Intervista al Segretario Generale del Partito Comunista Siriano Ammar Bagdash realizzata in occasione del convegno “Mediterraneo – Cause delle guerre, lotta antimperialista e liberazione dei popoli”, organizzato il 17/06/17 a Catania dal Dipartimento esteri del PCI.

Di Francesco Stilo, con l’insostituibile aiuto di Bassam Saleh a cui va un ringraziamento particolare.

 

Qual è il ruolo attuale del Partito Comunista Siriano e in cosa consiste il sostegno al governo di Assad?

Il Partito Comunista Siriano ha una posizione ben definita all’interno della società siriana, è un partito che è stato fondato nel 1924 e che ha radici ben piantate tra il popolo siriano. Il nostro dovere attuale è quello di difendere il paese, la nostra terra, dall’aggressione imperialista, ma il partito non dimentica di portare avanti le rivendicazioni sociali, perché più il fronte interno trova risposta alle proprie rivendicazioni più il fronte generale diventa forte e riesce a difendersi dalle aggressioni. In questo senso il nostro motto, da una decina di anni è “difendere la patria, difendere il popolo!“.

Qual è l’opinione del Partito Comunista Siriano in merito al socialismo del XXI secolo in America Latina, in merito al partito comunista russo, al partito comunista cinese? E come giudica l’operato dei partiti comunisti occidentali?

Esiste soltanto un socialismo, che non ha niente a che vedere con il luogo o con il tempo, ma che si può trovare già nell’epoca di Gesù Cristo, il problema non è il XXI o il XX secolo, ma ciò che rimane sempre è l’importanza del controllo dei mezzi di produzione, che in questa fase, nella fase dell’egemonia imperialista, sono sotto il totale controllo delle concentrazioni monopolistiche. E’ per questo che noi adesso parliamo di socialismo, ma il socialismo come lo intendiamo noi è la proprietà sociale della produzione, di conseguenza qualsiasi cosa che si pone al di fuori del controllo della proprietà sociale è altro rispetto all’interesse del popolo, lo puoi chiamare come vuoi ma non socialismo.

Qual è il punto di vista dei marxisti-leninisti in merito ai recenti sviluppi dello scenario internazionale e perché la Siria si trova al centro della contesa?

Una caratteristica fondamentale del marxismo-leninismo è l’internazionalismo proletario, questo lo ha spiegato Marx, quindi il capitalismo come forza mondiale può essere combattuto con l’unità e la solidarietà di tutto il proletariato. La Siria è al centro dell’attenzione perché in questo momento si trova in prima linea contro l’imperialismo. Per questo noi diciamo che la nostra lotta contro l’imperialismo americano è una lotta nazionale ma anche internazionale.

Quale significato attribuisce all’attacco americano del 7 aprile scorso alla base di Al Shayrat, con il lancio di ben 59 missili tomahawk?

Esistono due fattori che bisogna considerare per comprendere questo fatto ma i mass media occidentali hanno concentrato la propria attenzione soltanto sul primo fattore, offrendo la lettura secondo cui Trump avrebbe voluto affermarsi, con questo gesto, agli occhi dell’America come un presidente forte. Poi c’è il secondo fattore, che è più importante, ovvero l’annuncio esplicito degli USA di voler avere una propria area di influenza sul territorio siriano, in modo particolare nel nord-est e nel sud-est.

I media italiani hanno recentemente abbassato il grado di attenzione sulla Siria, può illustrarci gli ultimi sviluppi? La Siria è salva? Il popolo siriano può dormire sonni tranquilli?

I media hanno smesso di parlare della Siria perché l’imperialismo è stato sconfitto. Adesso che non hanno avuto quella vittoria che immaginavano stanno zitti, ma dopo il fallimento del tentativo di rovesciare il governo, stanno cercando di logorare la Siria con altri strumenti, per questo motivo la battaglia è ancora molto lunga.

Come giudica il rapporto della Siria con la Federazione Russa?

In questo momento gli interessi geopolitici ed economici della Federazione Russa si incontrano, e in molti aspetti combaciano, con gli interessi nazionali della Siria. Ma noi non ci facciamo nessuna illusione, e sappiamo bene che l’intervento della Russia attuale non è motivato da solidarietà internazionalista, come ci si sarebbe potuti invece aspettare dall’Unione Sovietica, ma ciò non significa che non dobbiamo approfittare delle contraddizioni dei centri di potere internazionali.

In che modo potrebbero cooperare i partiti comunisti del mediterraneo per determinare in chiave internazionalista uno sviluppo della macroregione?

La solidarietà è di fondamentale importanza, la nostra posizione come partito è riassunta nello slogan “Per un fronte internazionalista contro l’imperialismo!“. L’unità nei principi e le responsabilità che condividiamo devono essere poste al centro di qualsiasi azione.

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