Mario Draghi ci spiega la UE. Se avessimo dovuto consigliare un titolo per la conferenza stampa estiva del presidente italiano della Banca Centrale Europea, sicuramente avremmo suggerito questo. Non tanto per il tema affrontato, cioè l’evoluzione della politica monetaria della BCE (i mercati sono “preoccupati” per il mancato annuncio di una stretta nella politica dei quantitative easing che ha inondato di liquidità, non certo l’economia reale, ma proprio l’esoterico mondo dei mercati e quello dei Titoli di Stato). Il governatore della BCE si è limitato a chiedere ai mercati  pazienza, perchè prima o poi questa benedetta ripresa apparirà sulla curva di Phillips, la quale evidenzia che la crescita o meno dei salari è legata all’andamento della disoccupazione: con un elevato tasso di disoccupazione i salari cadono in basso, visto che i lavoratori si trovano in una posizione contrattualmente più debole. Un principio di elementare buon senso, prima che scientifico.

Per Draghi, allora, siamo nelle mani del destino. E, in effetti, sarebbero mani ben più affidabili di quelle dei tecnocrati di Bruxelles ma, ahinoi, non siamo solo nelle mani della provvidenza. Siamo anche in balia delle Istituzioni europee, BCE tra queste. Quello che però ha catturato l’attenzione è stata una lectio magistralis sul funzionamento dell’Unione tenuta dallo stesso Draghi, della durata di un cinguettio, un tweet si dice oggi. “Il nostro mandato non è né la crescita, né l’occupazione, ma la stabilità dei prezzi”, ci dice l’account social della BCE, riprendendo un’affermazione pronunciata nella conferenza da Draghi.

Veritas vos liberat. E se la verità viene dal presidente della BCE… Quasi sembra di sentire nell’orecchio un tono piccato accompagnare questa frase, quasi a dire: ” ma che volete da me, è l’Unione europea bellezze!”

C’è da ringraziare Mario Draghi per averci semplificato le cose. Nella tecnicità dei trattati, è sempre complicato dare un senso di massa all’analisi delle dinamiche economiche nella UE. Ma la sua non è un’ interpretazione qualunque: è, come la chiamano i giuristi, un’interpretazione autentica. Di cosa? Proprio delle norme UE.

Spesso, in questo sito, abbiamo fatto riferimento ai trattati UE; consideriamo il TUE, Trattato sull’Unione Europa, in particolare all’art. 3 comma 3: “L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.” Nella enumerazione di obiettivi contenuto nella norma, pare che ciascuno di essi abbia pari dignità e cittadinanza tra le prerogative dell’Unione. A dirci che non è così, era già stato Vladimiro Giacchè, in un’analisi* complessiva di un articolo del Trattato essenziale per comprendere i meccanismi di funzionamento della UE, basata su una forte competitività interna – tendente a cancellare ogni inutile orpello di solidarietà e cooperazione tra Stati – e sul primato della stabilità dei prezzi rispetto agli altri obiettivi citati, piena occupazione in primis.

Ieri, appunto, è arrivata l’interpretazione autentica di Draghi che si è spinta anche più in là: dell’occupazione e della crescita, alla BCE non potrebbe fregare meno, il loro mandato è per la stabilità de prezzi.

Ed, in effetti,  quanto scritto nello stesso TUE all’art. 127, comma 1 completa il senso dell’interpretazione e le da una chiara base giuridica: “(…) l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea.” Più chiaro di così?

Giorni addietro, ancora su questo sito, commentando i dati sulla disoccupazione forniti dall’ISTAT ci dicevamo meravigliati delle dichiarazioni sul “fallimento” del JobsAct e, al contrario, sostenevamo che la riforma del lavoro è il capolavoro del PD per padroni e Ue, perchè capace di garantire un tasso di disoccupazione irrilevante per l’andamento dell’inflazione (tasso disoccupazione naturale, NAIRU).

La conclusione amara di questo piccolo ragionamento è che è incomprensibile l’attardarsi di molti ad aprire uno scontro frontale con una costruzione liberista e imperialista come la UE, la cui natura è intrinsecamente radicata nei suoi trattati costituente (di cui abbiamo parlato sopra), nei suoi essenziali pilastri (liberalizzazione della circolazione dei capitali, del lavoro e cambio rigido, in una elencazione** proposta persino da Martin Feldstein, docente ad Harvard già capo consigliere economico di Reagan; ancora per la serie “il nemico ti sbatte la verità in faccia”) e la cui irriformabilità è oramai sotto l’esperienza empirica di tutti.

Come dice Draghi, l’obiettivo della BCE non è l’occupazione, ma è la stabilità della disoccupazione.

 

di Francesco Valerio della Croce, Segretario nazionale FGCI

 

 

*Cfr. Vladimiro GIACCHE’, Costituzione italiana contro Trattati europei. Il conflitto inevitabile, 2015, Imprimatur

** Cfr. Martin FELDSTEIN, The Failure of the Euro, in The Foreign Affairs, 2012

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