Cari amici e non, mi rivolgo soprattutto a voi che avete circa la mia età, che insomma avete assistito, a cavallo tra i due millenni, alla diffusione su vasta scala delle prime chat (vi ricordate di mIRC e delle sue stanze?). Ricordo che allora chi si dilungava troppo su questi strumenti, chi sprecava tutti i propri pomeriggi rinchiuso in casa, veniva irrimediabilmente bollato con la qualifica di sfigato, da noi che amavamo riunirci in piazzetta a bere birra, discutere dal vivo, conquistare la strada e, perché no, flirtare con l’altro sesso (o con il medesimo per chi di quei gusti) su panchine e vicoli ombrosi. Già allora si disse che, però, tutto sommato, in fin dei conti, sostenere pienamente tale generalizzazione, avrebbe significato non tener nel giusto conto, il fatto che ogni essere umano ha delle proprie ed irripetibili peculiarità, nel carattere come nello spirito, e che pertanto ritenersi “fighi” per i propri atteggiamenti distinti da quelli di chi pur appariva socialmente “meno fortunato”, non sarebbe stato giusto. Nonostante tale razionalizzazione, però, l’impressione rimaneva.

Oggi, che i mezzi “del tipo” sono divenuti così pervasivi, da sostituire abbondantemente gli “schemi classici”, io mi chiedo e vi chiedo: non è che per caso siamo diventati tutti una massa di sfigati? La domanda non è provocatoria, ma parte da considerazioni semplici che scoprono molte contraddizioni della cosiddetta socialità 2.0. Facebook, ad esempio, pur rimanendo in potenza un valido strumento di comunicazione istantanea, ci dimostra, nel suo funzionamento basilare e comune, come quelle che venivano considerate virtù, la riservatezza, la serietà, la coerenza, siano diventate in questo nuovo mondo mediatico, dei difetti, nella misura in cui rendono difficile l’affermazione della propria personalità “virtuale”. Viceversa gli atteggiamenti vili, come il pettegolezzo, la chiacchera, il voler ficcare sempre il naso negli affari altrui, il gusto di provocare invidia, e molti altri, siano stati innalzati a modello, al punto che il vecchio “sfigato” si è convertito nel “carattere vincente”, il novello “figo”.

Non occorre uno studio scientifico, per accorgersi di quali tipologie di contenuti vadano forte (in termini di like e condivisioni, si valuta così no?) e quali invece rimangano relegati a piccole cerchie di “interessati”. E poi, per allargare il campo, vogliamo parlare della vecchia “molestia sessuale”? Su internet è la norma, a danno non nostro, che ovviamente di strada ne abbiamo percorsa e siamo in grado di decidere cosa volere, ma delle bambine e dei bambini che ricevono profferte di ogni tipo con una facilità (da parte di certe persone io dico deviate) imbarazzante. Poi parliamo della politica, dove i dirigenti sono diventati alla stregua di cantanti, attori, e personaggi dello spettacolo, persone da “seguire”, nel senso peggiore del termine. Il dirigente si dimena online per spararla più grossa, per postare con regolarità anche la più grande banalità possibile, pur di non perdere la visibilità che un software così progettato, altrimenti non darebbe, mentre il rapporto con i problemi reali e con gli uomini in carne ed ossa diventa sempre più flebile e distaccato, nella continua ricerca di fan (parola inglese che non a caso deriva da fanatic).

Di argomenti, comunque, se ne potrebbero addurre tanti, e la mia domanda rimane e cresce: siamo diventati una massa di sfigati? Abbiamo forse perso il potere di agire sulla realtà materiale e “spirituale”? Siamo diventati così impotenti di fronte al divenire dei fatti, tanto da accontentarci di prendere parte ad un grande gioco collettivo che ci distrae ben bene e che ci solleva dalle nostre responsabilità di esseri umani, senza batter ciglio e senza azzardarci a poterne anche soltanto parlare? E poi, perché noi che vorremmo rendere il mondo un posto migliore, non dovremmo volere anche un web migliore? Un web usato per produrre bellezza, unire gli uomini, produrre cultura? Mi si dirà che il web è soltanto uno tra i tanti specchi del mondo, ma a questo punto come dare torto al grande Umberto Eco, criticato dagli stessi “sfigati” secondo cui la categoria degli intellettuali sarebbe composta da una congrega di presuntuosi che pensano e parlano troppo?

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”. Umberto Eco.

Hasta la victoria!

di Francesco Stilo, Segreteria Nazionale FGCI

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