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Niscemi e Sigonella, un solo oppressore: l’imperialismo guerrafondaio statunitense

di Amedeo Salice, Segretario Provinciale FGCI Catania

 

“[…] politicamente, imperialismo significa, in generale, tendenza alla violenza e alla reazione”.[1]
Così scriveva Lenin nella primavera del 1916. Ebbene: ad un secolo di distanza non possiamo che ritenere più attuale che mai la sentenza espressa dal grande leader della Rivoluzione d’Ottobre.

 

Tra le varie forme attraverso le quali agisce l’imperialismo, le più brutali sono di certo le guerre, strumenti al servizio dell’esportazione del capitale finanziario, atte alla conquista e alla spartizione di quegli stati che non hanno ancora – del tutto o in parte – chinato la testa alle potenze imperialiste globali. Prima tra tutte, tra queste, indebolita ma non ancora sconfitta, resiste quella statunitense, sempre in prima fila quando si tratta di “esportare pace e democrazia”.

Anche qui in Italia abbiamo il privilegio di ospitare i suoi presidi di “pace” e “democrazia”: quelli dichiarati, attualmente, sono circa 120, sparsi su tutto il territorio nazionale, con migliaia di militari alloggiati e armati fino ai denti, e ospitanti carri armati, cacciabombardieri, navi, missili e persino testate nucleari (!). Questi presidi prendono il nome di basi militari USA e NATO. È questo il prezzo pagato nei decenni, sin dal secondo dopoguerra, a causa di politiche errate e servili nei confronti del volere dettato dalla potenza statunitense e dal Patto Atlantico. La Democrazia Cristiana prima e i vari governi di centrodestra e centrosinistra poi non sono stati capaci di – o meglio: non hanno voluto – rivendicare il diritto alla sovranità nazionale, alla pace e al rifiuto della guerra, di qualsiasi genere essa si tratti, come sancito dalla nostra Costituzione.

 

La situazione si è aggravata nell’ultimo decennio, periodo di grandi sconvolgimenti geopolitici, durante il quale col tacito accordo dei governi che si sono succeduti in Italia gli Stati Uniti hanno continuato a farla da padroni in uno stato che si dichiara libero, indipendente e democratico. Nulla di cui stupirsi, in fondo, come ci ricorda ancora Lenin:

“[…] Il capitale finanziario è una potenza così ragguardevole, anzi si può dire così decisiva, in tutte le relazioni economiche ed internazionali, da essere in grado di assoggettarsi anche paesi in possesso della piena indipendenza politica […]. Ma naturalmente esso trova la maggior “comodità” e i maggiori profitti allorché tale assoggettamento è accompagnato dalla perdita dell’indipendenza politica da parte dei paesi e popoli asserviti.”.[2]

 

Cause della perdita della nostra indipendenza politica sono chiaramente gli organismi militari, economici e politici internazionali: NATO, BCE e Unione Europea primi tra tutti.

Con l’autorizzazione, la costruzione e la messa in funzione a Niscemi del MUOS (Mobile User Objective System) e di 37 antenne ad alta frequenza si è aggiunto un nuovo tassello all’avanzata del dominio coloniale – perché di questo si tratta – statunitense nel nostro Paese. Tralasciando i rischi alla salute (il campo elettromagnetico potrebbe interferire con apparecchiature elettroniche come pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici e attrezzature ospedaliere, entro un raggio di 140 km) e i danni causati all’ambiente e al paesaggio (la violazione della Riserva Naturale Sughereta di Niscemi, zona di inedificabilità assoluta), sarebbe già da considerarsi assurdo il contenuto dell’accordo siglato nel 2006 tra l’esercito italiano e l’US Navy, in uno dei passi del quale si legge che la realizzazione del MUOS «significa l’utilizzazione dell’infrastruttura da parte della forza armata di una singola Nazione, per la realizzazione di attività relative alla missione e/o a compiti assegnati a detta forza dallo Stato che l’ha inviata».

 

Ma non è finita qui. Notizia del febbraio 2016, apparsa sulle pagine del Wall Street Journal, rende noto infatti il contenuto di un ulteriore accordo stipulato tra il Governo italiano e quello statunitense in forza del quale il primo avrebbe autorizzato il secondo a utilizzare droni armati a Sigonella. La funzione di quest’ultimi? Difensiva, dichiarava Roberta Pinotti, attuale ministro della Difesa. C’è da crederci? Assolutamente no. Difatti se si prendono in esame altri atti realizzati sul territorio siciliano dalle forze armate statunitensi, e con questo ci riferiamo prima di tutto alla messa in funzione del MUOS, ci si renderà presto conto che in un ottica globale tali azioni sono da considerarsi tutte legate tra di loro. Altroché ragioni difensive! Una recente analisi del Bureau of Investigative Journalism stima che durante gli otto anni di presidenza Obama – Premio Nobel per la Pace nel 2009 – siano stati autorizzati 541 attacchi condotti da droni, 10 volte in più rispetto a quelli avvenuti durante la presidenza del suo predecessore, George W. Bush, con un numero di morti compreso tra 2096 e 4666, di cui tra i 325 e i 745 civili. Cosa più sorprendente, da ricordare quando si obietta siano stati autorizzati i droni a Sigonella per fini difensivi, è che tutte queste operazioni sono state eseguite in aree in cui gli USA non hanno mai dichiarato ufficialmente un teatro di guerra. E come definire, ancora, i progetti di ampliamento dell’hangar di Sigonella, che accoglierà i Global Hawk di ultima generazione in appoggio ai già presenti pattugliatori Triton e Poseidon, testimonianza dell’incessante corsa al riarmo?

