Home Saperi&Istruzione Scuola. A Caserta la campanella non suonerà per tutti

Scuola. A Caserta la campanella non suonerà per tutti

Per 57000 studenti ci sarà la doccia fredda, una doccia inaspettata per gli studenti di Caserta e provincia. Durante l’anno scolastico appena concluso, la decisione di chiudere alcuni degli istituti scolastici sembrava solo una  “voce di corridoio”, almeno fino al provvedimento risalente alla primavera scorsa, in cui è stato stabilito di chiudere 4 Istituti.
Ora la decisione presa dalla Provincia di Caserta  assume connotati peggiori, perchè il presidente Lavornia ha predisposto, anche se in via cautelativa, la sospensione delle attività didattiche per l’anno scolastico 2017-2018 in quanto le strutture casertane non rispettano nè i criteri antisismici nè quelli antincendio. Una decisione presa a conti fatti per mancanza di fondi da parte dell’ente, ormai in dissesto finanziario da 3 anni.
A farne le spese saranno come al solito gli studenti, i genitori e gli insegnanti che non sapranno e non avranno certezze sul da farsi e di dove andare a Scuola. Beffardamente saranno degli spettatori increduli, dovranno assistere all’ennesimo giro di Valzer, all’ennesima patata rovente che verrà passata da ente in ente, con la deresponsabilizzazione che ci hanno abituati già da tempo.
E’ inammissibile che nel 2017 non si riesca a fornire la benchè minima manutenzione ordinaria che impedisce nei fatti l’erogazione di un diritto inalienabile come quello all’istruzione.
Le scuole che rischiano questa paralisi son più di 90, la situazione di Caserta e provincia si inserisce in una cornice nazionale che, a quanto pare, in tema di edilizia scolastica non ha nessuna anomalia. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Legambiente, sono 9 su 10 gli edifici antisismici.
Ci troviamo davanti ad una pessima fotografia, ad uno stato di totale dissesto, dove le priorità ci vengono dettate da organismi sovranazionali come la UE, che ci chiede la politica “lacrime e sangue” dei tagli tramite il Fiscal Compact e dalla Nato, che ci chiede di aumentare le spese di guerra dal 1,4% del Pil attuale fino ad arrivare al 2%, in pratica dovremmo passare a sborsare dai 64 milioni giornalieri ai 100 per le spese militari del Patto Atlantico.
Non esiste nessun piano sull’edilizia pubblica ma al contempo si dà il consenso, tramite la missione navale varata dal Parlamento in questi giorni, all’ennesima indigenza nella politica della Libia.
I soldi ci sono e non mancano, questo lo sappiamo. Quando si deve mettere mano al portafogli per salvare una banca si chiama allo stato di emergenza, la vicenda delle banche venete ci ha palesato per l’ennesima volta questo trend. Il Governo non dà soluzioni concrete ma solo slogan e proclami. Basta chiacchiere, serve rovesciarlo!

Di Salvatore Ferraro – Resp. Scuola e Università FGCI