Terremoto. Quante volte, dal 24 Agosto 2016 fino ad ora, abbiamo sentito pronunciare questa parola? Sicuramente tantissime volte. Ma siamo tutti realmente consapevoli di cosa significa la parola terremoto? Non è “solamente” una vibrazione fisica del terreno, è qualcosa che tocca l’animo dell’uomo fino al meandro più nascosto, danneggiandolo, come danneggia le case, i palazzi, la natura.

Come si presenta il terremoto? Inizia tutto con il primo fattore: il boato. Rumore che non è paragonabile a nessun altro, indefinibile quanto terrificante. Poi, secondo fattore, la vibrazione, questa può causare perdite di equilibrio, crolli, scricchiolii e crepe che fanno urlare le costruzioni, e ancor di più le persone. In più questa provoca la maledetta sensazione di sentirsi terribilmente inutile, incapace, nullo di fronte alla potenza devastante della natura. Finalmente la fine, sospiro di sollievo.

Punto della situazione? Condizione fisica dell’apparato urbano pessima, alcune case sono ancora in piedi, sono resistenti e ben costruite; altre case, quelle stesse che ti hanno sorvegliato durante mille camminate…crollate, prostrate dalla forza della Terra, ostacolano i vicoli e i viali e di conseguenza il passaggio dell’uomo nel paese, nei posti che ama.

Condizione mentale del cittadino assai più rovinosa dei palazzi, ad ogni minima vibrazione (magari indotta dal passaggio di mezzi pesanti o da altri fattori) o al minimo rumore che può lontanamente ricordare il boato del terremoto, il cuore inizia a battere e le gambe iniziano a mobilitarsi per correre all’uscita più vicina; si perde quindi anche per giorni la totale concentrazione e serenità che ci permette di vivere normalmente, coltivando le nostre passioni e i nostri impegni. Inoltre, i pensieri di molti sono indirizzati alla perdita della loro casa, del luogo dove hanno vissuto per anni ricco dei nostri effetti personali.

In quale modo lo Stato Italiano aiuta le città e i cittadini colpiti dal sisma? Si sta parlando di un cratere enorme che copre gran parte della regione Marche, numerose città e piccoli paesi che rappresentano un patrimonio unico per la nazione, splendidi borghi intrisi di antichità, storia, strutture architettoniche e apparati cittadini unici nel loro genere

Gli aiuti arrivano molto in ritardo. Coloro che hanno visto la loro casa crollare o non possono rientrare in casa prima dei controlli, anch’essi arrivati con parecchio ritardo, devono arrangiarsi e trovare una sistemazione, magari lontano dal proprio paese, in hotel, B&B o case messe a disposizione da amici. Questa provvisoria sistemazione in strutture a pagamento è garantita dallo Stato, che pagherà le attività che ospitano i terremotati per un determinato periodo, ma quando questo periodo finisce? Il cittadino disporrà di una sistemazione fissa o dovrà continuare a pagare di tasca sua questa “momentanea” sistemazione? Le cosiddette “casette”, le famose strutture messe a disposizione dallo Stato per ospitare i terremotati nel loro paese, sono disposte e non ancora abitabili a più di un anno di distanza dal sisma. Dov’è quindi l’aiuto dello Stato a questi poveri sfortunati? Appare piuttosto chiaro che questo è un aiuto non durevole, in cui si abbandonano momentaneamente le famiglie, per poi tornare a tendere loro la mano solo dopo diverso tempo. Raccapricciante.

Altra problematica del sisma? I controlli degli edifici. Le Marche e l’intero Stato Italiano dispongono di una vasta gamma di architetti, geologi, geometri, ingegneri edili e molto altro. Poniamo un edificio mediamente colpito dal sisma, 4 equipes di tecnici e 4 resoconti, questi resoconti risulteranno fortemente differenti tra loro, dai più disparati risultati. Ciò non aiuta naturalmente il da farsi, di che grado è il danneggiamento della casa? Cosa si deve fare? E’ possibile rientrare in casa subito? O si devono fare dei lavori di rafforzamento? Ristrutturazione? Mistero. In questo caso io, terremotato, devo affidarmi ad un personale che controlli la mia casa con criterio, naturalmente però pagando di tasca mia.

