La presenza della Nato in Campania compare pochissimi anni dopo la stipulazione del Patto Atlantico ed ha fin da subito un ruolo chiave,per gli interessi dell’alleanza (dietro cui si sono sempre celati quelli statunitensi), nello scacchiere geopolitico in cui era ubicata l’Italia.

Durante la guerra fredda, infatti,  la Nato farà diventare Napoli il centro del Comando Alleato del Sud Europa e nel corso di quegli anni e in periodi alterni coordinerà tutte le attività Navali, Aeree e Sommergibili dell’alleanza ad esso legate,con il supporto della VI Flotta Statunitense.

In quel periodo, oltre al centro operativo di Napoli, situato allora nella base di Agnano, la Nato installò sul suolo campano altre basi operative, alcune con funzioni legate ad un eventuale conflitto nucleare(come la base-Bunker di Mondragone),altre legate a compiti di telecomunicazione (come la base avellinese di Montevergine,quella casertana sul Monte Massico e quelle napoletane di Ischia,Collina dei Camaldoli e Pozzuoli),che furono anche utilizzate nell’arco dell’operazione Gladio.

Senza Contare l’utilizzo degli Aereoporti di Capodichino (NA),dove è presente la Sede dell’Aviazione Statunitense,e di quello di Grazzanise(CE).

Con la caduta del Muro di Berlino,e nonostante la successiva ristrutturazione dell’alleanza atlantica in Campania (sono state dismesse tutte le basi nel Casertano e nell’Avellinese), la Base operativa di Napoli non ha comunque perso il suo ruolo di coordinamento delle azioni militari nel Mediterraneo,anzi.

In seguito alle Guerre nell’ex Jugoslavia socialista, dai primi conflitti al Kosovo, la Nato di Napoli ha visto amplificare il suo raggio d’azione,coordinando tutte le attività belliche dell’Organizzazione Atlantica nella penisola balcanica,attività che,come ben come sappiamo,erano volte all’estensione dell’organizzazione negli ex paesi socialisti e del patto di Varsavia,allo scopo di conquistare ,direttamente e con la forza,nuovi mercati per l’Occidente capitalista a guida Usa,oltre a minacciare la neonata Federazione Russa.

Col Nuovo Millennio e col cambio di Denominazione in Allied Joint Force Command Naples,definitivamente stabilitasi a Giugliano in Campania (NA), la base operativa partenopea, che attualmente ha alle sue dipendenze l’Unità di Risposta, nata dopo il vertice di Praga e legata alla nuova dottrina Nato contro la Russia e i BRICS,Il comando centrale delle forze di terra,con sede a Smirne e quello delle forze Aeree,con base a Rammstein,continua ad essere utilizzata nell’opera di avanzamento verso est da un lato e nello scenario Nord-Africano nel Medio-Oriente dall’altro.

In seguito al Golpe fascista di Kiev,che rientra nella nuova strategia imperialista della guerra per procura,foraggiata dall’occidente e con la Nato che ha avuto il ruolo di addestratore e finanziatore dei fascisti ucraini,autori del golpe,sono state create due nuove unità d’integrazione,che hanno la base a Bucarest e Sofia,tutte dipendenti dal Comando di Napoli.

In Nord Africa il Comando Nato di Napoli,durante l’aggressione imperialista alla Libia di Gheddafi,ha coordinato tutte le azioni aeree e navali della coalizione occidentale,garantendo,inoltre, la sosta delle unità navali a propulsione nucleare nei vari golfi della penisola,tra cui quello di Napoli,su cui tornerò più tardi.

Anche sulla questione Siriana,il comando di Napoli è stato il mezzo tentare per rovesciare l’ennesimo paese non allineato agli interessi dell’Occidente.

Per quest’area,tuttavia,i progetti non sono finiti.

E’ diventato operativo,il mese scorso e sempre Giugliano,un centro di analisi volto ad accumulare informazioni e coordinare le attività legate all’anti-terrorismo e alle questioni riguardanti i flussi migratori, su un’area che va del Medio Oriente a tutta Africa sahariana.

Di fatto tale laboratorio,sarà congeniale all’opera di destabilizzazione verso chi rappresenta una minaccia agli interessi economici occidentali,avvalendosi  anche delle ONG come reti di spionaggio.

