Roma. Piazza indipendenza. Ex sede della Federconsorzi. Un immobile chiuso per bancarotta fraudolenta nel 1991. E’ questa la scena in cui si manifesta la violenza operata dalla polizia in assetto antisommossa contro i rifugiati (molti dei quali anche cittadini italiani), adulti e bambini, che occupavano lo stabile dal 2013. Già, dal 2013. Ma è dal 2017 che il governo della marionetta Gentiloni e del burattinaio Renzi liberalizza la mano libera per la polizia. Lo fa attraverso i decreti dell’agente Minniti. Ed è nel 2018 che ci saranno le elezioni politiche, e lo sgombero di “migranti abusivi”, si sa, può portare voti razzisti. Non sembra voler altro il Pd.

Gli sgomberi sono stati due: dopo il primo, che non ha previsto adeguate soluzioni alternative e che si è concluso con un nulla di fatto, vi è stato proprio oggi il secondo. La beffa oltre che al danno. Il danno procurato ad una comunità integrata, costretta ad un tale livello di disperazione da indurre alcune donne – come racconta il giornalista Simone Alliva – a minacciare il suicidio aprendo delle bombole del gas (lì presenti probabilmente a causa del divieto posto nel piano casa approvato dal governo del burattinaio).

Non è il primo episodio simile: la superiorità della proprietà privata sul diritto all’abitare, una situazione di totale abbandono e ingovernabilità del problema della casa a Roma (a proposito, ma Virginia Raggi non era il sindaco di Roma? Qualcuno sa che fine ha fatto? Pensa di risolvere il problema casa importando un nuovo assessore al ramo?), la restrizione degli spazi di protesta e di agibilità democratica come arma per silenziare forzosamente il dissenso, sono l’obiettivo perseguito scientemente dalle politiche di governo.

I criminali non sono i rifugiati: sono al governo e minacciano ogni giorno di più la democrazia del nostro Paese.

Per questo vanno sgomberati, da Palazzo Chigi.

La redazione

 

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La foto articolo viene dall’Ansa ed è stata scattata da Angelo Carconi

 

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