Altro giro, altra corsa: dopo la richiesta di lavoro da parte del giovane Paolo, milanese ma rifiutato perché considerato “troppo nero” per lavorare in un ristorante sulle spiagge romagnole, è la volta di Chiara.

La ragazza in questione è una 18enne che, come parecchie coetanee, si è affidata ai gruppi Facebook per trovare lavoro; quello che non si aspettava, però, è l’estrema cattiveria con cui il datore di lavoro (l’ennesimo in questo periodo!) le ha risposto.

Ma vediamo come è andata la vicenda: Chiara, della zona limitrofa a Chivasso (in Piemonte), ha inserito un annuncio lavorativo sul più noto social network in circolazione, credendo di ottenere maggiori possibilità rispetto alla ricerca tramite agenzie interinali. Ed è qui che avviene il “miracolo” momentaneo. La ragazza infatti viene ricontattata dal datore, che le richiede il curriculum per una valutazione. Ma che, subito dopo, la intima di cambiare foto sul suo profilo (raffigurante una quotidiana scena di dolcezza tra due giovani ragazzi innamorati), nascondendosi dietro la classica scusa del “Non sei tu la persona che cerco”, che cela il più becero razzismo possibile. Venendo poi confermato dalla sentenza successiva:

A questo punto Chiara difende a spada tratta non solo la sua relazione, ma anche la sua vita privata, le sue scelte, la sua libertà: ciò che dovremmo fare tutti noi, ciò che facciamo per migliorare la qualità delle nostre vite, e di quelle che verranno in futuro.

Scegliamo il nostro futuro, oggi!

di Fabio Ferraris, Dipartimento Lavoro FGCI

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