Fino ad ora abbiamo parlato però di strutture private, come ben sappiamo le Marche fondano gran parte della loro economia sul settore primario: cantine, caseifici, macellerie, allevamento ecc ecc. Il crollo di edifici ha causato la morte di molti animali, la distruzione di macchinari e la conseguente rovina di coloro che si affidavano a queste attività. L’aiuto ai lavoratori è giunto con ritardo stremante, le attività hanno ripreso il via dopo molto tempo, il che significa una chiara rimessa in denaro da parte dei produttori. I danni alle cose/animali verranno risarciti? Una mucca o una pecora hanno sicuramente un valore economico forte per i produttori di formaggi, quindi le numerosi morti animali causate dai crolli in un singolo allevamento hanno causato non pochi problemi alle attività; gli animali in un allevamento hanno quindi un peso in denaro (con tutto il rispetto per le povere anime degli animali, spesso meno “animali” di noi uomini), questo denaro sarà risarcito dallo Stato?.

Tutte queste domande sono ancora senza risposta, vista anche la complessità burocratica su cui bisogna muoversi per comprendere come l’apparato statale agisce riguardo a situazioni specifiche causate dal sisma.

Il denaro per l’emergenza? Da chi proviene? Dove e come viene utilizzato? Sembra chiaro che la messa in sicurezza è uno dei primi problemi da affrontare, per evitare ulteriori danni alle città. Tuttavia sentiamo in continuazione affermare che serve molto denaro per compiere tali opere nell’immenso cratere del sisma, e non lo si mette in dubbio visto il numero di città messe in ginocchio. Migliaia e migliaia di persone, in tanti modi diversi, hanno dato il loro contributo attraverso sottoscrizioni in denaro o SMS solidali. Solo con questi ultimi si è raccolta la cifra di 33 milioni di euro, di cui, quasi 18 milioni per le Marche. Purtroppo però sembra che la Regione Marche voglia utilizzare quasi un terzo di questo finanziamento (circa 5 milioni e mezzo) per la realizzazione di una pista ciclabile da Civitanova Marche a Sarnano, opera che crediamo possa essere non molto urgente e sicuramente finanziabile con risorse diverse da quelle dedicate alla ricostruzione post terremoto.

Lo Stato riesce comunque misteriosamente a trovare denaro per salvare le banche, per la TAV in Val di Susa, per grandi opere inutili della lobby del cemento, per sempre crescenti spese militari. Vedi l’adesione Italiana alla NATO, che fa sfumare ogni giorno all’Italia circa 70 milioni di euro di cui solo una parte è destinata allo sviluppo socio-economico o alla ricostruzione delle zone terremotate (vedi L’Aquila). Motivazione in più quindi per uscire dalla NATO, che forse raddoppierà i versamenti per le spese di difesa ai paesi dell’Alleanza Atlantica. Non è forse più saggio che lo Stato Italiano adoperi questo denaro per incentivare la ricostruzione di un tessuto sociale con il rilancio dell’economia e del patrimonio culturale?

Inoltre in Italia, fortunatamente, rispetto a ciò che è accaduto in altre parti del mondo (e a ciò che NON accade in altre parti del mondo, vedi tasso di mortalità in Giappone a seguito di eventi sismici) si è contato un numero di morti molto ridotto rispetto ad eventi sismici avvenuti ad esempio in Sumatra, Cina o Messico. Ci tengo a precisare che nella precedente affermazione c’è comunque il mio totale rispetto per la preziosità della vita umana, anche se questa fosse una soltanto. Sicuramente un piano per la messa in sicurezza fornirebbe un numero inimmaginabile di posti di lavoro e riuscirebbe a farci sentire in futuro più sicuri nelle nostre case, servirebbe poi ad evitare la più importante conseguenza che un evento sismico può creare, ovvero un tragico bilancio di morti umane.

 

di Leonardo Battaglioni, FGCI Marche

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