«Per favore, non siate troppo gentili. Tipo quando fate entrare qualcuno in macchina, e gli proteggete la testa, sapete, come mettete la mano sopra. Tipo, non fate battere la loro testa, e hanno appena ucciso qualcuno. Ho detto, “potete togliere quella mano, ok?”».


Parole uscite dalla bocca del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 30 Luglio 2017, davanti ad una platea gremita di poliziotti e suoi sostenitori. A quanto pare la polizia statunitense ha però già raccolto l’invito di Trump ad essere “poco gentili” molto tempo prima che lo stesso diventasse presidente: secondo un’analisi dettagliata del Washington Post nei primi 6 mesi del 2017 la polizia a stelle e strisce ha ucciso 492 persone, in continuità con i dati dei due anni precedenti, difatti nel 2016 i cittadini USA uccisi dalle forze dell’ordine sono state 963 e 991 nel 2015.

Il quadro impietoso che viene fuori da questi numeri è impensabile per un qualsiasi altro paese all’infuori degli USA. L’auto proclamata “nazione eletta da Dio” vanta dei record poco invidiabili in fatto di sicurezza e forze dell’ordine, tanto che si potrebbe fare un confronto con una nazione considerata instabile e pericolosa e rimanerne sorpresi dai risultati.

Il Dipartimento di Stato USA nel Giugno 2016, dopo la strage di Orlando, ha pubblicato un dossier dove si evince che tra il 2004 e il 2013 i cittadini uccisi da armi da fuoco negli USA sono stati ben 316.545, contro i soli 36 uccisi in attentati terroristici. Ogni 1000 morti per sparatorie un morto per terrorismo. Una piaga endemica alla quale nessun presidente è riuscito (o non mai avuto l’intenzione) ad intervenire per debellarla.

La storia del mondo ci insegna che l’amore tra americani e armi viene da lontano, un amore così forte tanto che la costituzione del 1787, esattamente nel II emendamento, conferisce ad ogni americano il diritto costituzionale di possedere una o più armi. Un diritto che in Europa farebbe rabbrividire molti. Sappiamo che si tratta di un retaggio tipico delle società del XVIII secolo, ma questo dettaglio storico non fa che aggravare ancor di più la situazione: come può un popolo che si considera faro di civiltà tenersi stretto beceri diritti in disuso in tutto il pianeta? Può eccome, tanto che Trump, uno dei 5 milioni di iscritti alla National Rifle Association (la lobby delle armi), ha elogiato e difeso a spada tratta il II emendamento nella sua campagna elettorale, garantendo a tutti i cittadini americani che la loro libertà di sparare non verrà toccata né ora né mai.

Le conseguenze di questa “libertà” sono molteplici: dalle scuole con i metal detector all’impressionante numero di armerie sparse per il paese che superano di molto, come numero, i distributori di benzina. Ma forse la più grave e per certi versi meno conosciuta è lo stato in cui versa il sistema penitenziario made in USA.

Ad oggi sono detenuti nelle prigioni statunitensi e sotto altre forme di detenzione, secondo un rapporto del Dipartimento di Giustizia, ben 6.700.000 persone. Un americano ogni 32. Di questi il 60% è afroamericano o ispanico, dato che rende nudo agli occhi di tutti il livello di tensione razziale che ancora imperversa nel paese. Con solo il 5% della popolazione mondiale gli Stati Uniti hanno il 25% della popolazione carceraria mondiale, con ben 2.200.000 detenuti. Al secondo posto c’è la Cina con 1.600.000, ma con una popolazione quattro volte maggiore quella americana. Altro che la terra dei liberi e dei coraggiosi!

Se qualsiasi altra nazione del mondo presentasse numeri del genere sarebbe considerata all’unanimità dalla comunità internazionale come pericolosa, totalitaria e antidemocratica. Purtroppo non è così e oggi a subire il trattamento che dovrebbe ricevere la nazione a stelle e strisce è il Venezuela di Maduro, vittima di un attacco violentissimo dal forte sapore golpista. Non solo la Repubblica Bolivariana non si avvicina minimamente ai numeri impietosi degli USA, ma supera in qualità gli stessi in campi quali salute e istruzione, diritti fondamentali e universali che nella terra delle opportunità sono appannaggio dei privati e si pagano a peso d’oro.

Come ogni uomo amante delle armi e della guerra, gli Stati uniti non sopportano chi non ubbidisce ai loro ordini, è più forte di loro. Il sentimento di schiacciare ogni popolazione, movimento, nazione o idea che non rispecchi il loro modo di essere e di vivere è così spropositato e asfissiante che ha portato questo pianeta a preferire di gran lunga la disuguaglianza all’eguaglianza, il profitto per pochi al benessere per molti. Ma davvero vogliamo vivere una vita così?

di Nicolò Monti, segreteria naz. FGCI

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