Per il lavoro e per il Paese, nessuna svendita e sì alle nazionalizzazioni. Si possono sintetizzare così le ragioni della protesta dei lavratori USB oggi a Roma, davanti al Ministero dello Sviluppo economico, teatro dell’incontro tra ILVA e nuova proprietà, per l’avvio delle trattative. “Ahinoi si tratta di  trattative con Arcelor Mittal e Mar­cegaglia, non con lo Stato come invece noi chiediamo” dice in piazza Sergio Bellavita dell’Unione Sindacale di Base. “Sono con noi i lavoratori di Alitalia, della Piaggio e di altre aziende in crisi o comunque all’inizio di una fase di pesante ristrutturazione. Vogliamo porre al governo la questione di un nuovo intervento pubblico in economia. Senza questo, molte aziende sono destinate a chiudere e non si risolveranno molti problemi come quello ambientale, nel caso del’ILVA.

Presenta alla manifestazione, proprio nella delegazione di Taranto, anche Sasha Colautti, sindacalista USB oggetto di un trasferimento punitivo e antisindacale dalla sede di Trieste della Wartsila a Taranto. “Sono qua per condividere le lotte, specie quelle nei settori strategici del Paese. A Trieste abbiamo una situazione nel siderurgico che, nel piccolo, vive la stessa vicenda dell’ILVA – non a caso è chiamata “l’altra ILVA” – anche per l’impatto ambientale che ha sulla città e sono qui anche per il calore e l’accoglienza che i hanno riservato i compagni di Taranto. La mia vicenda – ha continuato il sindacalista – è iniziata col mio ritorno in fabbrica e con la volontà di costruire l’USB anche nel mio luogo di lavoro. Per tutta risposta l’azienda mi ha trasferito in modo ritorsivo a 1000 km dalla mia casa e dalla mia famiglia. Il 28 luglio la vicenda proseguirà con la prima udienza.”

Le balle che ci raccontano governi e giornali su come dovrebbe andare l’economia sono insostenibili – così ha iniziato il suo interventi Giorgio Cremaschi, della Piattaforma sociale Eurostop – dicono che non si può nazionalizzare, ma il potere pubblico che si priva di questo strumento di pressione sul privato è un potere che svende tutto. L’alternativa non è tra privato o pubblico – ha continuato Cremaschi – ma pubblico o svendita e distruzione di tutto. Le privatizzazioni in Italia sono state le peggiori ruberie fatte negli ultimi 20 anni. Arcelor Mittal offre un pacchettino di soldi per l’ILVA, rispetto ai quali il solo terreno, grande quanto tutta la città di Taranto, vale molto di più. Questo è un esempio di svendita.”

In piazza era presente anche il Segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana, Francesco Valerio della Croce, che ha portato la solidarietà dei giovani della Fgci al sindacato e ai lavoratori in lotta. “Nel nome di ce lo chiede l’Europa – afferma Della Croce – stanno facendo del nostro Paese un deserto senza apparato produttivo e industriale, un’Italia come periferia dell’impero (tedesco)”. “Chiedere le nazionalizzazioni è non solo una necessità per salvare i posti di lavoro, ma anche per salvare l’economia italiana, il Paese che BCE e Commissione europea vorrebbero ridotto a cameriere d’Europa”. L’autunno caldo – ha concluso il segretario della FGCI – è già cominciato, dobbiamo unire le lotte e farlo a partire dalle prossime mobilitazioni: per il lavoro e l’intervento dello Stato in economia, contro tutto ciò che si porrà davanti a questi obiettivi, a cominciare dall’Unione europea e governo.

la Redazione

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