Domenica 13 Agosto, sul Lungomare Matteotti di San Foca si è mosso il corteo contro la realizzazione del gasdotto Tap. “Opporci a Tap e proteggere il nostro territorio è un nostro diritto e dovere”, il messaggio con cui gli organizzatori hanno invitato la cittadinanza a scendere per le strade e far sentire la propria voce.

In circa duemila persone hanno sfilato per gridare contro l’imposizione della Tap alla popolazione, il gasdotto che, partendo dall’Azerbaijan, dovrebbe raggiungere le coste salentine, proprio lungo le spiagge “bandiera blu” della località turistica di San Foca, Marina di Melendugno.
La manifestazione è stata silenziosa e pacifica, nel rispetto della 25enne Angelica Greco, componente del movimento, scomparsa in un incidente all’alba di domenica. Tra i manifestanti erano presenti i sindaci di Melendugno, Vernole, Calimera, Zollino, Caprarica, Martano e la presidente del consiglio comunale di Lecce.
L’opposizione all’opera, sin dal primo momento repressa con un utilizzo smisurato delle forze dell’ordine, manganellate e sanzioni pecuniarie, si deve anche alla poca trasparenza sulla realizzazione della stessa: un’azienda Tap, e le istituzioni (governo italiano ed Unione Europea), che hanno trattato e raggiunto accordi con il governo azero, dei quali non sono stati esposti, ad oggi, tutti i dettagli della costruzione.

L’infrastruttura energetica che porterà 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno ad altissima pressione prevede anche l’edificazione di una centrale di depressurizzazione di circa 12 ettari nei pressi di 4 centri abitati, che gli attivisti definiscono “una vera e propria bomba ad orologeria”. Come se non bastasse, la realizzazione del cantiere già parzialmente completato ha visto l’espianto di più di 200 ulivi, ovvero una delle ricchezze del territorio salentino e, da secoli, simbolo per la popolazione che lo abita: questo un altro motivo dell’indignazione per chi, in prima linea, resiste alla Tap e per migliaia di cittadini che di volta in volta partecipano alle iniziative informative e di contrasto al gasdotto.

La costruzione dell’opera però non si limiterà a distruggere il territorio di San Foca e dei comuni limitrofi; infatti, dal cantiere, le strutture si spingeranno per circa 7 km nell’ entroterra salentino, per poi vedere l’apposizione di tubi sino al territorio brindisino, lì dove si snoderanno per raggiungere i vari punti di approdo del gas. Proprio rispetto alla realizzazione di tale complesso cresce la preoccupazione degli attivisti, i quali denunciano, oltre alla distruzione del territorio, la possibilità di disastri dovuti alla natura fragile del terreno su cui verranno apposti i tubi che trasporteranno il gas. Sempre riguardo a tale complesso, dagli attivisti e non solo, viene posto il quesito sulla scelta di far approdare tale infrastruttura a tanti chilometri di distanza dall’ effettivo sito di distribuzione e non direttamente lungo le coste brindisine, dove sarebbe più semplice ed immediata la realizzazione, in quanto area industriale.

L’indignazione e la resistenza di attivisti, sindaci e larga parte della popolazione locale è dovuta anche alla motivazione portata da Tap e favorevoli all’ opera dei nuovi posti di lavoro, che per diversi anni dovrebbero essere assicurati. Debolissima è invece la giustificazione geopolitica sull’ interesse italiano ed europeo, secondo cui l’opera consentirà di affrancarsi dal gas russo. Tale difesa è in realtà in parte già caduta, in quanto lo stesso Azerbaijan si è già mosso per acquistare gas dalla Federazione Russa; inoltre, stando alle informazioni degli esperti, i giacimenti azeri si svuoteranno sempre più velocemente a partire dal 2020.
L’opera in realtà non porterà né ricchezza né consentirà di pagare meno il gas alle popolazioni salentine, che, al contrario, subiranno nuovamente la deturpazione del proprio territorio e delle proprie ricchezze. Un territorio già colpito e martoriato da stabilimenti inquinanti come Colacem, Cerano e, non ultima, l’Ilva di Taranto.

Tante le motivazioni dunque per dire no a quest’opera, che sembra voler esser realizzata, ormai, per non dover pagare penali salatissime e dar ragione ai tanti che si oppongo, in un’Italia in cui la libertà di espressione e quella di manifestazione vengono spesso disconosciute e soppresse, con metodi violenti, per mano delle istituzioni e di queste al soldo di privati, completamente estranei al volere del popolo italiano.

NO TAP NE’ ORA NE’ MAI, NE’ QUI NE’ ALTROVE!

di Massimiliano Lorenzo, FGCI Lecce

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