In una storia settecentesca tedesca un mugnaio privato del suo mulino da un signorotto locale è obbligato a ricorrere addirittura all’imperatore Federico il Grande per ottenere giustizia : il signorotto ha corrotto tutti i giudici locali e quindi solo a Berlino, residenza di Federico, il mugnaio riesce a veder riconosciute le sue ragioni.

Da qui il famoso detto “C’è un giudice a Berlino”, e cioè che alla lunga la giustizia prevale.

Verrebbe da dire: c’è un giudice a Strasburgo.

Il posto che fu di Federico il Grande è in questo caso occupato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

L’oggetto non è la proprietà di un mulino, ma il riconoscimento della tortura perpetrata nei confronti dei manifestanti presenti nella scuola Diaz condotti  nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 di Genova del 2001.

Non è l’unica condanna: per trovare la prima bisogna tornare al 7 aprile 2015, più recentemente l’Italia ha subito un’altra condanna il 22 giugno 2017, venendo anche redarguita per l’assenza nel nostro ordinamento di una norma che riconosca la tortura come reato.

La legge è arrivata quest’estate,  abbiamo già scritto delle sue incongruenze. Basti ricordare che magistrati ben più autorevoli di chi scrive hanno manifestato il timore che la nuova norma incriminatrice contenente la nuova previsione del reato di tortura  ( art 613-bis e 613-ter cp) possa risultare inapplicabile per casi simili a quelli  della Diaz.

IL 26 Ottobre 2017 la Corte EDU, oltre a prevedere il risarcimento per i ricorrenti vittime delle torture, ha anche sanzionato lo Stato Italiano per non aver condotto un’indagine efficace.

“Indagine poco efficace” è chiaramente un eufemismo, visto che le pene detentive sono state irrisorie: i reati di 45 imputati furono dichiarati prescritti dalla Cassazione nel 2013. Per ottenere un risarcimento civile adeguato si è dovuto aspettare che Strasburgo insegnasse a Roma il significato  della parola “tortura”.

Alcuni spunti nascono da questa sentenza e ci interrogano: la recente normativa è sufficiente a colmare il vuoto evidenziato dalle pronunce della Corte EDU?

Chi, tra coloro che ora salutano con entusiasmo la sentenza, propone una riformulazione della prescrizione, i cui termini consentirono a molti imputati nella vicenda delle violenze durante il G8 di Genova di farla franca?

Perché Federico il Grande può restituire il mulino, la Corte EDU può stabilire un risarcimento. Ma possiamo esser certi che simili eventi non si ripresentino nel nostro Paese? Possiamo esser certi che il signorotto locale abbia imparato la lezione?

Probabilmente il signorotto tedesco quella lezione l’ha ricordata a vita, varrà lo stesso per lo Stato Italiano?

di Gennaro Chiappinelli, Segreteria FGCI Roma e Dipartimento naz.le Giustizia e Antimafia

 

 

 

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