Dopo un estate di retorica contro l’ “autoritario” Maduro, reo di aver dato la parola al popolo venezuelano con la convocazione dell’Assemblea Costituente, nella democratica Unione Europea va in scena l’autoritarismo puro.  Ci uniamo alla presa di posizione della Unione dei Giovani Comunisti di Spagna (UJCE) e della Gioventù Socialista Unificata della Catalogna (JSUC) che, in un comunicato congiunto, hanno condannato l’escalation repressiva del governo centrale spagnolo al fine di impedire il referendum sull’autodeterminazione della Catalogna.

In momenti come questo il Regime mostra il suo vero volto, non esitando ad usare tutte le risorse dello Stato per difendere i propri interessi” – hanno affermato nel comunicato le due giovanili – “È il carattere di classe dello Stato borghese che, quando si presenta una instabilità minima tale da mettere in pericolo gli interessi dell’oligarchia,mette in movimento la macchina repressiva”. Il monopolio della violenza da parte dello Stato per difendere gli interessi oligarchici si manifesta proprio in questi momenti.

“In questi momenti di esplosione della repressione, è necessaria una parete invalicabile per la difesa dei diritti civili perché la repressione delle libertà che si svolge oggi in Catalogna può servire a normalizzare la repressione delle lotte popolari di domani.”

La UJCE e la JSUC proseguono: “In questo senso mostriamo il nostro massimo rifiuto degli arresti che si sono verificati questa mattina dei funzionari governativi di alto livello, la sospensione dell’autonomia finanziaria della Catalogna”.

“La deriva repressiva e autoritaria del governo centrale indica che il Regime del ’78, i cui sostenitori sono i maggiori esponenti di PP, PSOE e Ciudadanos, non può risolvere una situazione del genere e di fronte alle richieste democratiche non ha da offrire di più che repressione e autoritarismo. Pertanto, anche per risolvere il problema territoriale in Catalogna e nel resto delle città e delle nazioni dello Stato è necessario rompere con questo Regime.

Sappiamo che gli interessi della classe operaia non saranno risolti con l’indipendenza, e continueremo a combattere la precarietà del lavoro, i tagli alla sanità e all’istruzione, la mancanza di accesso ad un’abitazione dignitosa e, infine, contro lo sfruttamento e la riduzione dei nostri diritti che mantengono i privilegi degli altri. Tuttavia inequivocabilmente difendiamo il diritto all’autodeterminazione, che è uno dei pilastri della Repubblica federale e plurinazionale che vogliamo costruire.

Chiediamo ai giovani lavoratori, studenti e studentesse della Catalogna e del resto dello Stato di non permettere questa escalation della repressione, ma anche di combattere su ogni fronte per gli interessi che abbiamo come lavoratori e per far cadere questo regime, che non consente né l’autodeterminazione dei popoli né ci offre nulla di più che incertezza e precarietà.”

Alle organizzazioni giovanili e al popolo della Catalogna inviamo la solidarietà internazionalista della Federazione Giovanile Comunista Italiana.

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