Giornata di scioperi, oggi, che coincide con il Black Friday. Giornata di riappropriazione dei propri diritti, di chi non vuole rimanere a guardare i propri padroni festeggiare, sommersi da ricchezze, mentre i lavoratori rischiano quotidianamente il posto di lavoro e, non per ultimo, la vita.

Sì, perché i lavoratori rischiano anche la vita, quando sono in picchetto. Poco più di un anno fa, morivano Abdesselem el Danaf e Andrea Mora: il primo per uno sciopero, il secondo per mancanza di sicurezza. Non si può morire di lavoro!

Un operaio ferito davanti all’azienda

Oggi i lavoratori di SDA, filiale di Modena, hanno deciso di intraprendere un picchetto finalizzato al recupero dello stipendio: come afferma un rappresentante sindacale, “Noi chiediamo il pagamento della mensilità di ottobre, che non abbiamo ricevuto – spiega Marco d’Abramo del Si Cobas – e abbiamo deciso di scioperare perché siamo in 70 nella stessa condizione: magazzinieri e autisti”. E aggiunge: “Stamattina due di noi sono stati investiti mentre semplicemente stavano conducendo uno sciopero”.

Non c’è possibilità di riscatto, di sciopero, di resistenza sociale: il lavoratore non se lo può permettere, pena la perdita del posto di lavoro; per questo continuiamo a sostenere la necessità di un cambiamento drastico, che deve necessariamente partire con l’organizzazione dei lavoratori stessi, con la loro volontà di riappropriarsi dei diritti, che da troppo tempo hanno visto sparire. Non basta un aumento salariale come “ricompensa” in stile “animale domestico da addomesticare”, non possono giocare con la nostra dignità, con le nostre vite come e quando vogliono.

Il padrone e lo sfruttamento esistono ancora, e nostro compito è creare le condizioni sociali, economiche e politiche per poterli combattere e sconfiggere.

 

di Fabio Ferraris, Dipartimento Lavoro FGCI

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