Se con la proposta di legge Fiano quelli del Pd vorrebbero mettere in galera tutti i fascisti, proprio i democratici sarebbero, a conti fatti, a rischio arresto in flagranza. Mentre un inedito fervore antifascista pervadeva le mani dei parlamentari autori della legge sull’antifascismo, la bocca di altri parlamentari – sempre del Pd – era parimenti vittima di un fascistissimo impeto: sì, fascistissimo. E’ lo stesso aggettivo con cui vengono ricordate alcune delle leggi più vili del fascismo, tra esse la legge n. 563 del 3 aprile 1926, quella che proibì il diritto di scioperare e riconosceva legittimità ai soli sindacati di regime. Un copione molto simile è quello che sta andando in scena con il tentativo del governo di modificare le disciplina della libertà di sciopero.

“Serve una norma contro la dittatura delle minoranze”, tuona Ichino (il professore/parlamentare dovrebbe ricordare che, secondo il pensiero liberale, la caratterisctica principale di una società democratica sta nella difesa della minoranza contro gli “abusi” della maggioranza, semmai).

Non è contro la dittatura della minoranza che si rivolgono le attenzione di Ichino, ma verso una neo forma di legittimazione dei sindacati “buoni”, quelli che – casualmente – scioperano meno o non scioperano quasi mai.

La FGCI non ci sta e ci opponiamo completamente a questo tentativo di restringimento della libertà di sciopero. Condividiamo di seguito un appello promosso dall’Unione Sindacale di Base, sottoscritto da compagne e compagni del PCI e della FGCI, tra cui il Segretario nazionale della giovanile Francesco della Croce.

 

SCIOPERO: DIRITTO O DELITTO?

Appello per la difesa del diritto costituzionale allo sciopero
Negli ultimi tempi si sono fatti sempre più intensi gli attacchi al libero esercizio del diritto di sciopero come garantito dall’articolo 40 della nostra Costituzione.
Prendendo le mosse dai riuscitissimi scioperi nei trasporti promossi ed effettuati dalle organizzazioni sindacali di base ed autonome, illustri direttori di giornali e giornalisti, ministri e persino l’ex Presidente del Consiglio disarcionato dal referendum Costituzionale del 4 dicembre, si sono lanciati in una crociata per l’ulteriore riduzione del diritto allo sciopero, nonostante la legge italiana 146/90 sia tra le più restrittive in Europa.
E così l’Italia fa la prima della classe in una Unione Europea dove, in un clima di austerità e criminalizzazione del conflitto sociale che ha prodotto tra l’altro la legge Cameron, quella spagnola e la nuova loi travail francese, si indica chiaramente la necessità di colpire il diritto di sciopero e di manifestazione.

La litania è sempre la stessa. Non può essere consentito ad organizzazioni sindacali che non siano maggioritarie, di bloccare il Paese; in nessuno degli autorevoli scritti di questi giorni però ci si pone il problema del perché la rappresentatività reale dei bisogni dei lavoratori sia sempre più in capo al sindacalismo conflittuale.
Ma il nodo della questione è certamente un altro. Chi oggi chiede con forza un inasprimento della normativa sullo sciopero ha in mente di sottrarre il diritto allo sciopero ai singoli lavoratori per attribuirlo alle organizzazioni sindacali, negando così il principio secondo cui lo sciopero è un diritto soggettivo che si esercita collettivamente.
Questo dicono esplicitamente i Disegni di Legge giacenti da tempo al Senato e che sono stati recentemente riesumati. Non solo quindi si vuole procedere ad un vero e proprio stravolgimento del senso attribuito dalla Costituzione al diritto soggettivo allo sciopero, ma si propongono per legge ai fini della proclamazione dello sciopero, parametri irraggiungibili per qualsiasi organizzazione sindacale in assenza di una legge democratica sulla rappresentanza capace di verificare, non per autocertificazione, la reale rappresentatività delle organizzazioni sindacali.
L’attacco al diritto di sciopero si configura come un ben più ampio attacco al lavoro, ben sapendo che la crisi economica, l’aggressività del padronato, l’enorme tasso di disoccupazione e precarietà non potranno essere ancora per molto tempo governati con i bei discorsi e in pressoché totale assenza di forti investimenti economici e sociali per riequilibrare una situazione che sta divenendo ogni giorno più esplosiva. Stringere le maglie dell’esercizio democratico e cosciente dello sciopero significa ridurre la possibilità che attraverso il conflitto la parte debole della società possa modificare in meglio la propria condizione lavorativa ed economica; non era questo l’intento dei Costituenti che invece attribuivano proprio al libero esercizio del diritto di sciopero questa valenza.

