La Mafia a Roma non esiste.”

Lo ha detto il legale di Carminati.

E forse si spiegano i così i festeggiamenti, i sorrisi, le espressioni di soddisfazione di quanti proprio di associazione mafiosa erano stati accusati. Badate, non perché gli illustri siano stati assolti in toto, ma proprio perché a Roma la Mafia non esiste, e lo ha deciso un tribunale.

Si festeggia, perché venendo meno il reato di associazione mafiosa, “degradato” a associazione criminale, si potrà evitare l’applicazione del famoso 41-bis, regime di carcere duro, cui lo stesso Carminati era sottoposto. Perché le pene inflitte, pur ingenti, potrebbero essere ridimensionate in appello non essendo assimilabili al reato di associazione criminale.

Il legale di Buzzi, a domanda del giornalista, afferma invece “Sono sempre stati i pubblici ufficiali a chiedere soldi o altre utilità a Buzzi, senza alcun timore.” Sul perché i pubblici ufficiali si rivolgessero a Buzzi, su quali fossero le credenziali che lo stesso Carminati avrebbe avuto per trattare con le istituzioni pubbliche, questo evidentemente non ha rilevanza.

Come se, oltretutto, l’aver gestito un sistema di corruzione pervasivo di gran parte delle istituzioni capitoline fosse in qualche misura un fatto trascurabile, una minuzia, la costatazione di un’ovvietà per la quale nemmeno sentirsi indignati.

E allora tutti tranquilli, perché la mafia a Roma non esiste.

Non importano le tangenti, gli appalti giostrati, la gestione di migranti e rifiuti, non importano i sequestri che un mese fa hanno reso evidente quello che da anni si nasconde in tutte le città d’Italia, e che hanno coinvolto 46 locali romani.

Non importa che Carminati&co controllassero il “Mondo di mezzo” facendo da congiunzione tra istituzioni e cittadini, causando quella ferita tra Stato e popolo che è l’humus in cui  prolifera l’infezione mafiosa.

Non importano le prepotenze cui anche i cittadini romani sono spesso sottoposti.

Non importa, perché la mafia esiste solo nel vocabolario siciliano,calabrese,campano,lucano o pugliese.

L’amarezza è tanta, perché tutto questo avviene a poca distanza dalle commemorazioni di Falcone e Borsellino, giorni di cordoglio a cui però raramente seguono atti concreti.

Come per Rosario Livatino, giovane giudice assassinato dalla mafia, che Francesco Cossiga definì “giudice ragazzino”, accusandolo neanche troppo velatamente di incompetenza.

Talmente incompetente  da costringere la mafia a ucciderlo a soli 38 anni, giorni fa la sua lapide commemorativa è stata danneggiata, così come pure la statua di Falcone a Palermo.

Non ci pensiamo, stiamo tranquilli, che tanto a Roma, ma magari in Italia pure, la mafia non esiste.

 di Gennaro Chiappinelli– Segreteria FGCI Roma e Dipartimento naz.le Antimafia

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