Il lago di Bracciano sta scomparendo a vista d’occhio, come gli altri laghi della Regione Lazio, giorno dopo giorno a causa delle precipitazioni ridotte dell’80% e delle eccessive captazioni. La situazione è nota e visibile a tutti sin dai primi mesi del 2017 ma, tuttavia, è ora di interesse locale e nazionale specie per il fuoco incrociato e mediatico in cui sono finiti Zingaretti, Raggi e Acea”.

Per mesi le città che sorgono sulle sponde del lago hanno portato avanti delle mobilitazioni sottotono, incastrate tra una sagra e l’altra, mentre Acea – controllata dal Comune di Roma – continuava indisturbata le proprie attività. Venerdì scorso (21 Luglio 2017, ndr) la Regione Lazio ha disposto ad Acea Ato 2 lo stop delle captazioni ma, dalla risposta dell’azienda, – che considera inutile l’atto della Regione – il lago sembra essere considerato un pozzo senza fine, anziché un’ecosistema da tutelare.

Nel frattempo, tra chi considera illegittima la decisione del presidente Nicola Zingaretti e la polemica che coinvolge la sindaca di Anguillara Sabazia (che ora rischia di essere sfiduciata dalla propria maggioranza consiliare) e Virginia Raggi, il livello del lago è meno di un metro e 30 centimetri rispetto allo zero idrometrico. A qualcuno interessa veramente del Lago di Bracciano? Al momento del rilascio della concessione nel 1990 per la gestione del servizio idrico si indicò la quota di 161, 90 metri s.l.m., come minimo raggiungibile, ed un sistema di blocco automatico delle captazioni al raggiungimento della soglia. La quota, come dichiarato dal Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano, attualmente è “16 centimetri sotto e ciò vuol dire milioni di metri cubi d’acqua”.

Il lago, all’origine riserva idrica di emergenza della Capitale e di Civitavecchia, é divenuto fonte di approvvigionamento quotidiana; inevitabile quindi lo stop alle captazioni per tutelare il Lago, che rientra nel Parco Naturale Regionale di Martignano e Bracciano, e l’intervento delle istituzioni coinvolte che, lavorando fin da subito per recuperare il tempo perso, devono adoperarsi per una diversa gestione della risorsa idrica ed attivare il piano di adattamento al clima, come già auspicato da Legambiente.

di Edoardo Annucci, attivista ambientalista

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