 

Si aggiunga a questi due eventi la notizia di poche settimane fa dell’imminente messa in funzione sempre a Sigonella, base militare ad oggi considerata di importanza strategica per le operazioni condotte dagli Stati Uniti in Nord Africa, della JTAGS (Joint Tactical Ground Station), stazione di comunicazione destinata alla ricezione e trasmissione di informazioni per l’identificazione dei lanci di missili balistici. Tutto questo continua ad avvenire all’insaputa del Parlamento italiano e dell’opinione pubblica, a causa di un governo totalmente supino al volere di una nazione straniera.

 

Da non dimenticare, ancora, l’affidamento dei lavori per la costruzione degli impianti JTAGS da parte dell’US Navy all’impresa “D’Auria Costruzioni Srl” di Lamezia Terme, la quale si era occupata in tempi meno recenti anche della realizzazione del MUOS. Nulla di irrilevante, se non la notizia che lo scorso luglio la società è stata attenzionata dal ROS e dalla DIA di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione Mandamento Jonico, relativa all’infiltrazione criminale nella realizzazione di alcuni collettori fognari nel Comune di Gerace e del depuratore consortile a Siderno.

 

Di recente si è tra l’altro rilevato all’aeroporto internazionale di Catania (considerato già da tempo di importanza strategica per il traffico aereo a livello nazionale) e a quello di Comiso un drastico calo dei voli in entrata e in uscita in determinate fasce orarie. Dai 20 voli per ora consentiti dall’Aeronautica militare si passa infatti a meno della metà nella fascia oraria compresa tra le 21 e le 7. Ciò non può essere considerato che un freno alla regolare attività aeroportuale e una futura zavorra ai prossimi periodi di picco previsti durante il periodo estivo. Inoltre, come dichiarato in una nota diramata dalla Sac, «rispetto alle previsioni di crescita del traffico negli aeroporti della Sicilia Orientale (triple rispetto alla media nazionale), il protrarsi di una tale situazione renderebbe incompatibile la crescita e vani gli investimenti già previsti nel contratto di programma», tra cui ricordiamo la nuova pista e l’interramento della linea ferroviaria. Ufficialmente «Le ragioni di tale criticità sono esclusivamente legate alla indisponibilità di sufficiente numero di risorse nell’ufficio  dell’Aeronautica Militare, ubicato a Sigonella e adibito a funzione di CTR, Control Traffic Region)» –  prosegue la nota. L’Aeronautica militare dovrebbe dunque disporre un numero maggiore di controllori di volo sull’aeroporto di Sigonella. Si aggiunga inoltre il fatto che attualmente il radar in dotazione a Sigonella per il traffico degli aeroporti del sud-est siciliano è obsoleto. Ma siamo davvero convinti sia questa la vera  causa della riduzione dei voli civili su un territorio che, fino ad ora, non ha mai registrato tale genere di problemi, nonostante la mancanza di risorse e l’utilizzo di un radar datato già da tempo, ambedue situazioni solo adesso denunciate? A noi la spiegazione della causa di tale problema appare più che ovvia: la diminuzione dei voli civili è direttamente connessa all’aumento di quelli militari nella vicina base di Sigonella, la quale si sta dotando, come  precedentemente detto, di nuovi e più pericolosi strumenti di morte.

 

Con il presente comunicato la FGCI Catania esprime la propria condanna all’imperialismo guerrafondaio statunitense. La continua militarizzazione del territorio siciliano, vittima delle politiche guerrafondaie targate USA e NATO – e di un governo nazionale che approva supinamente tali strategie – aggrava le già pesanti condizioni di disagio di una terra martoriata da mille altri problemi, economici e politici.

 

 

Note:

 

  1. Vladimir Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, 1917

 

  1. ivi

 

 

 

Fonti:

 

AA.VV., Cos’è il MUOS,

http://www.nomuos.info/cose-il-muos/

 

Antonio Mazzeo, Sigonella base operativa per le strategie di supremazia nucleare USA, 04/12/2017.

Sigonella base operativa per le strategie di supremazia nucleare USA

 

Comitato Di Base NoMuos-NoSigonella, L’Italia ripudia la guerra. Droni in Sicilia, violato il diritto internazionale, 04/12/2017.

http://contropiano.org/news/politica-news/2017/12/04/litalia-ripudia-la-guerra-droni-sicilia-violato-diritto-internazionale-098397

 

Antonio Mazzeo, SIGONELLA/RAMSTEIN: IL PROSSIMO DANNO COLLATERALE SEI TU!, 09/12/2017.

 

Mario Barresi, Fontanarossa, ali tarpate dal limite di voli, 09/12/2017.

http://www.lasicilia.it/news/catania/126144/fontanarossa-ali-tarpate-dal-limite-di-voli.html

 

Orazio Vasta, L’aeroporto di Catania ostaggio della base Usa e Nato di Sigonella, 11/12/2017.

http://contropiano.org/news/politica-news/2017/12/11/laeroporto-catania-ostaggio-della-base-usa-nato-sigonella-098647