirenti ritennero più probabile un’altra ipotesi. Si pensò infatti che il giovane attivista siciliano stesse tentando di armare una bomba per interrompere la ferrovia Palermo-Trapani , restando ucciso dall’esplosione improvvisa. Vi furono inoltre depistaggi. Clamoroso il caso della casellante Provvidenza Vitale, di turno proprio la notte tra l’8 e il 9 Maggio ma ritenuta ai tempi irreperibile, in quanto trasferitasi negli USA. La casellante invece non si era spostata dalla sua casa in Sicilia. Senza il lavoro alacre della madre Felicia Impastato e del fratello Giovanni Impastato, i già scuri contorni della vicenda sarebbero ancora più in ombra.

Secondo, il ruolo di Impastato.

Nel senso che, per costringere Cosa Nostra a un gesto tanto violento, il ragazzo doveva aver centrato il bersaglio. La sua attività di denuncia esercitata tramite radio era spesso satirica pur non perdendo di vista la serietà del problema. Soprattutto denunciava la collusione tra i mafiosi e la classe politica del tempo. Sulla comunicazione come fenomeno sociale si è versato e si verseranno fiumi d’inchiostro, fatto sta che l’utilizzo corretto dei mezzi moderni (ai tempi , la radio) è di rilevanza anche quando si parla di antimafia. Parrebbe un’ovvietà, ma è bene sempre tenerlo presente.

Terzo punto: l’antimafia.

Alcuni hanno  un’opinione, riassumibile nella tautologia che l’antimafia non esisterebbe senza la mafia. E cioè si insinua il sospetto che chi si occupa di antimafia, lo faccia per un proprio tornaconto personale, si appunti una medaglietta inconsistente fatta di belle parole e ottimi propositi privi di sbocchi concreti.  Sospetto giustificato, visto che è innegabili che alcuni, molti, cadano nella retorica crogiolandosi in un titolo che rischia di rimanere carta straccia. Non Impastato. La denuncia è il primo passo da compiere, il disabituarsi a vivere situazioni ormai radicalizzate, prima che diventino consuetudine. Denuncia da attuare anche sul piano politico, visto che lo stesso Impastato era candidato alle elezioni comunali di Cinisi.

Quarto punto che si potrebbe aggiungere, la sua famiglia.

È risaputo che Impastato appartenesse a una famiglia legata con la criminalità locale. Oggi numerosi provvedimenti dei Tribunali stabiliscono la separazione dei minori dal nucleo familiare mafioso, per cercare di evitare le influenze familiare sulle nuove leve. Da comunisti capiamo bene che ciò non basta, in quanto la mafia come attività criminale non può ridursi a una questione di famiglia, ma va debellata su ogni piano sociale ed economico. Esempi come quelli di Impastato ancora più ci mostrano come fosse retrograda la pur diffusa idea che la mafia nascesse essenzialmente da agglomerati familiari chiusi, ritenuti tipici del Mezzogiorno rurale.

Torniamo in sintesi a cogliere nel legame con la politica, quel legame che Impastato denunciava con ironia, la pietra angolare per la lotta alla mafia. Alcuni inquirenti già dal caso Impastato fanno discendere i rapporti Stato-Mafia poi emersi con chiarezza negli anni successivi e ancora per molti versi ipotizzabili.

E di nuovo, la lotta sociale: tramite i mezzi d’informazione, e prendendo atto del fenomeno mafioso come generale e infiltrante, aperto, certamente non chiuso (ancor meno oggi) nel mondo familiare. Può sembrare questo un profilo trascurabile, ma è invece fondamentale per far crescere la consapevolezza che la mafia è, appunto, “Cosa Nostra”.

Non è vero che la mafia gestisce i suoi traffici tramite faide, lasciando quindi sostanzialmente immutato l’ambiente circostante. “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa” suonerebbe in questi casi come un’inaccettabile resa ai poteri criminali.

La mafia ci colpisce e ci impoverisce, questo Impastato l’aveva capito e dovremmo esserne consapevoli anche noi, questo è il primo passo per eludere l’antimafia-medaglietta e avvicinarci invece all’antimafia-concreta, militante. E del resto di esempi concreti di lotta alla mafia  in Italia e, in particolare, nel PCI ne abbiamo a sufficienza per capire quale strada occorra percorrere.

In questo settore la FGCI deve essere avanguardia e condurre la battaglia culturale e politica da cui passa la lotta alla mafia.

 

 

 

 

 

 

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