Il Partito Comunista Italiano (PCI) e la Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), fin dalla loro rinascita avvenuta un anno fa, hanno dichiarato chiaramente come questa Unione Europa sia una gabbia con un fine ben preciso: fare dell’Europa un insieme di nazioni votato allo sviluppo del capitalismo mondiale e alla compressione dei diritti dei più deboli.

L’unità europea, come la vediamo oggi, è il risultato della volontà di garantire massimi profitti alle grandi imprese transnazionali e arricchimento “senza freni” dei grandi capitalisti.

L’inserimento dell’equilibrio di bilancio nella nostra Costituzione e il refrain del “ce lo chiede l’Europa” quando i nostri governanti approvano leggi disastrose per la vita del popolo, ci mostrano chiaramente come Bruxelles non abbia interesse (o non sia in grado?) di innalzare il benessere della popolazione che vive nel Vecchio Continente.

Alcuni dati sono emblematici dello stato comatoso, dal punto di vista dei popoli, nel quale versa questa organizzazione sono:

  • Tasso di disoccupazione medio al 7.8%. Naturalmente, i paesi deboli come l’Italia sono abbondantemente sopra tale media (quasi il 12%).
  • Il tasso di rischio di povertà è appena sotto il 20% del totale della popolazione.
  • Dai dati forniti da Oxfam Italia vediamo come, in Europa, ci sono 342 miliardari e 123 milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale.

A fronte di tutto ciò, invece di cambiare rotta e puntare almeno ad intraprendere politiche redistributive e socialmente sostenibili, le istituzioni europee e i vari governi nazionali (salvo rare eccezioni) continuano a propugnare politiche liberiste, con privatizzazioni e abbattimento degli investimenti nel sociale, naturalmente a vantaggio dei grandi capitalisti.

Dinnanzi a questo quadro desolante ma non immutabile, tornano alla mente le parole “profetiche” di Lenin quando diceva: “dal punto di vista delle condizioni economiche dell’imperialismo, ossia dell’esportazione del capitale e della spartizione del mondo da parte delle potenze coloniali “progredite” e “civili”, gli Stati Uniti d’Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari”.

Fortunatamente, nel mondo non tutte le unità sovranazionali basano le loro fondamenta sull’idea del profitto e dell’arricchimento di pochi a danno di molti.

L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) va proprio nella direzione di una maggiore integrazione fra gli stati basata sulla cooperazione, l’aiuto e il sostegno reciproci, la sostenibilità economica, il benessere della popolazione e la collaborazione con gli altri “poli” mondiali (BRICS in primis).

Questa organizzazione è nata nel 2004 per volere di Hugo Chàvez e Fidel Castro, rispettivamente ex Presidenti di Venezuela e Cuba.

Inizialmente essa nacque per distruggere definitivamente il progetto ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe), con il quale gli USA avrebbero sostanzialmente e definitivamente rovinato le varie economie statali della parte centro-sud del Continente; è infatti risaputo che l’abolizione dei dazi e la piena libertà di circolazione delle merci e dei capitali (dall’Alaska alla Patagonia, come amava ripetere l’ex Presidente Bush) va a vantaggio del grande capitale e di chi esporta prodotti ad alto valore aggiunto (Stati Uniti), svantaggiando invece chi esporta soprattutto materie prime (i paesi centro-sud americani).

Scongiurato tale pericolo, ALBA ha iniziato a strutturarsi e a svilupparsi sempre più, arrivando all’attuale organizzazione composta da ben 11 stati.

Tutte le iniziative che vengono prese non si basano dunque su politiche liberiste, sul tentativo di affossare un Paese a vantaggio di un altro e sulla volontà di pochi di appropriarsi della maggior parte della ricchezza prodotta dai molti. ALBA garantisce uno sviluppo equo e solidale a tutti gli aderenti, nonché sostegno ai paesi più bisognosi. L’accordo Venezuela-Cuba sulla fornitura di petrolio venezuelano in cambio di medici provenienti dall’isola caraibica è l’esempio lampante di tale solidale collaborazione.

Per raggiungere l’obiettivo principale, ossia il pieno sviluppo della persona umana e il mantenimento e miglioramento di questo nostro pianeta, ALBA si muove attraverso interessantissimi progetti denominati “grannacionales” come  ALBA  Alimentos, ALBA Cultural, ALBA Educación e ALBA Salud (tutti progetti dove la collaborazione pacifica e reciproca fra i popoli e gli stati, per un loro sviluppo ragionato ed intelligente, è il punto cardine).

A tal proposito, le parole di Liévano Aguirre (storico e diplomatico colombiano) sono chiare e precise: “ [ALBA è] la proclamaciòn a nombre de la América hispana de la voluntad de sus pueblos de transformar su revoluciòn de independencia en la avanzada de un movimiento destinado a provocar, en escala mundial, un cambio de las condiciones sociales y polìticas que dividìan al mundo en metròpolis y colonias”.

ALBA garantisce anche un ruolo di primo piano ai vari movimenti che lottano, da sempre, per il miglioramento delle condizioni di vita dei popoli; alcuni esempi sono:

  • Il Foro di San Paolo, con il Partito dei Lavoratori brasiliano in prima linea.
  • Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).
  • Movimento de los “Piqueteros”, formato da disoccupati argentini.
  • Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra in Brasile.

Non è un caso che, ad esempio, il Vertice dei Rappresentanti di vari movimenti sociali della regione, svoltosi in Brasile dal 16 al 20 Maggio 2013 e chiamato “Assemblea Continentale dei Movimenti Sociali verso l’ALBA” dichiarava, nel documento finale, che essa è “essenzialmente un progetto politico, anti-neoliberale e anti-imperialistico. É basato sui principi di cooperazione, complementarietà e solidarietà che cerca di accumulare forze popolari e istituzionali per una nuova dichiarazione della indipendenza Latinoamericana”. “É un movimento di popoli e per i popoli, per l’integrazione dei popoli, per la vita, la giustizia, la pace, la sovranità, l’identità, l’uguaglianza, per la liberazione dell’America Latina, attraverso un’emancipazione che concepisca un socialismo Indo-Afro-Americano”.

Concludendo, possiamo dunque ragionare sul fatto che, ad oggi, le possibili unità sovranazionali si possono sviluppare, sostanzialmente, su due differenti assi: quello capitalista basato sullo sfruttamento e sull’accaparramento di risorse di pochi ai danni di molti (l’Unione Europa attuale ne è uno degli esempi più lampanti) e quello socialista basato sulla condivisione, sul rispetto e sulla collaborazione fra stati (ALBA ne è uno degli esempi migliori).

Il PCI e la FGCI, quindi, ritengono questa Unione Europea irriformabile, dannosa e drammaticamente pericolosa per i popoli del mondo. Propongono ed auspicano dunque la nascita di una diversa unità dei popoli europei, a partire da quelli del sud del Continente, basata sui valori e sulle azioni che ALBA sta mostrando per l’America Latina e i Caraibi (ovviamente tenendo conto delle differenze che esistono fra i due diversi territori).

 

di Alessandro Fanetti, Segretario Regionale FGCI Toscana

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