E per questo lanciamo un “appello”, una “chiamata nominale” a prendere la parola collettivamente per dire che tutte le lotte per un lavoro sicuro e dignitoso, per la difesa della Costituzione sono e saranno lotte per il diritto di sciopero e di conflitto, e viceversa.

Per dire che la “modernità” dei governi di questi anni ci ha riportato indietro di settant’anni anni alla famosa domanda dei giuristi prima della Costituzione: “sciopero: diritto o delitto?”.
I primi firmatari

Paolo Maddalena (Vice Presidente emerito Corte Costituzionale)
Gianni Ferrara (Costituzionalista)
Giovanni Palombarini (Magistrato)
Claudio De Fiores (Costituzionalista)
Massimo Villone (Costituzionalista)
Pierpaolo Leonardi (USB)
Giorgio Cremaschi (Eurostop)
Alexander Hobel (storico, Univ.Napoli, e rivista “Historia Magistra”)
Andrea Danilo Conte (Avvocato Firenze)
ANED-Associazione nazionale ex deportati
Angelo Ciampi (Università Winterthur, Comitato democrazia sociale”)
Angelo Ruggeri (Comitato scientifico rivista Fenomenologia e Società)
Antonio Di Stasi (Ordinario di Diritto del lavoro)
Arturo Salerni (Avvocato)
Associazione Centro Salvatore d’Albergo-Il Lavoratore”
Associazione nazionale Giuristi Democratici
Aurelio De Angelis (Avvocato Bari)
Carla Filosa (Redattrice rivista La Contraddizione)
Carlo Barbiani (Mov. Naz. Rilancio e Attuazione Cosituzione)
Carlo Formenti (Giornalista)
Carlo Guglielmi (Forum Diritti Lavoro)
Centro documentazione di storia dell’Emigrazione e del Movimento operaio e contadino
Cesare Antetomaso (Associazione nazionale Giuristi Democratici)
Comunità Democratica (Cattolici per il NO)
Confederazione Sovranità Popolare
Dino Greco (ex direttore Liberazione)
Eleonora Forenza (Parlamentare europea GUE/NGL)
Ermanno Fornaciari (Avvocato Verona)
Ernesto Screpanti (Docente Economia Università di Pisa)
Fabrizio Tomaselli (USB)
Francesco Auricchiella, Avvocato Catania
Francesco Della Croce (Segretario nazionale FGCI)
Francesco Schettino (Univ.Napoli, Direttore “Università Popolare A. Gramsci”)
Franco Astengo (politologo)
Franco Russo (Forum Diritti Lavoro)
Gaetano Bucci (Docente Univ. Di Bari,Costituzionalista)
Giacomo Gianolla (Avvocato Padova)
Gianluigi Valesini (Avvocato Milano)
Giovanni Chiellini (avvocato)
Giovanni Mazzetti (Presid. Centro Studi/Iniziative Redistr. Lavoro)
Giovanni Russo Spena (Giurista)
Giuseppe Marziale (Avvocato Napoli)
Guglielmo Giuliano (Avvocato Bologna)
Lidia Menapace (partigiana ed ex senatrice)
Loredana De Petris (Pres. Gruppo Misto Senato SI-SEL)
Loretta Sechi (Avvocato Cagliari)
Luciano Vasapollo (Docente Università La Sapienza)
Luigi Di Giacomo (Attuare la Costituzione)
Manuela Palermi (PCI)
Marco Bersani (Attac Italia)
Mario Agostinelli Mario (ex segr. gen. CGIL Lombardia, Presidente Ass. Energia felice)
Maurizio Acerbo (Segretaro nazionale PRC)
Mauro Casadio (Eurostop)
Michele Gioiello Vittorio (direttore del Cespi)
Mimmo Porcaro (Eurostop)
Movimento Naz. Antifascista Difesa Integrale e Rilancio Costituzione
Nicola Sponza (Avvocato Trieste)
Nicoletta Dosio (NOTAV)
Paola Palmieri (USB)
Paolo Ferrero (Vice Presidente Partito Sinistra Europea)
Pasquale Maria Crupi (Avvocato Roma)
Raul Mordenti (Saggista, Univ.Roma)
Riccardo Faranda (Avvocato Roma)
Roberta Lombardi (Deputata M5S)
Sergio Cararo (Contropiano)
Stefano D’Errico (Unicobas)
Stefano Fassina (Deputato SI)
Ugo Boghetta (Eurostop)
Valerio Evangelisti (Scrittore)
Veronica Pichilli (Avvocato Salerno)

Firma la petizione su
https://www.change.org/p/presidente-camera-deputati-e-presidente-del-senato-appello-in-difesa-del-diritto-di-sciopero?recruiter=525260720&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish
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