di Frunze

Domenica 9 Luglio il Primo Ministro Iracheno al-ABadi entra a Mosul e ne proclama la liberazione. Dopo 36 mesi di occupazione da parte dell’ISIS, i cittadini di Mosul possono ora iniziare a ricostruire la propria città e le proprie vite. I morti, la barbarie e il pianto sono ora passati; piangano e muoiano ora le orde barbare dell’ISIS. La vittoria sui fondamentalisti, anche se carissima, è vicina.

Come FGCI e PCI ci uniamo quindi nelle celebrazioni per la ritrovata libertà dei cittadini di Mosul. Vogliamo però ricordare che dobbiamo questa libertà, ancora una volta, alle forze armate russe e non alla posticcia coalizione occidentale. La Russia è stato l’unico Paese a spendersi in primo piano nella lotta contro il fondamentalismo islamico sia in Iraq che in Siria. Non ci sono stati distinguo tra fondamentalisti buoni e cattivi, non ci sono stati accordi, giustificazioni o tentennamenti. Come contro il nazifascismo ottant’anni fa, Mosca non ha esitato mentre l’Occidente mercanteggiava.

Invece, nonostante questo, oggi leggiamo sui giornali della grande vittoria a Mosul per la coalizione occidentale, ma non troviamo una parola per i soldati russi morti sul campo combattendo l’ISIS. Gli stessi soloni una settimana fa bollavano la morte di Al-Baghdadi come propaganda russa e oggi, una volta confermata, glissano e parlano d’altro [1]. Altri pennivendoli ancora si stracciavano le vesti per le vittime civili nella liberazione di Aleppo, ma questa volta applaudono i coraggiosi bombardamenti su Mosul.

Vorremmo che queste fossero solo dimenticanze casuali, ma purtroppo non lo sono. Il Financial Times ce lo conferma e scrive oggi che l’ISIS è stato la legittima risposta sunnita per difendersi dai suprematisti sciiti, cioè dal primo Governo democraticamente eletto in Iraq. Inoltre, per il Financial Times, il Governo Iracheno deve dimostrare le proprie credenziali democratiche dando potere e armi ai leader sunniti moderati di Mosul, cioè all’ISIS [2].

Come FGCI e PCI vogliamo quindi congratularci con i Governi ed i popoli di Iraq, Siria, Iran e Russia che tanto hanno fatto e tuttora fanno per sconfiggere la barbarie del fondamentalismo islamico. Gli altri, i soloni occidentali nelle poltrone dei loro salotti, possono pure rendere amaro questo giorno con i loro sproloqui, ma restano pur comodamente seduti dalla parte sbagliata della Storia.

 

Bibliography

[1] K. Hille, «Russia says it may have killed Isis leader in Syrian air strike,» The Financial Times, 16 Giugno 2017.
[2] FT View, «The threat of Isis shifts as jihadis lose turf in Iraq,» The Financial Timese, 10 Luglio 2017.

 

 

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