La storia è di quelle che riportano la Puglia ad anni passati, anni fatti di lotte bracciantili che hanno caratterizzato la Regione fino a pochi anni fa. Quello che è successo il 10 ottobre a Foggia dovrebbe far inorgoglire la terra che ha dato i natali a Giuseppe Di Vittorio.

Il capoluogo dauno è stato teatro dalla protesta dei braccianti, animata da Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale immigrazione per l’Unione Sindacale di Base, con la finalità di riconoscere e garantire i principali diritti ai braccianti che risiedono in una zona attigua all’ ex Gran Ghetto di Rignano (San Severo).

Protesta pacifica, che ha visto nell’ “occupazione” della Cattedrale di Foggia il suo momento saliente.

Protesta riuscita, grazie anche all’intervento dell’ arcivescovo Pelvi.

Presto detti i motivi della protesta: accesso all’ acqua potabile e rispetto del contratto di lavoro. A Luglio i braccianti avevano portato le loro richieste direttamente a Bari, dove l’assessore alle politiche del lavoro Sebastiano Leo  aveva condiviso l’impegno per la distribuzione dell’acqua potabile, la creazione di un tavolo per discutere le altre problematicità e, addirittura, la promessa di una visita all’ex Ghetto da parte dello stesso Leo e dell’ assessore all’ agricoltura Di Gioia.

Visita mai avvenuta, tavolo inesistente e acqua potabile ancora tagliata, di qui la nuova protesta.

Il Prefetto di Foggia Mariani ha assicurato la fornitura di acqua potabile, ma la soluzione non incontra il parere favorevole del Presidente Emiliano. In particolare Emiliano sostiene l’inesistenza dell’accordo di fine Luglio, reso reperibile però qui dall’USB.

Ancora, Emiliano costruisce la sua contrarietà sul timore che La residenza in campagna della manodopera la rende preda della criminalità organizzata che sfrutta anche con metodo mafioso la presenza della stessa in strutture abusive e non autorizzate.“*

Occorre una precisazione: Il Gran Ghetto di Rignano è ormai “ex” gran ghetto in seguito allo sgombero effettuato nel marzo 2017 e del sequestro attuato dalla DIA per sottrarre quel luogo alla criminalità organizzata che ne aveva fatto suo avamposto.

Tuttavia i braccianti si trovano in una zona che non rientra in quella  sequestrata dalla DIA.  Sostenere l’affermazione di Emiliano varrebbe a dire che chiunque abiti in zone rurali sia  preda della mafia.

Se effettivamente il controllo delle campagne è più difficoltoso per lo Stato, questo non può autorizzare all’esistenza di “zone grigie”, sostenere questa posizione di Emiliano significherebbe cedere le armi all’attività criminale nelle zone non urbanizzate.

E invece lo Stato deve essere presente ovunque, e garantire la sicurezza tramite la lotta alla mafia anche nelle zone rurali. Il fatto che una comunità viva in zone rurali non può essere addotta come giustificazione di una più forte sottoposizione alle attività illecite: La mafia si combatte anche (se non soprattutto) nelle zone più periferiche, dove contingenze economiche e sociali rendono facile la sua proliferazione.

Quello che chiediamo,invece, alla Regione Puglia è che siano garantite le condizioni minime di vita dei migranti. Lo sgombero del Gran Ghetto è stata una pura operazione di immagine,in questo senso, e non di risultato: se non vengono garantite sufficienti e nuove unità abitative,il problema resta di fatto in piedi. Ed in effetti,molti braccianti,oggi,risiedono a pochi passi da quello che fu il Ghetto della vergogna,in tende,caravan e baracche,mentre altri hanno trovato riparo in una pista ubicata alle spalle del CARA di Borgo Mezzanone,e i restanti si sono dispersi tra i casolari. Chiediamo inoltre che siano garantiti i trasporti pubblici dalla Regione.

Assicurare un servizio necessario,che porti i braccianti direttamente nei campi, così che si possa disancorare quella che dovrebbe essere la garanzia di un diritto dalle mani dell’illegalità del caporalato il quale, con  furgoncini e mezzi di fortuna,ha assunto il monopolio diretto di questa prestazione,cosa che incide direttamente e pesantemente nel reclutamento dei migranti da parte del caporalato stesso,che almeno a parole si intende combattere.

 

di Gennaro Chiappinelli, Segreteria FGCI Roma e Dipartimento naz.le Antimafia

e Danilo Consalvo, Segretario FGCI Foggia                                                                                                    

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone
, , , , , , , , , , , , , , , , ,
Similar Posts
Latest Posts from CòmInfo

Lascia un commento