Tra il Cile e l’Italia c’è sempre stato un forte legame, sopratutto politico. L’11 settembre 1973, nella circostanza tragica dell’uccisione del presidente Salvador Allende per mano del colpo di stato guidato da Augusto Pinochet – quello di cui Giovanni Paolo II ebbe a dire che anche i migliori dipinti possono avere delle macchie – e congegnato dalla CIA, questo rapporto si è di molto stretto.

Era stato un comunista italiano, il compagno Pietro Secchia, dalla piazza di Santiago del Cile, durante i festeggiamenti per la vittoria elettorale del fronte socialista e comunista che aveva espresso Allende come Presidente, a mettere in guardia i compagni cileni dalla reazione della CIA e a rimarcare l’esigenza della resistenza, di armarsi contro i futuri piani per sovvertire la democrazia cilena. Quel monito lungimirante, oltre a tutta una vita di militanza politica, costò la vita allo stesso Secchia, probabilmente avvelenato dalla CIA proprio nel viaggio di ritorno dal Cile, come egli stesso denunciò.

Dopo l’efferato colpo di Stato, la discussione sull’agibilità democratica per le forze della trasformazione socialista e sulla resistenza alla reazione dell’imperialismo arrivò anche in Italia, una discussione aperta dai tre noti saggi di Enrico Berlinguer, pubblicati su Rinascita, da cui prese le mosse la strategia del compromesso storico. Una discussione che segnò profondamente la storia del nostro Paese, anche in modo tragico e oscuro, fino ad arrivare all’esecuzione di Aldo Moro, una vicenda fino a poco tempo fa oscura, i cui contorni oggi si delineano chiaramente, evidenziando legami forti e responsabilità solidali tra vertici di potere della DC, Vaticano e Stati Uniti d’America.

Nel ricordare quella data e il colpo di Stato, ieri la Gioventù Comunista Cilena è scesa in piazza, con la memoria viva e il pensiero rivolto al futuro. Una giovanile che cresce e rafforza il suo ruolo nella vita politica del Paese, essendo un punto di riferimento avanzato per tutta la nuova generazione cilena.

Oggi possiamo dire che i tempi sono sicuramente difficili, segnati da un’ intensificazione dell’opera di destabilizzazione – in forme moderne – degli Stati, dei governi legittimi e delle forze del popolo, condotta dall’imperialismo USA. Ma possiamo però, altrettanto sicuramente, affermare che la storia non è destinata a ripetersi in modo speculare a quella di circa 40 anni fa. Lo ha dimostrato il Venezuela guidato dal presidente Maduro. Ha dimostrato che si può resistere all’imperialismo e si può rilanciare la sfida rivoluzionaria sul terreno del potere popolare e della sovranità, si può resistere e vincere l’imperialismo.

Per l’imperialismo, la democrazia va bene, solo fino a quando vincono i candidati graditi agli USA. Per le forze della democrazia e del socialismo, la sovranità e il potere popolare sono ieri, come oggi, il faro per la costruzione di una società nuova. E’ del tutto evidente, quindi, che la lezione del Cile di Allende non è cosa da relegare alla memoria storia ma è insegnamento essenziale per la difesa e il rilancio della causa del socialismo e della libertà dei popoli.

 

di Francesco Valerio della Croce, Segretario nazionale FGCI

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