#NoBlueWhale. Il sonno della ragione genera mostri

di Dennis Vincent Klapwijk – Resp. Lavoro FGCI

Con gli omonimi emblematici titoli di due opere d’arte (Goya e Guttuso) entriamo nel mondo della cronaca nera moderna, con i suoi orrori, figli della nostra epoca storica: Il “gioco” della “Blue Whale”, lanciato in alcuni gruppi e blog online.
Tale “gioco”, esistente da molto tempo ma solo recentemente balzato agli onori dell’attenzione delle masse (soprattutto dopo un servizio televisivo di un noto programma) è, in poche parole, il “gioco” della depressione, della sottomissione e del suicidio. E, giusto per rendere questo insieme ancora più disgustoso, i “giocatori” sono bambini e ragazzini tra i 9 e i 17 anni.
Non elencherò tutte le cinquanta regole/livelli di questo schifo: Sono gradini giornalieri, da fare appunto in cinquanta o poco più giorni, atti ad auto imprimersi sofferenza fisica e psicologica (“alzati alle 4.20 e guarda film dell’orrore tutto il giorno, tagliati più volte fino a sanguinare, non parlare con nessuno per 24 ore…”) fino a cadere nella depressione ed essere disponibili a seguire l’ultima indicazione: “Trova il palazzo più alto che c’è e buttati”.
Quale è la spiegazione, sempre che ci sia, dietro una follia come questa ? Innanzi tutto i “Curatori”, ovvero gli ideatori e gli organizzatori del Blue Whale. Persone con una professionale o quantomeno discreta preparazione sulla manipolazione psicologica, che gestiscono i gruppi online del “gioco”, prendono e tengono i contatti con le vittime, creando un rapporto di “fiducia”che si trasforma in una vera e propria dominazione della mente del soggetto che viene convinto a partecipare a questo calvario suicida.
Queste persone usano internet per adescare ed indurre i giovanissimi a suicidarsi, seguendo piani calcolati: Le associazioni che monitorano questa follia segnalano che spesso i suicidi sono a distanza di poche ore l’uno dall’altro e generalmente nelle giornate in cui sono concentrati il sesso delle vittime è uguale: Tutti maschi o tutte femmine. C’È quindi una vera pianificazione dietro, con un coordinamento di base tra i “Curatori”.
Uno di questi, 22 enne, recentemente arrestato in Russia, ha dichiarato di aver semplicemente eliminato i “rifiuti biologici”, esseri umani troppo deboli per vivere. Ecco che quindi si delinea la realtà: Alcune persone hanno la presunzione di poter decidere chi è degno di vivere e di fare parte della razza umana e chi no. Magari sono io strano, ma mi ricorda certi gruppi politici fissati con la razza superiore… Ma non divaghiamo. Abbiamo dunque persone convinte di poter decidere chi vive e chi muore. Questi criminali ovviamente, essendo loro i “forti degni di vivere”, si nascondono dietro un computer ed adescano ragazzi e ragazze minorenni, adolescenti e preadolescenti. Insomma, mirano a personalità in crescita ed evoluzione, nell’età più fragile di ogni essere umano, l’età nella quale è molto più facile che nelle altre subire un’influenza esterna, venire manipolati. Le ragazze e i ragazzi coinvolti non erano, come si potrebbe pensare, problematici o abbandonati a sé stessi. Erano normali con famiglie affettuose, erano solari e spensierati. Ma erano nelle fasi di costruzione della personalità, la preadolescenza e l’adolescenza. Ed è molto più facile danneggiare qualsiasi cosa in fase di costruzione piuttosto che a opera conclusa.
Ma non è solo l’operato dei “Curatori” a dover preoccupare: Essi, con le loro azioni, sono anche figli del nostro tempo. Il tempo del sonno della ragione, che crea i suoi mostri.
Se osserviamo tutti gli stimoli negativi che vengono dalla società, da ogni sua parte, vediamo una degenerazione dei valori umani accentuarsi ogni giorno di più: Oramai è imperante la divisione tra “vincente” e “perdente”, tra “figo” e “sfigato”. È imperante una visione egoistica, antisolidale, di gara perenne, nella quale la frustrazione e l’invidia vengono alimentate e sfruttate da alcuni perché tale condizione della società si perpetui. Il lavoro è difficile da trovare, se si trova bisogna ringraziare di averlo, anche se è portato avanti in condizioni di semi schiavitù. La cultura è affossata ogni giorno di più, la valorizzazione dell’apparenza contrapposta alla sostanza è ormai la normalità. La cultura del “devasto” basata su abuso pesante di alcool e droghe è ormai la scala di valori sul quale creare la propria immagine e le proprie gesta.
Non è poi così stupefacente che in tutta questa barbarie sociale qualche mente malata abbia l’idea di creare il Blue Whale, e non è così inconcepibile che i giovanissimi, in una società di questo tipo, possano cadere nella trappola del “mostrare coraggio” uccidendosi. Tra i praticanti del Blue Whale, coloro che finiscono il “gioco” sono visti come degli “eroi”.
Ma bisogna ricordare ai giovanissimi che la vita alla fine, anche se con molti suoi lati difficili, è bella ed è un’avventura tutta quanta da vivere, per l’appunto. Perché vivere significa anche lottare ottenendo grandi risultati e grandi soddisfazioni. Lottare ogni giorno per costruirsi il più possibile il proprio futuro come lo si vuole.
Lottare perché il proprio futuro sia migliore del proprio sogno più bello.

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