Come se non bastasse,il direttore delle operazioni sarà l’ammiraglio USA della flotta navale Nato in Europa e Africa,supervisionato sempre da un Generale degli Stati Uniti ,giusto per rimarcare l’ambiguità di fondo tra Nato e Interessi USA.

La questione Nato in Campania pone anche altri problemi,legati alle attività militari e dei militari statunitensi,oltre al movimento No Nato campano.

Nel primo caso,vi è l’impossibilità e la mancata volontà,da parte del governo italiano,di controllare le attività militari statunitensi e il comportamento del personale USA in servizio nel paese ospitante,in base ai contenuti del Trattato di Londra del 1955 e del Memorandum del 1995.

Riguardo le attività militari,che vengono svolte sul territorio campano in ambito aereo e marittimo,più di una volta,in merito alla seconda questione, si è permesso che nel Golfo e nel Porto di Napoli,transitassero o ormeggiassero unità marittime e sommergibili a propulsione nucleare,violando le norme riguardanti la zona di esclusione da rispettare tra il veicolo e la zona abitata.

Parliamo infatti di unità militari che hanno quasi 30 anni di servizio ed hanno un sistema di propulsione nucleare antiquato e potenzialmente soggetto ad incidenti,che in una zona come quella del golfo Partenopeo,densamente popolata e in cui sono presenti anche settori industriali posti sulla costa,significherebbe un disastro di portata enorme e su vari livelli.

Fino ad ora è stata portata avanti solo un’inchiesta parlamentare,ad opera dell’allora deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli,su tale “traffico” marittimo.

Ma niente è stato fatto in merito.

Sui rapporti giurisdizione del paese ospite/personale statunitense in servizio in esso,

fin dalla stipulazione degli accordi di Londra,permane la prassi di esentare il personale statunitense,nel caso in cui abbia commesso reati nel paese ospitante,dalla giurisdizione dello stesso.
Tale questione fu denunciata apertamente dal Compagno Maurizio Valenzi nella Seduta al Senato in cui si ratificò tale atto,in quanto il principio di reciprocità veniva usato impropriamente,dato che l’Italia non poteva avere lo stesso comportamento sul suolo americano,sancendo il nostro attuale status di “semi colonia” degli Usa.

In merito a l’opposizione alle azioni della Nato in Campania,invece,negli ultimi anni,si è riscontrato un forte indebolimento del movimento antimperialista campano,complice una mancata visione comune e a più livelli territoriali dell’attuale imperialismo,provocando un frazionismo imbarazzante anche su semplici principi,che da sempre accomunavano,nella diversità,tutte le forze antimperialiste e antifasciste.
Simbolo e sintomo di questa debolezza è la scarsa partecipazione nelle ultime manifestazioni e/o presidi contro le attività militari in corso della Nato.

L’importanza nel dire No alla Nato,anche alla luce del ruolo avuto dal comando di Napoli nelle vicende belliche nell’est Europa,Maghreb e Medio-Oriente,da come ho evidenziato,abbraccia molteplici questioni di varia natura(Imperialismo,pace,ambientalismo e aspetti giuridici) le quali,se unite,possono smuovere l’opinione pubblica e dare nuova spinta al movimento antimperialista in Italia e in Campania.

Tale azione non può prescindere da Due passaggi fondamentali:
1. un’analisi, comune a tutte le forze comuniste e di sinistra, dell’attuale sistema capitalista e di come esso si ramifica nei vari aspetti politici e militari;
2. la promozione di un fronte ampio che, oltre alle forze sopracitate, si estenda a tutte le forze  a cui sta a cuore l’ambiente, la pace e il disarmo,sfruttando anche le contraddizioni create dall’attuale pontefice nel mondo cattolico per avvicinarne quella parte migliore e sensibile a tali temi.

In quanto e concludo,la lotta alla Nato,deve essere basata sul criterio dell’unità,valorizzando il tratto in comune che si può riscontrare nelle altre forze.
Senza di essa,cari compagne e compagni,non riusciremo mai ad opporre alle logiche Nato/Usa,un movimento forte.

di Antonio De Caro, Coordinamento nazionale FGCI

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