Ci si stupisce di come il web sia un posto in cui domina la totale anarchia e del fatto che chi dovrebbe controllarlo lo faccia in maniera approssimativa, spesso censurando notizie di informazione alternativa solamente perché tali (vedi quanto accaduto al nostro segretario riguardo il Venezuela). Non sono da denunciare le campagne anti fake news, ma lo è il metodo con il quale queste vengono condotte: basti pensare al fatto che pagine neofasciste prolifino su facebook senza controllo, tanto che molte sono anche sponsorizzate: grazie agli investimenti in denaro che effettuano gli amministratori di queste a favore dello stesso social network, la visibilità dei post e, di conseguenza, delle condivisioni di queste tante pagine aumenta.

Ovviamente tanti si sono accorti che questo odio contro il diverso o contro il debole attiri molte persone, ma non tutti si sono schierati dalla parte di questi ultimi. Un esempio può essere il quotidiano “Libero” che fa del vero e proprio sciacallaggio, facendo comparire in prima pagina titoli come “Bastardi islamici” (14 Novembre 2015), dopo i sei attacchi terroristici simultanei avvenuti a Parigi la sera prima, “Patata bollente” (10 Febbraio 2017), riferito al sindaco di Roma Virginia Raggi, e “A Napoli si bruciano da soli” (13 Luglio 2017), per descrivere i drammatici roghi che hanno colpito il capoluogo campano.

Purtroppo il quotidiano citato non è l’unico che si comporta da sciacallo; i fatti, molto spesso, è lo stesso politico di uno dei “grandi” partiti che alimenta questo fenomeno a causa del quale i social network sono diventati il posto preferito in cui una massa inferocita si sente in dovere di esprimere la loro rabbia, questo perchè viviamo in un periodo durante il quale fare politica siginifica creare slogan (anzi, creare uno slogan e ripeterlo più volte, qualsiasi sia l’argomento) senza spiegarlo. I leader ai quali viene data più visibilità non sprecano la loro vita approfondendo e studiando dati e notizie, poichè hanno constatato che attraverso slides o stati veloci su Facebook accaparrano più voti di quando cercano di esporre le loro idee distorte e confuse.

Il problema è che molto spesso questi stati sono saturi di razzismo, in tutte le sue forme, andando a colpire l’immigrato, il musulmano, la donna, l’omosessuale ecc. Per capire quanto questo odio incondizionato verso chi è generalemente considerato il più debole sia presente nel web e nella vita reale farò diversi esempi, dimostrando come spesso web e vita reale vadano ad influenzare ora l’uno ora l’altra. Il primo esempio riguarda il capotreno di Lodi che aveva finto di essere accoltellato alla mano da un passeggero immigrato, notizia presa al volo e sia pubblicata su Facebook dal segretario della Lega Matteo Salvini, con tanto di hashtag #stopinvasione, sia discussa dal parlamentare di Forza Italia Maullu con le seguenti parole: “Perché si è consentito a un immigrato armato di coltello di salire a bordo di un treno? Com’è possibile che sia riuscito a salire a bordo indisturbato, in mezzo a decine di passeggeri? Si è evitata una strage per un pelo.”

Il secondo esempio riguarda ciò che è successo poche giorni fa alla presidente della Camera Laura Boldrini, che non è stata accusata a causa delle sue, discutibili, doti politiche, ma semplicemente perché donna. Come molte altre è stata oggetto di insulti meramente sessisti che, tra le altre cose, possono portare ad uno dei tanti casi di femminicidio. Il terzo ed ultimo esempio riguarda il famoso calciatore Claudio Marchisio che, molto umilmente, sfruttando la sua popolarità, aveva invitato il suo pubblico a riflettere riguardo le tragedie che accadono nel Mar Mediterraneo ormai quotidianamente, ricevendo, in cambio, insulti di ogni genere tra i quali spicca: “Pensa alla Champions che è più importante de sti quattro monnezzari”.

Questi sono tre dei tanti esempi che dimostrano quanto le persone, seguendo i loro politici beniamini, si sentano in dovere di disseminare odio e razzismo proprio perché si osserva un clima di persecuzione delle libertà che avviene nella vita reale; un esempio sono sicuramente i recenti sgomberi di due dei più attivi centri sociali di Bologna (Làbas e Crash). Bisognerebbe approfondire ancora di più e studiare quanto poco vengano considerati i collegamenti tra gli insulti sul web e le conseguenze che questi possono avere sulla vita reale. Ciò che accade a personaggi noti deve farci riflettere riguardo a ciò che accade e che potrebbe accadere a persone indifese e più vulnerabili a causa degli insulti, prima virtuali poi reali, che possono essere xenofobi, sessiti, omofobi, che fanno tutti parte di uno stesso fenomeno dilagante dal quale ci dissociamo, quello del razzismo.

di Andrea Donninelli, FGCI Marche

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